Comitato per la tutela della lingua campidanese

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Si è costituito a Villacidro il “Comitato per la Tutela della Lingua Sarda Campidanese” contro ogni soverchiería, da qualsíasi autorità provenga, che voglia imporre attraverso una decisione legislativa una lingua diversa da quella comunemente parlata e scritta da sècoli dalla maggior parte del popolo sardo, come purtroppo nelle camere nere della Regione Sardegna si cerca di fare con una “legge” ad hoc, incominciando con una proposta di legge (la n. 36) del 20 maggio 2014, dietro la quale, con parole di plastica color d’oro, i consiglieri che la presentano, nascondono un fine diabolico per cancellare il campidanese, con ingenui o impreparati o traditori loro collaboratori, che porteranno a compimento il delittuoso proposito già applicato in parte con l’invasivo “sardo in uscita”dalle regionali stanze nei documenti, nei giornali, in televisione, un cancro che ha voluto regalare subdolamente alla Sardegna il dr Soru, ricorrendo persino al falso vessillo di un nome noto ed amato, che è quello di Giovanni Lillíu.

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    Il Comitato attualmente è costituito dai soci fondatori María Carmela Aru, Efisio Cadoni, Francesca Curridori, Giuseppe Marras, Siro Marrocu e Serenella Sanna e si collega, per ora, con i Comitati di Oristano, di Iglesias, di Quartu e di Càgliari, già costituiti o in fase di completamento.

   Al C.T.L.S.C. si uníscono diversi gruppi teatrali insieme con la scuola di recitazione “La Fàbbrica delle Gazzose” con il Teatro “Tragodía” di Mògoro, guidati dalla regista Virginia Garau, “La Fàbbrica illuminata” con il Teatro e la sua Scuola, di Càgliari, guidati dal regista Marco Parodi e un gran número di attori, intellettuali, artisti, líberi professionisti, insegnanti, docenti universitari, véscovi, sacerdoti, artigiani, commercianti, agricoltori, uomini e donne della Sardegna líbera che non vuole perdere la “propria” lingua perché i prezzolati scriventi dell’occasione possano intascare i  milioni a disposizione, alcuni per impararla, alcuni altri per insegnarla, alcuni altri, che se la sono inventata da qualche tempo, per diffonderla con i loro scritti ancora chiusi nell’annoso buio dei loro tiretti pronti a venire alla luce per appestare il popolo e per la gloria del loro sardo volapucche del terzo millennio e delle loro tasche. (red.)

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