Casa-museo Garau: luogo di cultura e di tradizioni

Silvano Garau, collinese, già docente di lettere per quarant’anni, ora in pensione, ha curato  fin da ragazzo l’amore per lo studio in genere e per lo studio del territorio in particolare. Con la passione per l’archeologia, l’arte, la musica e gli aspetti socio-religiosi soprattutto della Sardegna, ha trasformato la sua abitazione in un vero e proprio museo. La sua è una casa padronale di tipo catalano-aragonese risalente al XVII secolo, posseduta dai suoi antenati fin dai primi del 700. E’ l’unica abitazione civile in Marmilla per la sua tipicità costruttiva, i materiali  impiegati  e il suo originario stato di conservazione.

    Già da molti anni è stato avviato dalla  Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggio, patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di CA e OR, il procedimento per il suo riconoscimento di particolare interesse storico-artistico. Tale atto recitava “ trattasi di un interessante esempio di edificio seicentesco della Marmilla con corte interna, patio e giardino, sorto su antiche preesistenze forse a carattere conventuale”. Con l’approvazione del Piano particolareggiato comunale del 2017, l’immobile è riconosciuto tra gli edifici antichi di elevato pregio ambientale ed architettonico sottoposti a vincolo ambientale. Riconoscimento confermato dalla Regione Sardegna e dalle province di competenza.  Nel paese riconosciuto come borgo fiorito questo immobile è davvero un fiore all’occhiello.

   Ed è in questo edificio che abita il professor Garau, circondato da reperti che a partire dal neolitico sardo arrivano via via fino ai tempi moderni. Alla casa-museo si accede da un portale in legno massiccio con intagli raffiguranti quattro draghi ove campeggia  la scritta “Garau-Tuveri”. Il portone è  sormontato da un arco in pietra  con impressa la data del suo ultimo restauro, 1928 ;  arco lavorato da abili scalpellini forresi.  Forru era infatti la denominazione di Collinas fino al 1863. Attraversando il patio, si accede alla corte interna, sulla quale si affacciano vari ambienti, adibiti nel passato a laboratori di trasformazione delle produzioni padronali. Alle pareti del patio è un susseguirsi di manufatti: resti di colonne, capitelli, croci, rosoni tra i quali molti reperti templari accertati e oggetto di studi  da parte di esperti del settore.

La corte è disseminata, così come il giardino retrostante, di reperti preistorici e nuragici. Basalti soprattutto, sbozzati o lavorati dall’uomo. Emergono coppelle, bacili legati alle cerimonie di culto, macine a sella, figure antropomorfe, dee madri. Da un lato è il forno a legna, ancora funzionante. Un ballatoio originale del 600, in legno di castagno e  ginepro, di pregevole lavorazione, si affaccia dal primo piano sulla corte interna,  così come un balcone poggiante su travi di ginepro rientranti e inferriate pregevolmente lavorate alle finestre, si affacciano sulla strada esterna dalla parte dell’ingresso. Si accede poi al pianterreno e agli ambienti arredati con mobili e suppellettili della tradizione: la cucina e poi  la stanza della memoria con le foto degli antenati paterni e materni alle pareti. Ma la stanza degli antenati interessa il paese intero perché sono presenti le foto delle famiglie che appartengono alla storia  di Collinas. Salendo al primo piano attraverso la tradizionale scala di legno, si accede dapprima al soppalco ligneo e poi  alla camera da letto cosiddetta “nobiliare”. Qui fa bella mostra di sé un letto in legno finemente intarsiato e altri  mobili di grande pregio. Contigua è la “camera sacra”, dedicata a San Giacomo. Significative oltre alla statua del santo, portata dalla Spagna, sono  le statue lignee della passione e morte di Cristo insieme ad  altre suppellettili. Tutti oggetti che il prof. Garau   ha raccolto nel corso dei suoi numerosissimi viaggi in tutto il mondo. Va notato che porte, infissi e accessori sono d’epoca. Non manca la maniglia di apertura “ a carroga”, le porte a “crieddu” conventuali con due sportellini. Le travature che sostengono il tetto sono in robusto legno di castagno e ginepro, conservate integre a dispetto dell’usura del tempo.

     Alcune considerazioni  è d’obbligo farle. Silvano è una persona  competente in fatto di musica e anche appassionato dj.  Nel tempo ha coronato il sogno di realizzare nella sua casa un ambiente speciale: l’angolo dedicato all’ascolto della musica. La musica infatti è parte significativa  della cultura. Nel fine settimana e fino a qualche anno fa i giovani frequentavano  numerosi ” l’angolo di ascolto musicale”. Ben arredato, è  ancora tirato a lucido, ma il prof. lo mette in funzione solo per qualche serata di beneficenza. Un cenno a parte meritano le pietre nuragiche raccolte. Molte sono graffite. Presentano incisioni e numeri ricorrenti. Ma i nuragici conoscevano la scrittura? Una civiltà così complessa e articolata è innegabile che doveva utilizzare una qualche forma di scrittura. Questa  tesi della scrittura autoctona non ha molto credito nella cerchia degli archeologi. Poteva esistere  solo una qualche forma “di copiatura” da altre culture, si sostiene. Ci sono ora invece  già pubblicazioni  in atto le quali  dimostrerebbero il contrario. Solo gli scribi sacerdotali, secondo questa tesi,  ne possedevano il segreto e  utilizzavano la scrittura esclusivamente per motivi legati al culto. Gli studi sono ancora in divenire. Se son rose fioriranno. Sta di fatto che molte di queste pietre presenti nella casa-museo Garau,  presentano una miscellanea di graffiti che sarebbe opportuno analizzare con cura e chissà che non si arrivi, partendo anche da Collinas, a risultati sorprendenti.

Un posto importante nella casa di Silvano Garau è riservato a San Giacomo, del quale sono presenti alcune statue di cui una in pietra. A San Giacomo è titolata la chiesa di Compostela, là dove si conclude  l’omonimo cammino : il cammino di Compostela che il prof. Garau ha effettuato moltissime volte e sempre a piedi. L’arciconfraternita di Compostela ha comunicato nel 1999 al prof. Garau che sia le foto della casa, sia del simulacro del santo “che usted guarda. A partir de ahora , pasaràn a formar parte del archivio fotografico de la Archicofradia Universal del Apostolo Santiago”. San Giacomo fa parte della interiorità del professore e della sua identità religiosa.

Tutta questa “ricchezza”  che Silvano Garau ha pazientemente e con passione, attraverso gli anni raccolto, non può venire assolutamente dispersa, ma deve essere conservata e valorizzata  con la costituzione di una specifica  fondazione, a beneficio delle generazioni che verranno e del  paese intero.

Antonio Corona

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