Comparto vitivinicolo: risorsa da preservare

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Qual è lo stato attuale delle aziende agricole impegnate nella coltivazione dei vigneti ? Ne parliamo con Fulvio Etzi, imprenditore serramannese, che insieme al fratello Lodovico e ai figli, Giuseppe e Francesco, gestiscono un’azienda ortofrutticola nella quale sono compresi 12 ettari di vigne – quattro qualità DOC Cannonau, Vermentino, Monica e Nuragus e a due di carattere internazionale e migliorativo sardo, Bovale e Barbera – accorpate nella zona  “Bruncu gattus” al confine fra Serramanna e Serrenti.

1 Fulvio Etzi

Com’è lo stato degli investimenti nelle vigne campidanesi?

I nostri vigneti, che nel passato avevano un ruolo di primo piano nell’economia della zona, oggi possono considerarsi un investimento estensivo sotto il profilo dell’impegno imprenditoriale oppure una piccola produzione per proprietari singoli che si dedicano esclusivamente alla coltivazione in proprio. In entrambi i casi si tratta comunque di una risorsa importante nel mercato che appunto si distingue fra la grande distribuzione, che assorbe il 70 per cento – con tutte le opportunità e soprattutto i vincoli che questo comporta – nella totalità dell’offerta e il settore di nicchia, a cui fa riferimento una filiera corta, per piccole quantità.

Conviene, oggi, investire in vigneti?

Dipende. Il vigneto produce reddito dopo alcuni anni dalla data di impianto.  Ormai da qualche tempo non esiste più il commercio di quote che in passato al contrario avevano una collocazione di fatto in una sorta di <<borsa valori>> virtuale stabilita da prezzi più o meno appetibili a seconda delle zone e della qualità di vitigno.  Adesso la Regione autorizza l’impianto ex novo oppure il reimpianto per chi ne ha conservato il diritto. Nonostante una parte dell’investimento per un nuovo impianto sia finanziata dalla UE, la vigna comporta un impegno economico importante. I costi di gestione ordinaria sono alti e bisogna stare attenti al fatto che si tratta di una coltura << a rischio>> poiché estremamente sensibile, come tutti abbiamo visto quest’anno, alle variazioni climatiche. Alcuni giovani imprenditori serramannesi, Giorgio Trudu o Clemente Abis ad esempio, si sono impegnati per l’investimento sui vigneti. La loro età, almeno rispetto alla nostra generazione di <<meno giovani>> può essere un segno del fatto che nonostante mille difficoltà, come categoria, non ci scoraggiamo.

2 vendemmia

Vendemmia a mano o meccanica?

Occorre essere chiari su questo aspetto. La vendemmia meccanica prende piede perché consente una riduzione sui costi per manodopera, che incidono in modo non indifferente nel bilancio di un imprenditore a causa degli infiniti adempimenti burocratici per le assunzioni e per le assicurazioni degli operai. E’ vero che l’impiego della macchina è comunque un onere e può comportare danni alla vite ma bisogna considerare anche che in tal caso, cosa non di poco conto, nell’uva comincia immediatamente il processo di fermentazione e se deve essere essere trasportata dopo il taglio, significa che fermenta in viaggio. Per questo motivo noi ad esempio impieghiamo la vendemmia manuale in quanto da Serramanna conferiamo alla cantina Trexenta di Senorbi e un’ora abbondante di viaggio con i grappoli in trasformazione nel rimorchio diventa un danno grave per l’uva.In taluni casi la vendemmia meccanica può invece essere una soluzione valida.

1 vendemmia-

Una nuova cantina sociale nel Medio Campidano; fantascienza?

Purtroppo credo di si. Noi come agricoltori storici serramannesi, abbiamo ancora bene stampate nella mente le file chilometriche ai cancelli della nostra ex cantina sociale che, per parlare di numeri – qui lo sanno anche le pietre – lavorava una media di 350 mila quintali l’anno; oggi quella sociale di Dolianova, la più grande nell’isola, si attesta mediamente agli 80 mila. La Cantina Trexenta, di cui ho l’onore di essere attuale presidente, arriva a poco meno di 20 mila, sempre di media. Quest’anno ad esempio, causa siccità e gelate primaverili, vi è stato un 45 per cento  di produzione in meno rispetto agli altri anni. Da queste cifre è possibile farsi un’idea sulle dimensioni del settore, variabili da una stagione all’altra. Nel corso di appena tre decenni abbiamo vissuto una perdita devastante nel patrimonio agricolo in tutto il Campidano, dai confini  Siamo riusciti nel far fronte alla crisi e non dobbiamo rimanere ipnotizzati nella nostalgia, ma mi pare poco realistica la costituzione sociale di un nuovo complesso per la vinificazione. Questo però ci dovrebbe suggerire invece l’importanza di tutelare con la maggior cura possibile quelli esistenti. La cantina è un impianto industriale costoso e manageriale, oggi altamente tecnologico in cui operano figure professionali di alto profilo; andrebbe considerata nella politica del settore secondario, in un quadro di coordinamento fra il comparto agricolo e quello appunto dell’industria. Per decisioni finalizzate alla costituzione di nuove strutture, dovrebbero esserci presupposti di capacità amministrative non indifferenti a livello politico, che per ora non mi pare di vedere, e per quanto ne so, queste impressioni dovrebbero essere condivise da altri fra gli imprenditori agricoli. In zona esistono ottime realtà in ambito privato, nella zona di Sanluri, e qui a Serramanna ci sono gli Evaristiani che lavorano una piccola quantità di prodotto, con altrettanto impegno e dedizione. Nel caso di volumi di quantità maggiore è evidente che sia necessario un’organizzazione più ampia, per una altrettanto estesa quota di mercato.

Giovanni Contu

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