Emmanuele Deidda il sacerdote più giovane della diocesi

Due anni fa don Emmanuele Deidda, 24 anni, è stato ordinato dall’allora vescovo Giovanni Dettori nella cattedrale di Ales e il giorno dopo ad attenderlo a Villacidro, nella chiesa Sant’Antonio  c’erano amici, parenti e tanti parrocchiani emozionati per la sua prima messa.  Due anni dopo il sacerdote più giovane della diocesi, insieme ad altri sacerdoti,  ogni giorno porta conforto e sostegno alle comunità.

Perché ha deciso di diventare sacerdote?

«Ho deciso di dire Eccomi ad una chiamata d’amore, perché ho sperimentato nella mia vita l’amore pieno e totale che Dio ha per me».

Che ricordi ha dell’adolescenza a Villacidro?

«Diversi bei ricordi, grazie alle persone che ho incontrato nel mio cammino di crescita».

La vita in parrocchia?

«I ricordi in parrocchia sono tanti. Dall’età di 6 anni ho iniziato a fare il chierichetto, per poi da più grande svolgere il mio servizio come catechista e animatore dell’oratorio. Durante il cammino vocazionale, nel Seminario di Villacidro e poi nel maggiore in quello di Cagliari e Padova, la comunità di Sant’Antonio è stata la mia più grande forza. La mia comunità non ha mai smesso di pregare e sostenere le vocazioni al sacerdozio, questo è un sostegno enorme per un giovane».

Oggi com’è la sua vita?

«La vita di un presbitero è fatta di tanti incontri e impegni. Da tre anni opero come vicario parrocchiale nella Cattedrale di Ales, oltre alla responsabilità dell’ufficio informatico diocesano e alla collaborazione con “Nuovo Cammino”, da qualche mese sono impegnato come segretario del Vescovo Roberto».

Cosa le manca del suo paese?

«Sono tante le cose che mi mancano. Ma in particolare vedere nel mio amato paese tutti i miei coetanei lontani dalla comunità cristiana come tanti altri giovani. Questo è per me un grande dolore. Spesso penso che comunità cristiana non siamo stati capaci di trasmettere la bellezza dell’essere cristiani, la gioia e la forza che nasce dalla fede».

La giovane età è un punto di forza per un sacerdote?

«Dipende. Il giovane possiede tanto entusiasmo e forza, però rischia di cadere nella presunzione di poter cambiare il mondo con la sua presenza. La giovinezza se vissuta con maturità è una forza propulsiva, per la comunità alla quale sei affidato, oltre ad essere un segno di testimonianza per i giovani: la Chiesa non è per gli anziani, ma per tutti, sopratutto per i giovani».

Quale oggi il progetto al quale è più legato?

«Oggi dopo due anni di sacerdozio, mi ritrovo ad essere vice-parroco della Cattedrale di Ales, direttore dell’ufficio informatico diocesano e segretario del  nostro Vescovo Monsignor  Roberto Carboni. Io sono prete per tutti. Il mio cuore non può che poggiarsi verso i giovani e i ragazzi, sopratutto nel cercare di accompagnarli nel loro cammino di crescita umana e di fede. Non smetto di ricordargli di andare controcorrente, di inseguire i loro desideri».

Cosa direbbe ai ragazzi che hanno perso la fede e anche i sorrisi?

«Direi loro di non lasciarsi rubare la speranza da questo mondo, ma di continuare a camminare, a mettersi in ricerca verso il senso della nostra vita, del nostro essere qui».

Stefania Pusceddu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*