Addio alla Sarmed: industrie in agonia

Il 2017 è stato un anno difficile per l’industria villacidrese già in agonia. Nell’area industriale un tempo fiorente con diverse fabbriche in attività ora resta un cimitero di saracinesche abbassate. L’ultimo colpo dal sapore del ko è arrivato con l’addio della Sarmed, azienda che produce cateteri e altri prodotti biomedicali: dopo 14 anni sereni a Villacidro trasferisce tutto a Iglesias e in Tunisia. L’azienda fa le valigie ma non abbandona i dipendenti: ha garantito però la salvezza di tutti i posti di lavoro e la riconversione del personale (15 figure) del reparto che finirà in Tunisia.

«La Sarmed è stata, di fatto, una grande perdita per il nostro territorio anche se il personale continuerà a lavorare», afferma il segretario Cgil del Medio Campidano Gigi Marchionni, «D’altronde, i disagi creati ad una fabbrica per lo più composta da donne sono da tenere in forte considerazione. Non possiamo dimenticare comunque che il sindacato di categoria ha fatto tutto il possibile per garantire l’occupazione», aggiunge Gigi Marchionni. «C’è del personale che lavora qui dai tempi della precedente gestione quindi è da più 20 anni in questo stabilimento. In azienda molti hanno raggiunto l’età della pensione e tutti quanti in realtà ci siamo da parecchi anni. Per tutti è stato un duro colpo»,  ammette Federico Piu della rsu.

Traspare amarezza anche dalle parole stringate del presidente della Sarmed Luciano Fecondini che ha commentato così il trasferimento: «Stiamo rispettando il piano aziendale annunciato da tempo. Non era sostenibile continuare con i doppi costi degli stabilimento di Villacidro e Iglesias. L’atteggiamento della società proprietaria dell’immobile sulla questione affitto ha inciso sulla tempistica del trasferimento». Duro il commento dei sindacati. «Prendiamo atto della chiusura di un’azienda in uno dei territori tra i più poveri d’Italia» si lamenta Emanuele Madeddu di Filctem Cgil, «La salvaguardia dei posti di lavoro è un dato positivo, ma di fatto abbiamo perso una parte della produzione. Constatiamo con rammarico che la Regione non ha convocato un tavolo con l’azienda come ci aveva promesso ad aprile. Quella linea di produzione sarebbe potuta restare in Sardegna e magari creare occupazione».

Stefania Pusceddu

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