Don Giovannino Pinna: prete lontano dal potere

Era nato il 15 giugno del 1944 a Gonnosfanadiga, un piccolo centro di agricoltori, pastori e minatori della Sardegna sud-occidentale, ai piedi del massiccio del Monte Linas, da Salvatore, di professione muratore, e da Franceschina Lisci, casalinga. Prima di lui, nel 1935, era nata la sorella Angelina. Ebbe la vocazione sin da piccolo, prima ancora di iscriversi alle scuole elementari. Poiché la chiesa parrocchiale di Santa Barbara, alla quale apparteneva, era chiusa in quanto necessitava di essere restaurata, Giovanni –questo era il suo nome di battesimo- frequentò il tempio del Sacro Cuore, dove iniziò a servire il Signore come chierichetto per poi ricevere la prima comunione il 30 aprile del 1950, un mese e mezzo prima di compiere i sei anni. In seguito, al termine degli studi elementari, proseguì il suo percorso formativo e di fede prima nel Seminario di Villacidro e poi in quello di Cuglieri per realizzare il sogno di dedicarsi completamente al Signore e ai suoi figli, ovvero ai suoi fratelli, alla famiglia parrocchiale alla quale, di volta in volta, veniva chiamato dai suoi superiori per servirla. Dedicarsi, amare e accogliere senza doppi fini i bambini, gli ammalati, gli ultimi; testimoniare Cristo con l’esempio, esaltando la dignità della propria missione sacerdotale, amando e servendo la propria comunità parrocchiale, promovendone la sua crescita spirituale e culturale, sono solo alcuni dei punti fermi, le «idee-chiave» del pensiero e dell’azione pastorale di Don Giovannino. Potrebbero essere tutte racchiuse da un’unica grande idea-chiave: la famiglia. Sì, perché Don Pinna può essere ricordato come il sacerdote della famiglia. La famiglia delle origini come esempio dei «sacrifici fatti con grande entusiasmo» dai genitori e dalla sorella per farlo studiare in seminario; la famiglia come prima sorgente dell’insegnamento di Cristo, dove si attinge l’acqua della vita eterna (Gv 4,10-14); la famiglia che pone il piccolo di casa «sotto lo sguardo amoroso della Vergine Santa e del suo Figliuolo pregando di gran cuore che vogliano ancora una volta darti il loro aiuto», come ebbe a scrivergli la sorella Angelina in una lettera di oltre cinquant’anni fa.

[C]’è molta gente nel mondo – scrive invece Don Pinna, appena ventenne, ai genitori – che non si accorge che il tempo passa e non ritorna più, e vive così senza rendersi conto di quello che fa e di quello che sarebbe bene fare. […]. E noi che cosa dobbiamo fare di fronte al tempo che passa veloce e non torna più? Voi, carissimi genitori, lo sapete anche meglio di me mi rispondete subito, dicendo: «basta che tutti i giorni impieghiamo bene il nostro tempo, ricordandoci soprattutto di pregare con fiducia Iddio e rimanendo sempre sereni, fiduciosi nella Divina Provvidenza.

Negli anni in cui rimase a studiare nel seminario di Cuglieri, invitava, senza stancarsi, i propri familiari a sostenerlo nella preghiera, manifestando la  propria riconoscenza per l’opera svolta dai suoi genitori e da sua sorella Angelina. «Nel loro sforzo di accettazione, lungo tutti questi anni, ho scoperto il vero valore della vita dell’uomo: essi sapevano benissimo che per loro i sacrifici non significavano un aumento di vantaggi e di comodità, eppure, per il bene di tutti voi, hanno continuato umilmente a lottare e ad aiutarmi. Certo se oggi sono sacerdote  lo devo soprattutto a loro, ai loro sacrifici».

Gli insegnamenti che Don Pinna ha appreso dalla sua famiglia di origine, perfezionati dal Vangelo, da un cammino di fede e dalla sua scelta di dedicarsi completamente a Dio e al prossimo, li ha trasmessi alle comunità parrocchiali della diocesi di Ales e Terralba dove il Signore l’ha chiamato a servire. Comunità che l’hanno amato e che continuano a amarlo, anche ora che è scomparso, per gli abbondanti frutti spirituali che ha lasciato, perché riconoscono in lui, la sincerità del suo amore, questo suo mettersi completamente al servizio degli altri, senza secondi fini. Con un esempio, si potrà, forse, comprendere meglio il significato di questo suo amore per le comunità parrocchiali affidategli in cui ha servito in nome di Cristo, convinto che occorresse spendersi nell’amarle e nel servirle fino a dare la propria vita. Quando nel XVI secolo a  Don Filippo Neri, oggi santo, Papa Clemente VIII gli propose di nominarlo cardinale, egli rifiutò, affermando di preferire il «Paradiso», ovvero di voler servire la comunità da lui fondata e che riuniva anche tanti bambini e ragazzi di strada della Roma papale dell’epoca. Allo stesso modo, quando alcuni anni fa, venne proposto a Don Pinna di diventare vescovo, per due volte rispose umilmente «Paradiso», preferendo servire le comunità parrocchiali la cui cura gli era stata affidata, ovvero ciò per cui si sentiva chiamato dal Signore, offrendosi totalmente a Dio, cercando conforto in Lui, nell’amore, ricambiato, dei figli della sua comunità.

Martino Contu

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