Festa di Sant’Isidoro, patrono dei contadini

La comunità guspinese, dall’8 all’11 giugno 2018, festeggerà Sant’Isidoro. Quest’anno ricorre inoltre il trentaquattresimo anniversario della inaugurazione della chiesa intitolata al patrono dei birrociai (carrettieri) dei contadini, dei campi e dei raccolti. Ma in effetti chi era Sant’Isidoro l’agricoltore? La storia racconta che nacque in Spagna nel 1080, che sposò Maria Toribia, beatificata da Innocenzo XII nel 1697 e che  dalla loro unione nacque un figlio. Rimasto orfano in giovanissima età, Isidoro andò a fare il contadino presso un ricco possidente della capitale spagnola. Uomo molto religioso, ogni mattina, andava prima a messa e poi al lavoro. Dedicava molto tempo alla preghiera e al bene del prossimo. Per questo, da parte dei suoi compagni di lavoro, invidiosi, fu ingiustamente accusato di lavorare meno degli altri, mettendolo in cattiva luce agli occhi del padrone. Venne accusato inoltre di far fruttare poco la terra che coltivava,  perché troppo impegnato a pregare e fare opere di bene. Il padrone lo rimproverò aspramente e lo minacciò di cacciarlo. Isidoro benché fosse analfabeta, con umiltà, propose al suo padrone di ridurgli la paga nel caso in cui i frutti dei poderi da lui coltivati fossero stati inferiori agli altri contadini. Proposta che venne accolta. Venne il periodo del raccolto e i frutti dei campi lavorati da Isidoro furono abbondanti e superiori a quelli ottenuti dai suoi compagni, tanto che ben presto si diffusero racconti di eventi miracolosi. Si narra, infatti, che un giorno, mentre Isidoro fosse inginocchiato a pregare, gli angeli lavorassero con l’aratro al posto suo. Da questo discende la raffigurazione del simulacro del Santo agricoltore, che lo vuole rappresentato con angeli e gioghi di buoi che arano circondato da  covoni di grano. Quello del pozzo è probabilmente il miracolo più conosciuto, con la preghiera sarebbe riuscito a farne salire il livello dell’acqua affinché un bambino che vi era caduto dentro potesse essere salvato. Intanto Isidoro continua a lavorare i campi ma soprattutto prosegue con la sua opera caritatevole nei confronti dei più poveri,  ai quali devolve una parte sostanziosa della sua paga. Morì il 15 maggio 1130 e nel 1622 venne canonizzato da Gregorio XV. Le sue reliquie si trovano nella chiesa madrilena di Sant’Andrea. La venerazione per Sant’Isidoro inizia in Sardegna con la dominazione catalano/spagnola che introdusse il culto di molti santi di origine iberica.

Venendo al Sant’Isidoro agricoltore “guspinese” e alla costruzione della sua chiesa, vedremo più avanti, che ci sono stati vari tentativi già da alcuni secoli fa, come scrive don Edmondo Locci nel suo libro “Guspini: storia civile e religiosa di un popolo”: “Gli agricoltori di Guspini, per due secoli interi, avevano sempre desiderato edificare una chiesa al loro patrono Sant’Isidoro. Nell’archivio parrocchiale infatti si rintracciano dei documenti del 1700 e 1800 che esprimono dei tentativi di realizzazione. La costruzione della chiesa campestre lungo la strada statale per Arcidano, iniziò nel 1982 e già nel 1984 vi si celebrò la prima messa di inaugurazione del sacro edificio nel giorno di ringraziamento per il raccolto della terra; una festa questa che si sarebbe celebrata ogni anno ad opera degli agricoltori di Guspini”. “La realizzazione della chiesa vide impegnate diverse persone: la ricca possidente Caterina Murgia, che donò il terreno, il comitato, di cui fu presidente lo stesso parroco e cassiere il signor Antonio Scanu noto Barzeu, e infine molte altre persone, che donarono o del denaro o del materiale da costruzione o delle ore lavorative gratuite”. “I nomi dei principali sostenitori – si legge nel libro – sono tramandati alla memoria nelle lapidi poste ai lati dell’altare.

La chiesa dedicata a Sant’Isidoro, costruita a tre navate, molto ampia e luminosa, fu realizzata secondo il progetto del geometra Gianfranco Scanu. L’altare in marmo fu donato dal signor Mocci Giuseppe in ricordo della moglie defunta, il mobiliere Marco Piga offrì i tre scanni del presbiterio, i 20 banchi in legno rovere riportano i nomi dei donatori in una targhetta”. Chiesa di Sant’Isidoro e Antonio Scanu (Barzeu) sono diventati un binomio inscindibile. È sicuramente  la persona che con ostinazione quasi ossessiva ne ha voluto più di tutti la sua realizzazione. Un aneddoto simpatico di ziu Antoi Barzeu, racconta che durante la raccolta dei fondi per edificare la casa per il santo, non perdesse occasione per sottolineare il fatto che avessero contribuito più i comunisti che i democristiani, non tenendo conto che ancora negli anni ottanta, a Guspini i comunisti fossero decisamente più numerosi dei democristiani.

«La festa di Sant’Isidoro negli anni 50/60», racconta Antonino Casu da sempre nel comitato, «veniva organizzata dalla neo costituita Cooperativa agricola Sant’Isidoro, composta da una ventina di agricoltori locali. Ogni socio contribuiva all’organizzazione della festa, conferendo un quantitativo di grano, compatibilmente con le proprie possibilità. Il grano raccolto veniva portato al mulino e macinato. La farina ottenuta veniva venduta e con il ricavato, si facevano i festeggiamenti, prevalentemente religiosi».  «Non essendoci una chiesa dedicata», prosegue Antonino Casu, «il simulacro veniva portato in processione, il sabato della festa, alla chiesa di Santa Maria.

La domenica mattina, al termine della messa, durante la quale venivano cantati is goccius aveva luogo la processione. La statua del santo veniva issata su un carro trainato da un giogo di buoi, addobbati con fiori e campanacci, preceduto dalla confraternita, dalle associazioni religiose e da un numeroso gruppo di cavalieri. I fedeli seguivano il simulacro lungo tutto il percorso che si snodava,  partendo dalla chiesetta di Santa Maria, percorreva la omonima via per svoltare nelle attuali vie Garibaldi, Mazzini, Montevecchio, Ferracciu, Lamarmora, Senatore Spanu, Parrocchia, Gramsci e nuovamente Santa Maria». «Il lunedì sera, la statua del Santo, in processione», conclude Antonino Casu, «faceva ritorno nella parrocchia di San Nicolò. Alla fine degli anni 60, vuoi per la cessazione della cooperativa Sant’Isidoro, vuoi per tutta una serie di vicissitudini, compreso la mancata ricostituzione del comitato, le celebrazioni in onore del santo agricoltore vennero a cessare. Nel 1975, per volontà di Mario Caboni, vennero ripristinati. Dal 1982 al 1984 non si tenne la festa, per consentire il reperimento delle risorse necessarie per la costruzione della tanto agognata chiesa».

Luigi Usai (Piccinelli), considerato la memoria storica all’interno dei comitati per i festeggiamenti, conferma ancora una volta l’ennesimo progetto di edificazione in onore del patrono dei contadini: «Da giovane ho sempre sentito parlare di un terreno in località monte Candebazzu destinato alla costruzione del tempio di Sant’Isidoro,  del quale inspiegabilmente negli anni a seguire non si parlò più. Nel 1982, durante la cena nella mia casa di campagna in località Ruinas, a conclusione dei festeggiamenti per il nostro santo, presenti tutto il comitato, il parroco don Michele Pinna, il maresciallo dei carabinieri Falchi, proposi di costruire la chiesa in un terreno di mia proprietà, adiacente al locale dove stavamo cenando. Per problemi burocratici, questa mia proposta, con molto dispiacere di tutti, non si poté perfezionarla». La scintilla oramai era scoccata. Alcuni mesi dopo, infatti, Antonio Scanu informò il comitato che Caterina Murgia, si era resa disponibile mediante la concessione  di un’area di sua proprietà in località Perdas Longas, affinché potesse finalmente realizzarsi il sogno che da secoli, agricoltori e non rincorrevano. La manifestazione di volontà della benefattrice Caterina Murgia, venne formalizzata con atto del notaio Sergio Floris in data 30 aprile 1982. I lavori vennero ultimati ad aprile e il 15 maggio 1984, venne consacrata dall’allora vescovo di Ales e Terralba mons. Antonio Tedde.

Maurizio Onidi

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