La storia di una comunità lunga 365 anni

Sta riscuotendo unanime apprezzamento il lavoro di ricerca di Arcangelo Cau “Storia di Siddi dal 1652 al 2017. 365 anni di vita religiosa e sociale” di recente pubblicazione edito, con il patrocinio del Comune, da LITHOS grafiche srl e Luigi Pilo Arti grafiche, la cui presentazione è avvenuta nei locali dell’ex pastificio Puddu a Siddi paese dell’autore. Insieme a Arcangelo Cau, autore dell’opera, in quella circostanza sono intervenuti il sindaco Stefano Puddu, Francesco Sonis, poeta e scrittore,Tonino Cau già docente agli Istituti Superiori  e Italo Cuccu ex dirigente colastico.

   Il testo su Siddi che abbraccia  365 anni di storia sociale e religiosa di una comunità è il  frutto di una ricerca storica lunga ed accurata.  L’opera di Cau che ha trascorso 40 di vita nella scuola, prima come docente e poi come dirigente, da preside e da ispettore scolastico, matura infatti nell’arco di ben 7 anni di ricerca tra i documenti dell’ archivio parrocchiale e comunale di Siddi, l’archivio diocesano di Ales e gli archivi di Stato di Oristano e Cagliari. Un lavoro lungo e paziente  per riportare alla luce e dare voce a personaggi, fatti e vicende della storia di Siddi, piccolo contesto, come tanti altri della Marmilla  lungo un  cammino di 365 anni attraverso due direttrici: la vita religiosa e la vita civile della comunità. “È il racconto di uno scampolo di periferia umile e dimenticata”. Per chi ricerca le proprie radici e la propria storia all’interno della comunità di appartenenza nel tempo, questa non è storia minima  come talora la si vuol denominare. Non è certo la storia dei vincitori che solitamente la scrivono e la raccontano secondo la propria visione e la propria ideologia. È la storia di gente semplice ma ricca di valori , che ha dovuto adeguarsi ai tempi a prezzo di grandi sacrifici. Donne e uomini che hanno dovuto lottare con  forza ma con grande dignità per non soccombere.

Ma non può esistere presente senza passato e recuperare il passato è dare senso al nostro presente. Il passato che riemerge dal lavoro appassionato di Cau è storia di vita e di fede di una comunità ricca di umanità, di laboriosità, di solidarietà nonostante condizioni di vita  particolarmente difficili. Nell’opera di Arcangelo Cau emerge con forza il ruolo centrale che la Chiesa ha svolto in tutta la vita della comunità di Siddi. Ruolo che esercitava non solo e non tanto sugli aspetti prettamente religiosi ma anche sotto il profilo sociale ed economico. Non erano tempi facili. Carestie, desertificazione, pestilenze e miseria ricorrente affliggevano le popolazioni. I monti granatici, ad esempio, sorti per volontà dei Vescovi di Ales contribuirono nell’ intera diocesi ad alleviare le difficoltà soprattutto dei contadini che potevano contare sul prestito del grano da semina da rendere al raccolto successivo. L’opera monografica di Cau  è una vera miniera di dati, di nomi, di notizie, di personaggi, di episodi e avvenimenti che ci danno un quadro oggettivo di una società, quella della Marmilla in un determinato contesto storico. L’opera spazia dai quinque libri dell’archivio diocesano, alla peste del 1652 e alle carestie del 1680 e del 1729. Un approfondimento è centrato sulla parrocchia quale faro e centro religioso ed economico, sulle chiese, il monte granatico, le visite pastorali, la confraternita, lo stato delle anime del 1923, il liber cronicus. Segue una miscellanea, notizie sparse ma non per questo meno interessanti, per finire con le figure dei sagrestani di Siddi dal 1666 ca, al 1979.

    Arcangelo Cau ha riportato meritoriamente alla luce e con passione  un tratto di strada percorsa  dalla comunità di Siddi dal 1652 ai giorni nostri,  attraverso una ricostruzione attenta, paziente, meticolosa e tenace anche di avvenimenti spesso toccanti, come le vicende del Vicario Francesco Uras, privato della libertà ed incarcerato per anni  nel convento dei carmelitani di Mogoro, imputato di non avere avuto i conti del Monte granatico in regola, di aver sottratto cioè soldi e grano  a danno della comunità. Non manca un coinvolgimento emotivo personale  quando  prendendo in esame i sagrestani a partire dal 1666 ca., si arriva a Peppino Cau, il padre dell’autore: una figura emblematica e lungimirante, il quale, a prezzo di grandi sacrifici tira su una bella famiglia. “Il sagrestano Peppino Cau aveva sempre vivo l’insegnamento della madre, che l’aveva sottratto al dispotismo e alle angherie dei padroni, e per i suoi figli aveva già deciso di avviarli allo studio”. Peppino aveva visto giusto e i figli,oggi pienamente realizzati, esprimono tutta la loro   riconoscenza  e gratitudine.

Antonio Corona

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