C’era una volta l’asilo infantile

Il preoccupante decremento demografico dei piccoli paesi, dal quale non è esente neanche Collinas ha portato, fra i tanti problemi, alla chiusura della Scuola Materna “Maria Immacolata” a causa dell’esiguo numero di bambini, tale da non garantire economicità di gestione, affidata da sempre all’Istituto Suore Francescane “Mons, Rosaz” di Susa.

La chiusura della Scuola Materna o, meglio ancora dell’Asilo Infantile, secondo il gergo locale, ha causato un profondo malcontento fra la popolazione di Collinas, soprattutto per via delle voci ricorrenti, secondo le quali la Direzione dell’Istituto Francescano di Susa, sarebbe in trattative per la cessione dei locali al migliore offerente, cosa peraltro già avvenuta con le donazioni riguardanti i terreni di “miali mara” e del fabbricato di Via De Castro donato dalla Signora Tuveri Irma, monetizzando così un bene che, come vedremo, non rispetterebbe certo quelle che erano le reali intenzioni di coloro che, con atto pubblico del 1 maggio 1950, come vedremo, vollero donare all’Istituto Suore Francescane di Susa perché, attraverso questo, ne beneficiasse l’intero paese di Collinas. Con la chiusura della Scuola Materna, l’accogliente edificio sito in Via Vittorio Emanuele III, dove diverse generazioni di collinesi hanno avuto modo di giocare e crescere serenamente, pavoneggiandosi sotto il classico grembiulino bianco, costituisce il desolante avamposto dell’Istituto, stoicamente difeso da due religiose che, collinesi di adozione, rifiutano di abbandonare nella speranza di impedirne l’alienazione o, almeno, di ritardane il percorso. L’eventuale alienazione della struttura, oltre a stravolgere le generose e reali intenzioni dei donatori in favore del proprio paese, desta moltissime preoccupazioni in virtù del profondo alone di silenzio che domina l’attuale fase di contrattazione, triste  presagio di possibili soluzioni funeste.

Per consentire a chiunque di avere una chiara visione dei fatti, riteniamo opportuno partire dalle origini.

Come i più anziani ricorderanno, lo stabile della ex Scuola Materna “Maria Immacolata” di Collinas, ha avuto origine dalla fusione di due fabbricati, con relative pertinenze, appartenuti, come si rileva dal catasto provvisorio del 1846, alla vecchia nobiltà locale e specificamente: a Don Luigi Diana-Orrù (1791-1871), (consistenza quindici vani, due pozzi e due cortili). e al Reverendo Dott. Don Battista Diana-Orrù (1783-????) , fratello del predetto Don Luigi, (composto da otto vani e due cortili), demolito agli inizi degli anni ‘50.

In morte di Don Luigi Diana-Orrù e del fratello Rev. Dott.Battista Diana-Orru’, i due fabbricati furono ereditati da Don Giuseppe Maria Diana (1830-1903) e, in morte di questi, dai figli: Donna Virginia (1869-1951) e Don Attilio (1872-1947); alla prima andò lo stabile proveniente da Don Luigi Diana, mentre al fratello  Don Attilio Diana andò lo stabile ereditato dal Sacerdote Dott. Battista Diana. In morte di Don Attilio Diana, avvenuta a Masullas nel 1947, gli subentrarono le figlie Silvia, Regina, Clementina e Giuseppina.

In tempi più recenti, con atto pubblico del notaio Carlo Massidda datato 4 febbraio 1948, il Signor Pau Raimondo acquistava dalle predette sorelle Diana fu Attilio, il fabbricato in rovina appartenuto al Rev. Battista Diana-Orrù, confinante con la casa del Signor Matzeu Silvestro, e dalla Signorina Donna Virginia Diana il fabbricato a suo tempo appartenuto a Don Luigi Diana-Orrù, alla quale il Sig. Pau Raimondo, assicurò formalmente assistenza vita naturale durante.

Con successivo atto pubblico del Notaio Dott. Pietro Atzeni, stipulato a Collinas in data 1 maggio 1950 alla presenza dei testimoni Francesco Gargiulo e Paolo Sanna, il predetto Signor Pau Raimondo donava all’Istituto delle Suore Terziarie di San Francesco di Susa, <<regolarmente riconosciuto agli effetti del Concordato tra la Santa Sede e lo Stato, lo stabile sito in popolato di Collinas, allo stesso pervenuto in forza del citato atto di acquisto datato 4.02.1948, sito in Via Vittorio Emanuele III, già Via San Sebastiano, quasi in rovina, confinante con la casa di Matzeu Silvestro da un lato e con quella di Donna Virginia Diana, dall’altro, catastalmente distinto al foglio 17 con i mappali 161/sub.1 e 162/sub.2 , il primo censito alla pagina 165 del catasto terreni, il secondo alla pagina 374 del catasto urbano, con la seguente prescrizione. questa donazione è stata fatta perché l’intero corpo di case, debba esclusivamente servire , come già attualmente  adibito da circa tre anni, a locali per l’Asilo Infantile di Collinas, mantenendo gli obblighi assunti dal donante verso la Signorina Diana Donna Virginia, col citato atto Massidda>>. Con lo stesso atto Donna Virginia Diana donava allo stesso Istituto tutta l’area antistante i fabbricati di che trattasi, ancora di sua esclusiva proprietà.

Da una corretta analisi del citato atto, sembrerebbe che la donazione, laddove si precisa: «quasi in rovina, confinante con la casa di Matzeu Silvestro  e con quella di Donna Virginia Diana», riguardi esclusivamente il fabbricato in rovina già di proprietà del Rev. Raimondo Diana, con esclusione, quindi, del corpo principale acquistato da Donna Virginia Diana. Tuttavia, laddove vengono precisate le finalità specifiche della donazione, la precisazione che «l’intero corpo di case, debba servire …», farebbe pensare a un’infelice descrizione degli immobili donati, sempre che non esista un altro atto, non di nostra conoscenza, che contenga la specifica donazione del corpo di fabbricato principale.

Un’attenta analisi degli atti e dei fatti descritti, propone una serie di riflessioni che generano altrettanti interrogativi, molti dei quali senza risposta. Fra tutti una sola certezza: la donazione fatta all’Istituto di Susa da parte del signor Pau Raimondo e della Signorina Diana Donna Virginia, è opinione generale fosse finalizzata esclusivamente alla creazione di un Asilo Infantile a Collinas e non certo al sostegno finanziario di detto Istituto!

La chiusura della Scuola Materna, decisa unilateralmente dall’Istituto con qualche anno di anticipo, quando ancora la popolazione scolastica era tale da giustificare a pieno l’esistenza della stessa, fa pensare a un ponderato disimpegno dell’Istituto di Susa, maturato tempi addietro. Ergo:” poiché si presume che la popolazione scolastica decrescerà in modo importante nei prossimi anni, tanto vale chiudere la struttura fin d’ora per non destare inutili aspettative”. Vale la pena ricordare, in proposito, che all’epoca delle donazioni, l’Asilo Infantile non era inteso come primo grado d’istruzione elementare, bensì come supporto indispensabile per la famiglia, conciliando i tempi di vita e di lavoro dei genitori con l’esigenza di assicurare ai bambini pari opportunità di educazione, superando le diseguaglianze economiche, etniche e culturali e garantire l’indispensabile socializzazione.

Solo in attuazione della Legge 444 del 18 marzo 1968, che istituiva la Scuola Materna Statale, infatti, anche gli Asili Infantili gestiti da Enti religiosi, acquisivano le funzioni assimilate al primo grado d’istruzione scolastica.

È opinione generale, quindi, che fosse proprio quella concezione di “Asilo Infantile” ad aver ispirato i signori Pau Raimondo e Diana Donna Virginia, nel donare i propri beni all’Istituto delle Suore Francescane. In tale ottica, quindi, anche in mancanza di “ adeguata popolazione scolastica”,  l’Asilo Infantile di Collinas potrebbe continuare a svolgere la propria funzione primaria.

In ogni caso, posto che la sopraggiunta mancanza di vocazioni non consente il ricambio generazionale delle Religiose per una razionale gestione della struttura, la popolazione di Collinas si augura che le strutture in parola siano sempre utilizzate in funzione delle esigenze del paese, nel rispetto delle reali intenzioni dei suddetti donatori.

Al neo Sindaco Francesco Sanna, già Vice nelle due precedenti legislature, abbiamo chiesto “quale posizione assume l’Amministrazione comunale di Collinas nei riguardi del problema trattato”:

«La struttura che sino a pochi anni fa ospitava l’asilo, prima che diventi oggetto di contesa patrimoniale, è in primo luogo una Casa: la casa di Suor Stefanina e Suor Giacomina. La casa dove la nostra comunità sa di poterle trovare sempre disponibili e dedite al prossimo; tante famiglie hanno affidato alle loro cure la formazione dei primi anni dei propri figli e a tutti è noto quanta affezione le lega al nostro paese. Finché sarà la casa delle nostre amatissime suore, la tuteleremo come tale, lasciando che voci di temute cessioni a terzi, estranei alla comunità o alle volontà testamentarie, prendano forma per iniziativa dell’Ordine stesso. Al momento, l’Ordine non ci ha reso noto altro se non la crescente difficoltà a far fronte autonomamente alle spese per il mantenimento della struttura».

Abbiamo chiesto ancora se, nella malaugurata ipotesi di cessione della struttura, fatto palesemente legittimo, ma anche pesantemente penalizzante per la popolazione locale,  l’Amministrazione comunale di Collinas intende esercitare una eventuale prelazione, per il rispetto della volontà dei donatori e nell’interesse dell’intera comunità, anche tenuto conto del fatto che, in passato, alcuni interventi di manutenzione della struttura sono stati eseguiti a carico dell’Amministrazione comunale:

«L’opera e la missione delle Suore Francescane di Susa in Collinas, sarebbe stata più disagevole e avrebbe certo reso minor servizio al paese di Collinas se, in questi anni, non ci fosse stata l’attenzione e il sostegno del Comune. Questo fa insorgere nella comunità l’attesa di voler essere interlocutori privilegiati in una eventuale cessione dell’immobile. A tempo debito l’Amministrazione interpreterà le volontà prevalenti sul tema e si farà carico di rappresentare queste attese, nei termini e nei modi previsti dal diritto e nel rispetto delle norme che regolano la patrimonializzazione immobiliare degli Enti Locali».

Per quanto esposto, ci si augura che prevalga il buon senso da parte di tutti e che la struttura di che trattasi mantenga sempre la sua destinazione sociale per il paese di Collinas, secondo le aspirazioni dei suoi abitanti e per il pieno rispetto delle volontà dei donatori sulle quali, peraltro, permane sempre la comprensibile vigilanza da parte degli eredi legittimi.

Francesco Diana

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