Genocidio armeno: un avvenimento che non si può ignorare

25 aprile: Festa della Liberazione. Per noi italiani questa data rappresenta la liberazione dell’Italia dal nazismo e dal regime fascista; un anniversario tanto importante da essere considerato un giorno festivo per tutta la nazione. Mentre per noi questa data assume un significato positivo, per un altro Stato è legata al ricordo di un evento tragico.

Armenia, anno 1915: la notte tra il 24 e il 25 aprile le forze turche arrestarono, presso Istanbul, un gran numero di notabili, medici e altre figure importanti di origini armene. Questo evento è soltanto un simbolo, generalmente utilizzato per delineare il Genocidio Armeno.

Ma di cosa si tratta nello specifico? Quali sono i motivi che hanno portato i turchi ad accanirsi contro gli armeni, nel periodo in cui il mondo intero era coinvolto nella Prima Guerra Mondiale?

La tensione tra questi due popoli intercorreva già a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento. Il governo turco aveva intenzione di omologare tutti i territori dell’Impero Ottomano secondo la religione e le usanze turche. Gli armeni, cristiani e proiettati verso una civiltà più avanzata e di stampo occidentale, chiedevano già da tempo il riconoscimento dei loro diritti e delle loro libertà, refrattari all’idea di piegarsi al volere degli ottomani. È proprio intorno al 1895 che prese avvio il primo vero sterminio degli armeni, voluto dal sultano turco Abdul Hamid II. Una seconda campagna contro il popolo armeno, sempre per mano del suddetto sultano, è datata 1909. Negli anni successivi, dalle fila del governo dei Giovani Turchi emersero tre figure: Talaat, Enver e Djemal. Furono proprio questi tre dittatori, durante l’inizio della Prima Guerra Mondiale, a commissionare l’arresto delle importanti figure armene a Istanbul, la notte del 24 aprile 1915. I motivi che portarono a questa decisione furono principalmente preventivi: i rapporti tra i due popoli si erano talmente logorati che gli ottomani temevano un’alleanza tra gli armeni e i Paesi occidentali, da sempre rivali dell’impero orientale. I prigionieri vennero probabilmente uccisi, ma ancora oggi non si sa in che modo.

Dal mese di maggio iniziarono poi nuove persecuzioni e deportazioni di massa nel deserto siriano.

Non si conosce in maniera precisa il numero effettivo di armeni che persero la vita durante quegli anni di stermini, ma si stima superino il milione e mezzo. Si tratta di un avvenimento catastrofico, il primo dei grandi genocidi del Novecento, da cui probabilmente Hitler prese spunto per lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. L’ennesima storia di un popolo che desiderava solo essere libero, ma è stato schiacciato dal peso di una potenza più forte.

Il primo Paese in assoluto a riconoscere ufficialmente il Genocidio Armeno fu l’Uruguay nel 1965. Ancora oggi non tutti gli Stati hanno compiuto questo passo: lo stesso governo turco nega la sua evidenza e importanza. Molti Paesi occidentali (tra cui l’Italia nel 2001) hanno riconosciuto il genocidio in quanto tale; tuttavia la strada è ancora lunga e anche in questi anni si sta avendo un riscontro positivo da molte nazioni.

Il Genocidio Armeno è un avvenimento storico di cui non si parla spesso, molte volte lo si accantona perché appare lontano da noi e dalla nostra società. Non importa quanti secoli o chilometri ci separano dalla civiltà armena: le conseguenze dell’odio nei confronti di un intero popolo non si possono ignorare né cancellare.

Un ringraziamento speciale ad Alessandro Agostini – 24 anni, appassionato di animali e piante, risiede in Emilia Romagna e si occupa di studi storici, in particolare sul popolo armeno –  per le informazioni e il prezioso aiuto.

Claudia Scanu

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