Cretinismo parlamentare

Ormai è diventato un andazzo che la Destra quando ci governa sperpera e spande dando fondo alle finanze statali. Quando la mano passa al Centro Sinistra si deve gestire uno Stato sull’orlo della bancarotta. Il debito pubblico, che ha origini antiche, è continuato a crescere, anche negli ultimi tempi, in maniera esponenziale. In queste condizioni è difficile governare in autonomia. Si governa sotto il ricatto degli speculatori finanziari. Per uscire da questo tunnel perverso si dovrebbe ridurre il debito in modo drastico: eliminando gli sprechi e le inefficienze, aggredendo con decisione l’evasione fiscale. In ultima analisi, si dovrebbe mettere in campo una politica di austerità che aggredisca i tanti piccoli e grandi privilegi di origine clientelare e di casta. Per fare ciò ci vorrebbe il consenso di una fortissima maggioranza di cittadini, che non si ha. Invece, il consenso, in questo periodo storico, ce l’hanno le diverse forme di populismo.

   Si offrono sogni miracolosi, si promettono soldi e benessere per tutti.  Nei confronti di questi imbonitori la politica seria, che non ha televisioni, giornali, banche e industriali ma, che concepisce la politica come servizio volontario è quasi impotente. Si combatte con armi impari ma si combatte, non si disarma, si continua caparbiamente, ad affermare i propri principi di libertà ed eguaglianza. La forza della Destra italiana, reazionaria e populista, è direttamente proporzionale alla debolezza della Sinistra italiana. La Sinistra, nelle sue diverse ispirazioni fondamentali, nel corso della storia recente, non è riuscita a isolare forme di degenerazione interna che ne hanno minato lo sviluppo. L’eccesso di protagonismo e l’arrivismo di parecchi dirigenti sono all’origine di forme organizzative interne che si basano su logiche spartitorie di potere. Nel Partito Democratico si ragiona secondo logiche di corrente e non sulla base di tematiche politiche. Anche nei piccoli partiti socialdemocratici, a sinistra del PD, ha preso piede, anche se in forme più limitate, questa logica. Questi comportamenti arrivistici esplodono nei momenti elettorali, nella composizione delle liste. Una malattia, uno stato d’animo, che qualcuno definì cretinismo parlamentare. Qualcuno, ha sperato, con la formazione di Liberi e Uguali, che si fosse trovato l’antidoto. Alcuni ritenevano che la specchiata correttezza istituzionale di persone come: il presidente Grasso, la presidentessa Boldrini e il segretario Bersani fossero la garanzia e il preludio di una nuova stagione politica. Invece, nel giro di pochi giorni, l’arroganza di alcuni dirigenti, oltre a mettere in cattiva luce Boldrini, Grasso e Bersani, hanno ucciso i propositi di rinnovamento della politica, enunciati durante la battaglia referendaria. Si era detto, in quella occasione, che la legge elettorale era impostata per dare potere di scelta ai vertici di partito e non agli elettori. Quella attuale non si discosta molto da quei criteri e giustamente è stata combattuta. Nella pratica, poi, quello che si contrasta a parole si afferma nei fatti. In Sardegna, nelle assemblee svoltasi ad Oristano, si era elaborata una lista con nomi e cognomi, necessitava di qualche piccolo aggiustamento, si diede mandato al vertice nazionale per farlo.

Sono scaturite non piccole limature alla lista, ma uno stravolgimento, soprattutto, per aver catapultato in terra sarda la candidatura di Claudio Grassi, un emiliano, come capolista nel collegio plurinominale Sardegna Sud. Le assemblee avevano previsto solo candidati sardi, ribadendo il principio della territorialità delle candidature.  Pazienza, anche Liberi e Uguali si è uniformato a vecchie logiche: dare una sistemazione a qualche dirigente e non far fare esperienze nazionali a quadri locali. In Sardegna, nei partiti e nei movimenti che concorrono a formare Liberi e Uguali ci sono tanti giovani preparati e capaci che meritavano, come Michele Piras, la riconferma, per l’impegno profuso nella passata legislatura, e altri di fare l’esperienza parlamentare. Di fronte a questa situazione aspettiamo in attesa di tempi migliori. Arriveranno, certamente, prima o poi, dirigenti politici non affetti di cretinismo parlamentare.

Rinaldo Ruggeri

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