Anni settanta: pallavolo sul sagrato

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Per nome scelsero “Sa Serranda”. Piacque tanto che una seconda squadra utilizzò lo stesso nome, ma per distinguerlo da quello dell’altra, aggiunse un suffisso. Parafrasando il titolo del racconto scritto da un nostro compaesano, la tradizione era per loro quella di “giocare a pallone nel piazzale di chiesa”. Il beach volley stava nell’anticamera dell’immaginazione anche per i più alternativi. Il luogo di aggregazione era il sagrato, anche per quelli di sinistra, cioè quasi tutti. Forse a quell’età, più che di capire, ci si aspetta di essere capiti.

1  Abbigliamento e attrezzatura sportiva naturalmente facevano parte di un corredo minimo. Le magliette erano rigorosamente realizzate in modo artigianale e talvolta colorate con acqua calda e sale in una bacinella. Si svolgevano tornei e per alcuni anni rappresentava un appuntamento fisso per molti ragazzi. Bei tempi della nostra storia; desideri, ingenuità, attese. Anche da queste piccole cose, che ci coinvolgono in prima persona, si riconosce che il passato, rivisto con gli occhi degli anni trascorsi, non smette mai di raccontarci qualcosa.

La formazione, in piedi da sinistra: Gianpiero Manca, Antonello Cannas, Ignazino Buccoli, Roberto Cestaro. In basso, Fulvio Manca, Enrico Buccoli, Andrea Soddu e Lodovico Etzi.

Giovanni Contu

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