Profumo di Viola, libro di Paola Abis

Nello splendido scenario dell’ex Monte Granatico di Collinas, in una cornice di pubblico attento e numeroso, è stato presentato il romanzo di Paola Abis Profumo di Viola, L’autrice accompagna i lettori in un lungo viaggio attraverso lo spazio e il tempo che fanno da cornice allo svolgersi delle azioni dei suoi personaggi. Nel testo, la descrizione assume un ruolo rilevante che non interrompe la narrazione ma ne amplia la pienezza e la completa nel significato, con l’evidente intento di far sentire il lettore al centro della scena.

Il testo è arricchito da un vasto corredo fotografico realizzato dal fotografo Ivo Piras, editore dell’opera, che fissa nelle sue immagini artistiche gli scenari geografici degli ambienti rappresentati nel libro, intercettando i sentimenti dell’autrice con sapienti quadri di suggestiva bellezza e di spiccata sensibilità. La forza della bellezza rappresentata nel romanzo costituisce infatti una cornice che influenza positivamente gli stati d’animo dei protagonisti e sollecita la sensibilità dei lettori.

Il viaggio che il protagonista Juan intraprende in mondi lontani rappresenta la metafora della vita, il cammino che ciascuno compie nel suo divenire storico. Juan non fugge solo da un ambiente di campagna retrogrado e angusto, chiuso ai cambiamenti e fossilizzato nella ripetitività di azioni sempre uguali. Principalmente, egli cerca di fuggire soprattutto dal suo mondo interiore, dalla sua realtà, dai suoi affetti, subiti e vissuti come stereotipi del passato.

Egli tenta perciò di allontanarsi dal proprio presente, da un destino già segnato, pieno di umiliazioni e di mediocrità. Con la fuga, Juan spera di riuscire a costruirsi un domani migliore, che gli permetta di entrare a far parte del mondo che conta. Sfidando la sorte con le sole armi del coraggio e della giovinezza, Juan si proietta su nuovi scenari, affascinato dalla prospettiva di allettanti avventure.

L’autrice si sofferma spesso sulla gravità della vita, assegnando un ruolo speciale alla bellezza diffusa nella natura, vista come una presenza originata per dispensare armonia ed alleggerire il peso degli affanni. L’incedere del creato rimanda a mondi più alti, al sublime e all’infinito, quasi ad allontanare i fantasmi dell’inconscio. Il desiderio di Juan, di uscire dal proprio mondo per esplorare altri vissuti e conoscere altre genti e altri costumi, rappresenta l’essenza stessa della natura umana, sempre desiderosa di meravigliarsi e di stupirsi di fronte al nuovo che avanza.

  L’eroe del romanzo, nel suo agire, trasmette trepidazione e continue emozioni perché egli incarna le aspirazioni e i bisogni inconsci o inespressi della gente di tutti i tempi e di ogni luogo. E quando anche gli orizzonti del futuro si allontanano, per un volere amaro del destino, che spesso si arroga il diritto di governare perfino le aspirazioni più nobili e naturali, anche Juan, da eroe sconfitto, dovrà, come un novello Ulisse, rincominciare la sua corsa dal punto di partenza.

Solo dopo il suo rientro in paese egli potrà riprendere quel viaggio che lo proietta ancora una volta sugli scenari della vita pur relegandolo in angoli ristretti dove però potrà raggiungere il fine vero della sua esistenza, che lo proietta in una nuova realtà grazie alla nascita della figlia Viola. Ora però questo non è più un regredire nel passato, piuttosto un ritorno alle sue radici, un riprendersi i fili del proprio destino. Quel ritorno diventa così occasione propizia per rinsaldare quei vincoli forti che legano ogni uomo alla sua terra.

La bella storia narrata dalla scrittrice di Collinas ci vuole insegnare che quel mondo lontano che tutti sognano di raggiungere per sperimentare emozioni forti e appaganti spesso lo si può realizzare anche dentro la storia personale di ciascuno, vivendo la propria avventura umana in quello spazio e in quei contesti che un destino impenetrabile ha assegnato a ogni creatura senza chiedere pareri e senza dare troppe spiegazioni.

È questo, sembra suggerire Paola Abis nel romanzo Profumo di Viola, il modo più concreto per riscoprire e perpetuare i valori identitari di una comunità.

Arcangelo Cau

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