Borghi autentici: a “Fa’ la cosa giusta” dodici comunità sarde per promuovere una nuova idea di turismo

A “Fa’ la cosa giusta” venerdì 13 c’era anche il sindaco di Milano, attorniato da un nugolo di bambini. Giuliano Pisapia cercava di rispondere alle domande dei piccoli che gli chiedevano cosa leggesse lui da piccolo, quali le storie che più lo appassionassero, a che giochi giocasse. Una delle più grandicelle si è spinta a domandargli della sua ritrosia a ricandidarsi per un secondo mandato, ma lui è stato abile a svincolarsi, dice che ci farà sapere dopo l’Expo che, se si dovesse rivelare un successo planetario come dice Matteo (il Renzi nazionale) gli eviterebbe fin la campagna elettorale. Qui alla “vecchia” fiera (quella nuova megagalattica è alle porte di Rho) c’è quel popolo arancione che lo ha portato a palazzo Marino, quelli convinti che “il futuro è di chi lo fa” giorno per giorno, quindi non si sta con le mani in mano ad aspettare che, poniamo, le guerre finiscano da sé ma, affinché non diventino buchi neri della nostra coscienza, si approfondiscono i temi delle “guerre dimenticate” con Laura Bastianetto, portavoce della Croce Rossa Italiana e don Virginio Colmegna della “Casa della Carità” milanese. E poi Cecilia Strada di Emergency a raccontarci della cura delle vittime alla difesa non violenta, l’università Cattolica che si rivolge ai giovani aspiranti alla cooperazione dicendo loro che non basta la buona volontà dei singoli, ma occorre almeno seguire un corso di laurea nel tema specifico. Qui il turismo è sostenibile o non è, si prediligono le vacanze a piedi, in bicicletta o a dorso d’asino (quanto potrebbe dire in merito la Sardegna nostra!) e persino il celeberrimo “Cammino di Santiago” verrà presentato come “Santiago per tutti”, per viaggiatori lenti (come me) per scelta o per necessità: disabili motori o sensoriali, ma anche famiglie con bambini piccoli, malati, dializzati, anziani. Il percorso “classico”, da Saint Jan Pied de Port a Santiago de Compostela e quindi a Finisterre. Il turismo sommeggiato a dorso d’asino lo propone l’“Ostello dei Balocchi”, alla scoperta dei paesaggi e dei profumi del parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.
Allo stand dei “Borghi autentici” si possono avere indicazioni turistiche dei territori che fanno parte della sua rete, territori “interni”, erroneamente definiti “minori”, che invece come ognun sa hanno grandi patrimoni di cultura di tradizione e di identità da offrire a chi ha ancora volontà di stupore.
La Sardegna, finalmente! La fa da padrona con 12 comunità sulle 37 nazionali (Aggius, Siniscola, Galtellì, Silanus, Olzai, Collinas, Bolotona, Santu Lussurgiu, Domus Rujas, Laconi, Masullas, Sardara). Scrive Mariella Cortès su “Tottus in Pari” che “ad illustrare le peculiarità dei Borghi sardi, promotori di una nuova idea di turismo, abilità e salvaguardia dei saperi, saranno i tutor dell’ospite. Si tratta di una figura innovativa, presente solo per la rete sarda: un abitante del Borgo formato per accompagnare il turista alla scoperta delle peculiarità e delle eccedenze locali”. E durante l’incontro di presentazione verranno raccontati anche i liquori e gli elisir prodotti dall’azienda Lugas di Laconi, bacche ed erbe e fiori raccolti dove pesticida è termine sconosciuto, i coloranti e i conservanti sono già componenti naturali del finocchietto selvatico, del timo, del ginepro, del mirto e dell’elicriso, i metodi e le ricette quelli tramandati dal sapere di sempre. E gli altri paesi di Sardegna? Beh quelli di Sadali a raccontarsi hanno mandato la Cooperativa “LeTre Fate”, qui al loro stand ce ne sono solo due: Ornella Piroddi e Barbara Laconi, la bandiera dei quattro mori vigorosamente esibita tra cascate cristalline e grotte delle meraviglie. Ornella e Barbara tengono a precisarmi che la coop è formata da nove soci e le tre janas da cui prendono nome si possono visitare nella grotta sita a soli tre chilometri dal paese. Dicono che le janas fossero scoperte a cucinare frittelle da un frate non ben identificato, sapete come sono queste fate dispettose anzichenò; lo hanno ammazzato, e il buon dio per far scontar loro tanto peccato le ha pietrificate: venite a vederle per credere, a Sadali. Confesso che lì sono sempre andato per mangiarci culurgionis di raffinata qualità, importante appuntamento è la sagra che vi si svolge la prima domenica di agosto.
Neanche mille abitanti, antichi mulini ad acqua che dicono di una ricchezza inusuale per un borgo sardo, quelli della cooperativa accompagnano i visitatori per gli antichi sentieri dei carbonai a vedere scorci di natura davvero incontaminata. Anche gli insetti debbono trovarci habitat favorevole, l’ultima volta che ci ho messo piede, ero all’ufficio turistico con parenti e amici, se n’è entrata saltando una splendida cavalletta lunga non meno di venti centimetri: l’urlo di raccapriccio di quella “verde” di mia nipote Maria Grazia si deve essere sentito fino alla natìa Guspini. Sadali è sulla linea del “trenino verde” Mandas- Arbatax, c’è un albergo diffuso “Monte Granatico”, B&B che si chiamano “Le Case del Folletto”, aziende arboristiche e pasticcerie e pastifici che promettono squisitezze di culurgiones e sebadas.
Anche quelli di “Tèssere” hanno mandato qui due ambasciatrici a tutti rappresentare, sono a Baunei e a Cardeu, in Ogliastra e, come leggo nel loro sito internet, hanno idea che può esserci un mondo nuovo di pensare il lavoro, di vivere l’ambiente, di instaurare relazioni tra le persone, con la convinzione che nelle pieghe della tradizione si trovi una ricchezza unica da valorizzare e proteggere. Franca Cucca, detta “Penelope” tanto è brava al telaio orizzontale, mi dice che il telaio è come un pianoforte, occorre saperlo suonare. Raccogliamo materiale tessile usato, dice Penelope che più è vecchio il tessuto meglio è, che ha già conosciuto lo stress della lavorazione, tutti gli scarti possibili e immaginabili vanno bene purché siano lavati e disinfettati prima della donazione. Il tutto poi viene trasformato e lavorato al telaio o ricucito e riconvertito. Siamo sette fisse a Cardedu e altrettante a Baunei, tutte donne. L’idea iniziale di Augusta Cabras, che è la presidentessa, mentre in pizzeria era con tale Lina Pisano, gettando un’occhiata a un arazzo esposto sulla parete, meno bello di quelli che si facevano una volta al suo paese. Sono riuscite a farsi finanziare dalla fondazione “Con il Sud”, quinti in Italia. Le cose che espongono qui a Milano sono davvero belle, Stefania Lai mi mostra una gonna “reciclata” che ha ideato una stilista cagliaritana, lei e Franca paiono essere nate col telaio in mano e in realtà hanno iniziato questo lavoro solo da pochi mesi a dimostrazione di un’abilità connaturata col loro Dna. Mi parlano dei loro telai con la passione di un amante, per cui se si rompe l’asola di sotto ti tocca lavorarci come fa un meccanico sotto il motore di una Ferrari, telai che si compongono di cosce, seppur di legno, di cavalli e cavallini, se ho ben capito una sorte di aste, con una croce tenuta da una “suocera”, e poi telai con un filo per dente o con due fili , e 50 o 70 denti in dieci centimetri di tessuto. Un mondo di meraviglie e di tecnica, quasi tutto femminile.
A tenere su la reputazione dei maschi sardi c’è Maurizio Savoldo, di Atzara, espone gomitoli di lana a tintura naturale, di pecore sarde e merinos, l’azienda ha nome “La Robbia”. 26 tonalità di colori tutti rigorosamente ottenuti dalla macerazione di piante colte in loco, ad Atzara tengono anche corsi di tintura naturale affiancati da escursioni nelle locali campagne per la raccolta delle diverse specie botaniche occorrenti. E anche loro fanno tappeti e arazzi, copri-tavola e cuscini. Mi dice Maurizio che tre giorni di fiera sono pochi per farsi conoscere davvero e che in ogni caso anche lui sta indirizzando la produzione ad un mercato che non sia solo sardo o solo italiano, anche se riconosce che l’interesse per il suo prodotto e la filosofia che lo sostiene cresce di anno in anno. Qui intorno ci sono laboratori che ti insegnano a far di tutto, dal lucida labbra al cioccolato al repellente per le zanzare, che debbono essere scacciate dalle case ma non uccise: gli animalisti non approverebbero.

(a cura di Sergio Portas)

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