Don Giovannino Pinna: pieno di fede e di amore

Dopo quarant’anni di sacerdozio, i suoi sentimenti sono rimasti immutati: un amore sempre vivo per continuare a essere «rivelatore della Buona Novella», nella convinzione profonda che, «nella vita, la cosa che fa più felici è essere di aiuto agli altri, la forza più potente la fede, la cosa più bella l’amore».

Il 6 settembre 1969, mons. Antonio Tedde mi ordinava sacerdote. Avevo 25 anni. Ovviamente non parlo di successi o della mia vita e non faccio bilanci. In genere un sacerdote opera nel silenzio, lontano dai microfoni, attento a scorgere in ogni persona il prossimo da amare e servire, con disinteresse. Cinque parrocchie, oltre a quella di origine; contesti diversi per un’identica missione. In quei centri, il vangelo di Gesù, per un certo periodo, ha avuto il volto, le mani, le parole, i silenzi, le fragilità e le manchevolezze della mia povera persona. Ora sono qui a Villacidro. Ciò che conoscete meglio di me sono i difetti. Uomo carico di limiti, certo, però prete. Dentro di me sento ancora viva e forte la consapevolezza di essere stato chiamato a farmi dono per tutti, credenti e miscredenti, praticanti e indifferenti. Pregate, perché il mio essere tra voi sia sempre discreto e costruttivo. Pregate perché la mia giornata sia scandita dalla preghiera e dalle buone opere dall’alba al tramonto.

Negli ultimi anni della sua missione sacerdotale avverte, con preoccupazione, che in molti casi, il prete «si disinteressa del mondo per rifugiarsi in pochi centimetri di perbenismo e superficialità».

Chi è oggi il prete? Un uomo votato alla gente in nome di Dio o un funzionario del sacro? Privilegiato dal dono di una vocazione speciale o un forzato alla vita di sacrestia, uomo a metà perché senza famiglia? Un testimone di scenari che conducono a quel grande mistero che è Dio, oppure un uomo passivamente a rischio della solitudine? […]. Mi chiedo, inoltre, quanti siano oggi i preti autenticamente poveri, che anziché sui beni di questo mondo, ripongono ogni fiducia e speranza nel Signore Gesù. Ci sono poi alcune domande di fondo alle quali non si può sfuggire, se con onestà si vuole ripensare alla propria scelta: «Oggi il prete evangelizza davvero? Nella sua testimonianza, risulta credibile? Che uomo deve essere nella società odierna? Soltanto uomo della preghiera e della Parola predicata in chiesa o anche attento alle cose del mondo come esorta ad essere il Signore: “Voi siete nel mondo, ma non siete del mondo?”. Che attenzione e sensibilità si ha nei confronti della sempre più diffusa scristianizzazione (soprattutto tra ragazzi e giovani), alle sofferenze fisiche e morali dei fratelli e alla povertà diffusa? In che modo deve impegnarsi per diffondere la Parola di Dio in un mondo sempre più indifferente e scettico?».

Un «uomo pieno di fede in Dio e di amore per la sua Chiesa. Questo è stato, con i suoi pregi e i suoi limiti, don Giovannino Pinna». Così scrive Don Roberto Caria in un suo scritto, che poi prosegue:

Perché solo chi ama la Chiesa consuma tutte le sue energie nel servizio pastorale come ha fatto lui. Solo chi ama la Chiesa sa esprimere con sincerità le sue critiche non per demolire, ma per continuare a costruire nel bene e nella verità. Solo chi ama il fine per cui la Chiesa è stata istituita dal Signore, l’Eucaristia e la comunione di tutti intorno al Cristo crocifisso e risorto, desidera, come manifesta don Giovannino, di vedere rinnovata e adeguata ai tempi la prassi sacramentale. Molto forti e sentite sono le sue critiche alla vita sacerdotale non conforme al Vangelo: «Si è diventati mezzi preti perché si è smarrita la spinta missionaria della propria vocazione» afferma nella pagina sul Prete oggi.

Martino Contu

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