Donne vittime di violenza e femminicidio

Oltre cento donne in Italia ogni anno vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. E’ una vera e propria strage. E ai femminicidi si aggiungono poi violenze che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare tante altre vittime. Sono migliaia le donne aggredite, picchiate, perseguitate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.  Ad accumunare i tanti casi spesso ci sono incomprensioni e tensioni familiari, il desiderio di separarsi, l’affidamento dei figli.

 

Man’s clenched fist opposite woman’s hand holding heart

La tutela dovrebbe partire da una maggiore informazione ai cittadini per poter discriminare alcune situazioni pericolose e quindi agire a livello preventivo. Un aspetto importante che ogni persona dovrebbe conoscere è il rischio a cui è esposta, e quanto rischia di diventare vittima, determinati su elementi quali: l’occupazione, la classe sociale e le caratteristiche psicologiche. Le predisposizioni vittimogene specifiche sono distinte in tre gruppi: predisposizioni bio-psicologiche: età, sesso, razza, stato fisico; predisposizioni sociali: professione, status, condizioni economiche, stile di vita; predisposizioni psicologiche: deviazioni sessuali, stati psicopatologici e tratti del carattere.

Qualunque sia la classificazione non implica che ogni membro di un gruppo ad alto rischio di vittimizzazione sarà vittimizzato, come pure non è detto che ogni membro dei gruppi a minor rischio sarà risparmiato. Accanto alle conseguenze di natura fisica e psico-traumatica, vi sono delle conseguenze personali, sanitarie, economiche e di rapporto con il sistema giudiziario penale.

Vi sono anche diverse conseguenze sociali individuate dalla vittimologia, che possono essere correlate o meno al disturbo post traumatico da stress ma non necessariamente, come difficoltà dei rapporti familiari, complicazioni nei rapporti intimi di coppia, professionali, lavorativi e così via. Tra questi annoveriamo la sindrome di Stoccolma e le condotte di cosiddetta recidiva criminale. La prima, è costituita da particolari meccanismi di difesa psicologica nel caso degli ostaggi. Si ha quando la vittima sviluppa paradossalmente comportamento caratterizzato da sentimenti di simpatia nei confronti degli aggressori o sequestratori, sentimenti negativi da parte degli ostaggi nei confronti delle autorità e delle forze dell’ordine, sino alla reciprocità della simpatia tra gli uni e gli altri. La seconda è il fenomeno della vittimizzazione multipla. Alcune vittime, infatti, sono costantemente e ripetutamente vittimizzate. Sviluppano un disturbo psicologico che le induce a subire nuovamente l’esperienza della vittimizzazione con comportamenti apertamente negligenti, imprudenti o provocatori.

Sarebbe utile rafforzare gli interventi a sostegno delle vittime, sia da un punto di vista informativo e giuridico, che da un punto di vista dell’assistenza e supporto psicologico.

Marianna Chessa

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