Andrea Porcedda: scrittore, educatore e uomo di sport

Andrea Porcedda, classe 1963 e laureato in pedagogia, lavora come educatore di professione con ragazzi affetti da disabilità. È conosciuto nel territorio per avere trascorsi importanti nel mondo dello sport e del calcio in particolare, nella politica e nella sfera sociale. Diversi anni fa ha pubblicato un suo libro dal titolo “Villamar, il calcio, lo sport”. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio.

Partiamo dalla fine: perché un libro sulla storia dello sport a Villamar?

Sono stato calciatore per tanti anni, ho allenato adulti e ragazzi e ho un passato da arbitro di calcio. Sin da piccolo ho annotato i risultati delle mie partite e in cuor mio, pur molto giovane, sapevo che prima o poi avrei scritto un testo che riassumesse le vicissitudini del calcio e dello sport nel mio paese. Un grande aiuto per la stesura del mio libro me l’ha data un mio amico di vecchia data, Tore Pani, grande memoria storica soprattutto del calcio locale.

Nello sport del territorio è conosciuto, oltre che per essere stato un buon “numero 10”, anche come bravo e serio allenatore. Qual è il suo ricordo più bello nel mondo del calcio?

Tantissimi, ma fra tutti quello che più mi è rimasto nel cuore è quel campionato vinto con il Villamar nella stagione 1981/82. Avevo appena 19 anni ed ero il regista di quella squadra composta da un gruppo di ragazzi tutti villamaresi, un bravo presidente come Antonello Muscas e un allenatore, Antonello Murgia, che per la nostra generazione è stato come un padre. Ogni anno organizziamo almeno una rimpatriata fra i protagonisti di quella squadra: rincontrarci è sempre una festa.

La Virtus Villamar attualmente ha in rosa calciatori che, pur non più giovanissimi, sono stati svezzati da lei. Quegli stessi calciatori ancora oggi la ringraziano per i suoi insegnamenti sul campo.

Mi fa piacere, non lo nego; credo che chiunque provi soddisfazione quando si ricevono attestati di stima perché significa che, nel proprio piccolo, si è lavorato bene. Il mio modo di insegnare calcio, però, non ha mai avuto particolari segreti, tutto si basava semplicemente su un concetto per me imprescindibile: l’educazione. Credo che senza questo elemento puoi avere tutto il talento che vuoi, ma non potrai mai diventare un vero calciatore. Forse non è un caso se poi nella vita sono diventato educatore di professione. Imporre quella mia idea di calcio fu più semplice rispetto a chi mi precedette come allenatore dei ragazzi; questo perché quando iniziai a lavorare con i giovani non allestimmo semplicemente una squadra di ragazzi, ma una vera e propria scuola calcio.

Com’è cambiato lo sport rispetto al passato? Crede che certi valori si siano persi?

Sono ovviamente affezionato al passato, non ho però la presunzione di dire che oggi sia peggio di prima. È semplicemente un’epoca diversa e lo sport, come tanti altri settori, non poteva certo esserne non influenzato. Per citarle un esempio: un tempo i bambini, me compreso, giocavano a calcio per strada ore e ore. Quando li allenavi il tuo ruolo era, oltre che indirizzarli all’educazione, “semplicemente” correggerli e plasmarli. Oggi invece ti trovi a fare un lavoro più duro: ai ragazzi devi insegnare i fondamentali più semplici, su tutti anche solo il saper correre con un pallone fra i piedi. Tre ore di allenamento alla settimana sono pochissime se rapportate al tempo che passavano le generazioni passate a giocare in strada o in campetti improvvisati.

Rimpianti per la sua carriera sportiva e non?

Uno: la perdita di mio padre quando ancora ero troppo giovane. La sua morte non mi ha permesso di avere una guida che, chissà, mi avrebbe aiutato a non sbagliare certe scelte di vita. Per spiegarle chi era mio papà mi basta citarle solo un fatto: non amava il calcio, ma, una volta che aveva capito il grande amore che io avevo per questa disciplina, mi accompagnava spesso allo stadio e questo lo faceva solo per assecondare i miei piaceri. Un rimpianto che vale per lo sport e quindi per la vita, seppur, nonostante ciò, sia felice di ciò che sono riuscito a fare.

Sarebbe bello attualizzare il suo libro. Ci sarà un continuo?

È da un po’ che mi gira questa cosa in testa; credo proprio che in futuro scriverò qualcosa sullo sport che però non riguarderà solo il mio paese, ma la Marmilla e dintorni.

Simone Muscas

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*