Alla classe politica: “Nun te reggae più”

Con l’avvicinarsi del fatidico 4 marzo, giorno delle prossime elezioni politiche, i media sono monopolizzati dai politici di tutti gli schieramenti h24,  che saltano da una TV all’altra, rilasciano interviste alle radio, quotidiani, settimanali, mensili, volantini della grande distribuzione, lanciano proclami sui social e via di seguito. Le promesse oramai nascono ogni giorno come gli asparagi in questo periodo: abolizione legge Fornero, pensioni minime a mille euro, bonus per i figli, mamme, nonne, badanti, veterinari gratuiti per i nostri animali, dentiere, protesi, tassazione unica al 15, al 23 e ancora tanto altro perché domani mattina: altro giro altra corsa. Restano sempre molte vaghe le fonti e i tagli da cui attingere le risorse.

La più gettonata è quella sulla lotta all’evasione fiscale che in Italia, è bene ricordarlo, oscilla tra i 255 e 275 miliardi di euro(fonte Ministero dell’Economia) che però sostanzialmente è sempre lì. Senza volerla fare troppo facile, a questo punto, il cittadino elettore alcune domande se le pone: ma perché alcune di quelle proposte prima indicate, se i partiti le ritengono giustamente improcrastinabili e di vitale importanza per gli italiani, non sono state realizzate prima o meglio quando le loro coalizioni hanno governato? Altra domanda: perché oggi, 7 febbraio, a meno di un mese dall’elezione, tutti i leader delle varie coalizioni concordano, al fine di evitare “inciuci”, che non dovendosi raggiungere una maggioranza, è preferibile andare nuovamente al voto? Hanno forse preso coscienza che con questo sistema di voto si sono complicati la vita da soli, alzando l’asticella troppo in alto rispetto alle loro aspettative ma in particolare a quelli che sono i sondaggi ai quali spergiurano di non credere?  Se così fosse, sarebbe l’ennesima prova del mediocre livello qualitativo della nostra classe politica che continua a brancolare nel buio e a fare esperimenti, scaricandone i costi sulla collettività (quasi 400milioni spesi per quelle del 2013). Tornando alla nuova legge elettorale (Rosatellum ), che quasi tutti gli schieramenti hanno definito una pessima legge, non è stata scritta affinché anche la mitica e povera signora Rosalia di Canicattì, la comprenda bene alle prima lettura e forse nemmeno alla seconda: districarsi tra sistema misto proporzionale e maggioritario, di cui un terzo eletto nei collegi uninominali e il restante due terzi con il sistema proporzionale di lista, sembra stia mettendo in difficoltà anche gli addetti ai lavori, stando a quanto emerge nei dibattiti televisivi e radiofonici. Votare è un dovere civico come prevede l’art. 48 della nostra Costituzione e noi vogliamo esercitarlo. Essendo quindi un dovere morale e di civiltà, è forse troppo chiedere che la prossima legge elettorale sia più semplice e comprensiva della formula di struttura di una molecola? Prima di concludere, consentitemi di alleggerire l’argomento ricordando Rino Gaetano, uno dei miei cantautori preferiti, morto prematuramente a soli 30 anni. Ebbene, se al testo della sua attualissima canzone Nun te reggae più, pubblicata nel 1978, applicassimo la proprietà commutativa (anziché cambiare l’ordine dei fattori sostituissimo i nomi citati nel testo con nomi di politici attuali) il risultato non cambierebbe. Provare per credere.

Maurizio Onidi

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