Emozioni e gravidanza

Nel ciclo di vita femminile una delle esperienze emotivamente più intense che ella può scegliere di vivere, è sicuramente quella della maternità: oggi ci soffermeremo sulle emozioni vissute durante la gravidanza.

Innanzitutto è bene ricordare quanto sia importante la serenità della mamma per il benessere psico fisico del feto: sembra scontato da ribadire, mentre poi la letteratura clinica e la ricerca scientifica ci offrono numerose casistiche di patologie psichiche emerse prepotentemente durante la gravidanza e/o il post partum, che se non prontamente sostenute possono causare problematiche emotive o somatizzazioni in eventuali successive gravidanze e nella vita di tutti i giorni. L’idea della donna = mamma ha creato un condizionamento sociale nei secoli tale che chi per scelta o per impossibilità varie non “procreava”, veniva vista come dannosa non solo per il proseguimento della propria stirpe, ma anche complice dell’estinzione della specie, un concetto che trova la sua massima espressione nella radice dell’isteria come possibile conseguenza di mancate gravidanze; oggi sappiamo invece che parte delle categorie di pazienti isteriche di allora avevano si delle mancanze ma più per lo status societario della maternità, della protezione, della celebrazione del ruolo che non per reale istinto materno; si sentivano fallite, del resto non tutte potevano studiare e venivano cresciute con le bambole, educate per essere delle brave madri e mogli perfettamente dedite all’uomo.

Questa “missione” si è modificata con l’attuale realtà societaria dei figli unici, contro la media di 9/10 figli per famiglia dei secoli scorsi; non abbiamo lo spazio in questa sede per addurre giustificazioni varie di ordine economico, politico, lavorativo, relazionale, ci basta osservare che appena la donna ha potuto scegliere come gestire la propria vita, è calato vertiginosamente il numero di gravidanze; è aumentata l’età di prime e/o successive gravidanze per scelta della donna o della coppia di avere altri obiettivi oltre la maternità. Ora si sa che le emozioni durante la gravidanza non sono universalmente ed esclusivamente positive; la prevenzione ci parla di depressione post partum ( baby blues e altri disturbi ricollegabili al d-stress della gravidanza) e non bisogna abbassare la guardia, perché son patologie reali, diffuse e prevenibili, oggi molto più diffuse delle isterie freudiane e molto più dannose per la darwiniana protezione/evoluzione della specie. La gravidanza è quindi il momento forse più cruciale della maternità, è allora che la donna sente la vita che cambia, nascosta dietro l’apparente “corpo che cambia”; il bambino appoggiato sul “cervello emotivo” della mamma, ne assorbe le emozioni esattamente come il nutrimento dalla placenta. Le emozioni cambiano da donna a donna, da società a società; oltre alla fisiologia, è la gestione delle emozioni che determina spesso (con l’autostima e l’autoefficacia) l’andamento gravidico. Una donna emotivamente intelligente che sta per diventare mamma con consapevolezza, per scelta, una persona certa delle proprie capacità, creativa, resiliente, potrà passare nove mesi serenamente anche senza il costante aiuto del compagno (se c’è), magari meglio di una donna che ha ogni altro tipo di sostegno ma è insoddisfatta di sé o della situazione futura. E perché una donna può essere insoddisfatta del ruolo, ambito da tante donne che invece lo vorrebbero?

Goleman ci insegna (tra le altre cose), che le emozioni negative son quelle emozioni che si pongono di traverso tra noi e i nostri obiettivi, quindi concludiamo con questa riflessione: la gravidanza perfetta non esiste ma possiamo aumentare la serenità del periodo nostro, delle nostre compagne, amiche, sorelle lavorando sulle emozioni, non nascondendo ansie o paure, non imponendoci finti sorrisi, esternando sia le gioie e le speranze che il disagio; se ci sentiamo gonfie e impacciate forse lo siamo davvero, abbiamo il diritto di rimpiangere anche la forma fisica, ma passeranno anche i chili, se lo si vuole davvero…non si nasce mamme e non lo si diventa automaticamente alle prime nausee e forse non si smette mai di imparare ad esserlo, ciò che conta è stimarsi come donne e vedere la maternità come scelta e desiderio, non come imposizione!

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