Carmelo Congiu: dall’edilizia alla campagna

La “bolla” immobiliare scoppiata nel 2008 ha messo in questi ultimi dieci anni in ginocchio l’intero reparto produttivo dell’edilizia. Anche in Sardegna. Anche ad Assemini dove il settore delle costruzioni ha subito un brusco stop tanto che negli ultimi cinque anni potevano contarsi sulle dita di una mano il numero di gru in attività lungo le strade della cittadina. Segno questo di un comparto economico fermo, immobile con ripercussioni sull’intero mondo produttivo ed economico. Ferma l’edilizia, fermo un importante settore produttivo: proprio uno degli ultimi che caratterizzavano Assemini dopo la chiusura delle discoteche. Carmelo Congiu, 69 anni, originario di Assemini e titolare della Componenti edili Srl in questi ultimi anni è passato dal brusco ridimensionamento della sua impresa che vantava fino a 16 dipendenti a doversi guardare attorno per riuscire a continuare a stare sul mercato e, soprattutto, continuare a produrre, a vivere.

   «Gli imprenditori soprattutto nel settore edile», racconta Congiu, «sono stati in questi anni come pugili che hanno subito un pugno da ko e si sono dovuti riorganizzare le idee per ripartire». Chi c’è riuscito, perché in molti hanno chiuso i battenti. Lui ha scelto invece di diversificare il suo mercato imprenditoriale e le stesse attività produttive. Ha continuato sì a produrre prefabbricati in cemento ma soprattutto ha guardato a 360 gradi il mercato del lavoro. E investito in nuove attività. Non ultimo nella produzione agricola acquistando negli anni passati a Dolianova 10 ettari coltivati a vigneto e 10 in ulivo. Risultato? Di vino produce oggi circa 30 mila litri all’anno con uvaggi di Sirah, Sangiovese, Vermentino, Nuragus. La cantina si chiama I Germani e la produzione si rivolge  al mercato di nicchia combinando sistemi produttivi moderni con metodi più antichi riuscendo in un connubio che sintetizza gusto e aromi. Con qualità certificate. Come i duemila ulivi dell’azienda agricola del tipo “tonda di Cagliari” particolarmente rivolti alla salamoia o all’estrazione dell’olio.

  L’agricoltura quasi come una passione perché il suo vero business commerciale è rimasto comunque il settore edilizio. Ma come ha saputo scansare le insidie del mercato globale prima e locale poi? «Quando abbiamo sentito i primi morsi della crisi», racconta l’imprenditore, «ci siamo rivolti naturalmente al settore ecologico». Via quindi inizialmente con il fotovoltaico. «Un mercato  però inizialmente “drogato” dagli incentivi e quando questi negli anni a seguire sono venuti a mancare ecco che lo sviluppo si è affievolito notevolmente». Finché ci stavano i contributi pubblici, tutti a sistemare sui tetti delle case, delle serre, i pannelli a catturare l’energia del sole. Finiti quelli, la spesa da affrontare diventava troppo alta prima di veder realizzato il risparmio. Da qui la contrazione del mercato e le richieste. L’idea aziendale imprescindibile di Carmelo Congiu e della sua impresa “Componenti edili Srl” per continuare a lavorare, a stare sul mercato è però continuata a essere quella “ecologica”, rivolta alla produzione sì, ma anche alla tutela ambientale.

 

Troppo facile l’accostamento imprenditore edile uguale speculatore ambientale, “palazzinaro” più spregiativamente. Come fare, allora? «Dal 2012, 2013 ci siano dotati di tutte le certificazioni europee per l’installazione delle “casette dell’acqua”, per la produzione di impianti di depurazione e per il trattamento delle acque reflue degli scarichi delle abitazioni. Abbiamo inoltre investito nella tecnologia per la depurazione delle acque reflue contenenti idrocarburi, sviluppando rapporti di collaborazione con altre società a livello internazionale. Stiamo operando nella produzione – installazione e gestione delle “casette dell’acqua che sono veri e propri impianti di depurazione dove si mette a disposizione dei cittadini acqua potabile, fresca, liscia o gassata a prezzi concorrenziali rispetto l’acqua che si compra nei supermercati e negozi in genere». In pratica si chiedono le autorizzazioni ai Comune per installare una cabina in cemento prefabbricato dotata di depuratori specifici e attingendo dalla condotta comunale si filtra poi l’acqua restituendola al cittadino al costo di 5 centesimi al litro. «In questo modo», sottolinea Carmelo Congiu, «distribuiamo acqua potabile e continuamente controllata evitando la produzione e il consumo della plastica necessaria per l’imbottigliamento. I nostri utenti si ritrovano la fontanella nei punti del centro dove risiedono potendosi approvvigionare con recipienti propri così come si faceva prima quando si andava nelle fontane o nelle fonti naturali». Finora l’azienda Componenti edili ne ha piazzato nei vari Comuni dell’isola 27 (in alcuni centri anche più d’uno),  «ma contiamo di arrivare ad almeno 50 entro l’anno», garantisce Carmelo Congiu. Per le amministrazioni comunali che concedono l’autorizzazione a impiantare la “casetta dell’acqua” vi è un doppio vantaggio: in primis un vantaggio fiscale, nuove entrate per l’amministrazione, e secondo mettere a disposizione dei cittadini acqua perfettamente filtrata e fresca a costi vantaggiosi per gli utenti che sembrano sempre più gradire l’offerta visti i consumi che si registrano.  «L’economia ha bisogno di risollevarsi, di crescere, di ritornare a produrre ricchezza e lavoro e quindi benessere per tutti», ragiona Carmelo Congiu, «e questo può avvenire soltanto se si aiutano le piccole imprese, quelle a conduzione familiare, con tre o cinque dipendenti che sono posti di lavoro sicuri e dai quali si può poi pensare alla media industria, quelle con 50 dipendenti. Bisogna ripartire per gradi e non certo pensare come si è fatto in passato alle grandi industrie che già si è visto come esauriti gli incentivi e gli aiuti pubblici, poi non hanno saputo confermarsi sul mercato del lavoro producendo crisi e difficoltà sociali quando tutto è finito». E ad Assemini la crisi dei grandi reparti industriali ha fatto scuola.  Questo ragionamento fatto da chi “grande” imprenditore non è mai stato ma è saputo uscire dalle difficoltà procurate dalla crisi generale bisognerebbe tenerlo in conto.

  «Ma bisogna aiutarli gli imprenditori», sottolinea Congiu, «bisogna capire come la tassazione oggi abbia raggiunto livelli che difficilmente favoriscono la crescita o anche solo stare sul mercato. Oggi l’imprenditore è quasi un missionario che investe soldi propri e ha poche tutele economiche. Tassare con gli studi di settore le macchine, i dipendenti, le strutture, i beni in generale senza sapere se queste effettivamente produrranno è stringere un cappio al collo di chi vuole produrre». La dimostrazione è davanti agli occhi di tutti. «Chi ha fatto in passato investimenti su aree edificabili si trova oggi fermo perché il mercato non “tira” ma su quegli investimenti comunque ci paga le tasse e non sono certo leggere». Lui, una vita al lavoro ma anche con tante altre idee o “sogni” come li definisce lui stesso. «Nel mio Comune, ad Assemini, non è ancora stata realizzata una casa per l’anziano e mi piacerebbe che si lasciasse allora spazio all’imprenditoria privata. Ci sono le aree che potrebbero essere disponibili, ci sono le volontà»,  sottolinea ancora Congiu, «e allora sarebbe bello che queste volontà non dico venissero agevolate ma certamente sarebbe per tutti utile non ostacolate perché è un dato di fatto che siamo un popolo che sta progressivamente invecchiando e bisogna già cominciare da subito, se non da ieri, a pensare a questa larghissima fetta di cittadini che avrà bisogno di assistenza, che deve essere la più variegata e della migliore qualità possibile». Discorsi e richieste che spesso cozzano con la sensibilità e la comprensione del sistema creditizio e quelle politiche dove non sempre esistono interlocutori attenti e sensibili. «Ad ogni tornata elettorale è un refrain di tutti quello di favorire l’imprenditoria soprattutto locale», chiude amaramente Carmelo Congiu, «ma nei fatti non sempre questo avviene e così le difficoltà che pure esistono (e che questo mercato del lavoro ed economico mostra tutto), diventano più complicate, difficili. Tutto a discapito dell’intero tessuto sociale oggi contratto, restio a investimenti e quindi alla produzione e conseguentemente al consumo. Insomma, la società cammina con la produzione, mirata e sostenibile e stare fermi piangendosi addosso è un po’ come morire e questo lo dobbiamo evitare assolutamente».

Gian Luigi Pala

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