Abitato di forru: Collinas dal XVIII secolo ai giorni nostri

Curiosando fra le pagine del vecchio catasto provvisorio del 1846, il primo dato che emerge riguarda la ridotta ampiezza della stragrande maggioranza dei fabbricati a uso abitativo, in genere costituiti da 2/3 camere, loggiato e piccolo cortile.

Il nucleo centrale dell’abitato di Forru, all’epoca, comprendeva i rioni di “Santu Sebastianu” e “Biscinau de Cresia”, mentre la periferia era rappresentata dai rioni di “Santu Roccu”, “Is Tellaias” e “Santu Perdu”, quest’ultimo periferia estrema; basti pensare che la chiesa di San Pietro, ubicata dove oggi sorge il fabbricato utilizzato fino all’anno scorso dalla scuola primaria, era in piena campagna; in proposito si rileva, secondo quanto indicato nella Delibera consiliare di Forru, datata 11 ottobre 1835, che la prima scelta dell’area destinata alla realizzazione del nuovo cimitero era ubicata proprio a fianco della predetta Chiesa, “distante ben 30 passi dal popolato”.

Le abitazioni più importanti per ampiezza e per caratteristiche architettoniche, appartenenti alla vecchia nobiltà e ai ministri del clero, sorgevano intorno alla Chiesa di San Sebastiano, prima parrocchiale del paese, e nell’attiguo “Bixinau de Cresia”. Queste case occupavano un’area considerevole all’interno del perimetro urbano. Per avere un’idea delle loro dimensioni, con riferimento all’attualità, si pensi che la casa dove insiste l’attuale Asilo infantile, appartenuto a Don Luigi Diana-Orrù, era costituita da quindici vani, due pozzi e due cortili. Di fianco a questa, da qualche tempo demolita, insisteva la casa del Reverendo Dott. Don Battista Diana-Orrù, fratello del predetto Don Luigi, costituita da otto vani e due cortili.

Di fronte alla Chiesa di San Sebastiano, nell’area compresa fra Piazza San Sebastiano, Via Vittorio Emanuele III, Via La Pace e Gora Caddòi, dove adesso sorgono diverse abitazioni, insisteva la casa appartenuta a Don Luigi Diana-Diana, costituita da tredici vani, cortile e pozzo. Di rimpetto a questa, dall’altro lato del “Rio Caddòi”, nell’isolato compreso fra detto “Rio”, Via La Pace, Via Garibaldi e Traversa San Sebastiano, era ubicata la casa di Don Luigi Diana detto “grande”, con venti vani, cortile e pozzo. Dall’altro lato della Via Garibaldi, nell’isolato compreso fra la predetta Via, la Via Felice Uda, la Via Roma (ex Indipendenza) e la Gora detta “De Pinzellu”, c’era la casa di Don Paolo Diana-Diana, costituita da undici vani, cortili e pozzo. Dall’altro lato della Via Felice Uda, di rimpetto alla predetta casa, insisteva l’abitazione appartenuta a Don Raimondo Diana-Diana, fratello di Paolo e suocero di Giovanni Battista Tuveri, costituita da due stabili: uno con undici vani e l’altro, in “Funtana Marcu”, con sei vani. La casa di Don Paolo Diana, forse la più estesa in assoluto, merita un inciso per via del fatto che una parte è stata recentemente acquistata da comune di Collinas e dai più impropriamente indicata come la casa di Tuveri Roberto pur essendo di proprietà della moglie. Per chiarezza, la casa di che trattasi fu acquistata da Ignazio Tuveri e da questi, per eredità, passata alle figlie Rochina, Mariangela e Ignazia: a Rochina, poi sposata con Salvatorangelo Onnis, andò la parte compresa tra la Via Roma e la Via Felice Uda; a Mariangela, poi sposata con Beniamino Onnis, andò la parte centrale con accesso dalla Via Roma (comprendeva la casa padronale e la cappella, della quale ancora oggi rimangono evidenti segni); a Ignazia, poi sposata con Roberto Tuveri, andò la parte con accesso dalla Via Garibaldi.

Per quanto concerne gli stabili appartenuti ai ministri del clero o ai notabili del paese, quasi tutti ubicati nel rione denominato “Bixinau del Cresia”, da citare quello posseduto dal Canonico Giovanni Onnis, con nove vani, loggiato, cortile e pozzo; quello del Rev. Giuseppe Luigi Tuveri, con sette vani, loggiato e cortile; quello del Rev. Antioco Tuveri, con otto vani, pozzo e cortile. Fra i notabili, di rilievo i tre fabbricati di proprietà di Tuveri-Licheri Giovanni Battista, rispettivamente di otto vani e cortile il primo (attuale municipio), di due vani, loggiato e cortile il secondo, di quattro vani a uso magazzeno il terzo; quello appartenuto a Giuseppe Onnis nel rione “Santu Roccu”, con otto vani su tre piani, magazzini e due cortili; quello appartenuto a Rocco Onnis nel rione “Funtana Spada”, con sette vani, cortile e loggiato; quello di Tomaso Tuveri nel rione “Santu Sebastianu”, con sette vani, cortile e pozzo; quello di Antonio Ibba-Matzeu nel rione “Santu Roccu”, con sette vani e due cortili; quello di Michele Matta-Manigas nel rione “Santu Roccu”, con sei vani e cortile; quello di Giuseppe Putzolu nel rione “Funtana Marcu”, con cinque vani, loggiato e cortile; quello di Teresa Tuveri nel rione “Bixinau de Cresia”, con sei vani e due cortili; infine Raimondo Tuveri proprietario di tre stabili: il primo nel rione “Bixinau de Cresia”, con quattro vani, loggiato e cortile, il secondo nel rione “Santu Perdu”, con tre vani, loggiato e cortile, il terzo nel rione “Funtana Cruccu” con due vani, loggiato e cortile.

In definitiva, su cerca 350 case presenti a Forru, solo cinquanta circa avevano dimensioni superiori ai tre vani. La stragrande maggioranza aveva una consistenza media di due vani, spesso con loggiato e piccolo cortile.

Attualmente, spariti i vecchi insediamenti nobiliari che occupavano una parte considerevole del vecchio centro storico, il numero delle case è sensibilmente aumentato, soprattutto in virtù dei nuovi insediamenti nelle aree di completamento e di espansione.

Tuttavia, a causa del progressivo spopolamento del paese, su circa 427 case presenti, casa più o casa meno, ben 120 (28,10%) risultano attualmente disabitate. Delle circa 307 rimanenti, circa 85 (19,91%) sono abitate da una sola persona, 91 (21,31%) sono abitate da due persone, 118 (27,63%) sono occupate da nuclei familiari composti da tre o più componenti e 13 (3,05%) hanno una diversa destinazione.

Francesco Diana

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