Aperta ai visitatori la galleria all’interno del Maniero di Eleonora

Ripercorrere le fredde e spettrali gallerie del rifugio è un’opportunità unica per comprendere lo stato d’animo in cui viveva la popolazione durante gli allarmi aerei. Con questo obiettivo il rifugio, scavato sotto il Castello medioevale, diventa un percorso della memoria. Per la prima volta, in occasione di Monumenti Aperti, apre le porte ai visitatori. Le fotografie e i documenti che tappezzano il luogo dall’inizio della visita raccontano l’esperienza della guerra da chi veramente l’ha sperimentata sulla propria pelle. Toccanti i racconti della guida che metterà al corrente riguardo la modalità in cui i cittadini sanluresi si accalcavano dentro al rifugio, con gli occhi pieni di terrore, dopo essere stati avvisati dallo spaventoso suono della sirena, a qualsiasi ora del giorno e della notte. “All’interno del bunker – spiega Manuel Villasanta, presidente della cooperativa il Maniero, gestore della fortezza – sarà allestita una rassegna espositiva che riprende alcuni dati dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, come abbiano coinvolto i militari, ma soprattutto la popolazione sottoposta a continua minaccia”. I documenti raccontano i sistemi di protezione, le zone più colpite, ma anche come è stato realizzato il rifugio, parte di proprietà del Castello e parte del Comune. Costituito da un’ampia galleria con due ingressi: uno all’interno del Maniero di Eleonora e l’altro sulla via Castello. Dopo la fine della guerra il rifugio è rimasto chiuso, ma ora l’Amministrazione comunale decide di recuperarlo con finalità culturali e storico-didattiche. Un’opportunità unica per comprendere lo stato d’animo in cui viveva la popolazione durante gli allarmi aerei.

Santina Ravì

08fo- sanluri rifugio castello

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