Essere consapevoli delle proprie emozioni

In tre anni di rubrica abbiamo affrontato tutte le emozioni di base e molti sentimenti che derivano dall’unione di queste emozioni: abbiamo ribadito spesso l’importanza di una buona educazione socio- emotiva sin dall’infanzia; abbiamo posto l’accento sull’importanza di gestire le emozioni per regolarle e viverle coerentemente con le nostre aspirazioni, competenze, idee nel rispetto delle emozioni di chi ci circonda; abbiamo cercato di diffondere una cultura della prevenzione di molte problematiche attraverso la promozione dell’intelligenza emotiva applicata ad ogni ambito della vita; abbiamo sensibilizzato i lettori sulla prevenzione di patologie stress- collegate, attraverso modalità di risposta emotiva congrua con la situazione vissuta.

L’autoconsapevolezza emotiva è per Goleman, la nostra attenzione riflessiva e introspettiva verso la propria esperienza; la nostra mente si trova stimolata a reagire non solo alla situazione ambientale dove avviene un’esperienza ma ad affrontare tutto il carico emotivo che comporta quella situazione.

Naturalmente essere consapevoli di tutte le proprie emozioni, implica la loro accettazione per gestirle con autocontrollo: senza autocontrollo non si è capaci di gestire le emozioni in modo equilibrato, ovvero si tenderà ad accettare solo le “belle emozioni” relegando quelle “socialmente meno nobili”. L’autocontrollo ti da la possibilità di gestire emozioni come la collera in modo equilibrato, impedendoci ogni volta che sperimentiamo questa emozione di trasformarla in “furia”verso noi (autolesionismo, suicidio ecc) o il prossimo (reati omicidi, stalking ecc). Essere consapevoli delle nostre emozioni ci protegge dalla rassegnazione, dalla sopraffazione emozionale: siamo noi a guidare le nostre emozioni; non possiamo essere manipolati da nessuno; le critiche positive possono influenzare una rivalutazione, un passo indietro, una crescita; le critiche “sabotanti”, di contro, non possono scalfire “intensamente” le persone che conoscono le proprie emozioni che sottendono le nostre azioni. I pazienti che in studio terminano un percorso di “autoconsapevolezza emotiva”, riferiscono di vivere meglio di prima perché possono finalmente essere loro stessi senza bisogno di uniformarsi a tutti i costi, contro il proprio reale bene, soffrivano perché non potevano essere loro stessi. Chi accetta serenamente se stesso con i propri limiti, sarà socialmente portato alla pro-socialità e alla solidarietà, avrà l’umiltà di considerarsi “ultimo tra gli ultimi”, senza invidie, perché sa di poter raggiungere i propri obiettivi, intervenendo sulle proprie emozioni per farlo al meglio.

Dott.ssa Alice Bandino

psicologa

www.psygoalicebandino.it

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