Gianni Marilotti: “Cambiare il mondo con la scrittura”

A Gianni Marilotti insegnare storia e filosofia nei licei cagliaritani deve agire da fontana della giovinezza, mi par ieri che lo incontrai a Milano per il suo “La quattordicesima commensale” con cui aveva vinto il premio Italo Calvino, era il 2003 e l’anno dopo il libro ebbe anche il premio Maria Rusconi per la miglior opera prima edita in Italia. È alla libreria Lirus per il suo ultimo scritto: “Delitto alla Cattolica”, Fratelli Frilli Editori. In questo frattempo non è che Gianni sia rimasto con le mani in mano anche se il suo secondo romanzo “L’errore” esce nel 2013 (ed.Il Maestrale), e l’anno dopo con Arkadia pubblica “Il conte di Saracino”. Tra un romanzo e l’altro tanta saggistica di carattere storico-politico. Copio dalla quarta di copertina: è autore, fra gli altri, del volume Italia e Nord Africa, Carrocci Editore 2006, e di numerosi saggi e articoli in riviste internazionali.

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Fondatore e presidente dell’associazione culturale Mediterranea si occupa attivamente di storia del Mediterraneo e di cooperazione allo sviluppo (vedi: “L’Italia e il Nord Africa, l’emigrazione sarda in Tunisia 1848-1914, ediz. Carrocci). Dal 2014 svolge la funzione di Consigliere onorario per i minori presso la Corte di Appello del Tribunale di Cagliari. Rivoluzionario Gianni, militante politico di quella sinistra extraparlamentare che si provò a cambiare il mondo negli anni ’70 dell’altro secolo, dice lui che dal giugno ’72 per ben 10 anni era a Milano, una volta al mese, nell’ambito della sua militanza. Il profumo di quegli anni è intrappolato fra le righe del romanzo. Che a leggere il titolo saremmo tentati da subito di classificarlo come “un giallo”, ma oltre che fare torto all’autore che ci tiene a non farsi incasellare in una qualche categoria (non sono un giallista, dice) non faremmo un buon servizio all’impianto narrativo del libro, che è alquanto composito e non si lascia ridurre ad un “unicum”, anzi dipana le sue trame in molteplici piani di scrittura. Che la realtà narrativa fosse altra da quella prospettata dal titolo lo facevano già presagire i due “presentatori”: Luigi Cannillo e Pasqualina De Riu, due poeti.

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Lui è poeta, saggista e traduttore (insegnante di lingua e letteratura tedesca) consulente editoriale. Le sue poesie sono in numerose antologie e riviste nazionali e internazionali, è attore della vita culturale milanese degli ultimi decenni, partecipa da una vita a performance e spettacoli teatrali con artisti visivi e musicisti. Pasqualina è di Silanus, a Milano ha insegnato italiano e storia alle superiori. Tra le sue raccolte di poesie mi piace ricordare “Cala Sisine e dintorni” giusto per rammentare quanto conti per lei l’essere nata in Sardegna, quanto ancora la agiti il riverbero della sua isola. Fermamente convinta del potere anche terapeutico della letteratura, nel suo biglietto da visita si legge: Consulente Filosofico. E’ lei che inizia leggendo il prologo del libro di Marilotti: “…una ragazza che si difende dalla canicola milanese con una camicetta a fiori blu, che percorre Corso Magenta, è il 24 luglio del 1971, tocca sottolinearlo perché , è cronaca giudiziaria, la medesima verrà trovata morta nei gabinetti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, trafitta da quaranta colpi di coltello”. Il prologo, dice Pasqualina, come fosse una cornice, unifica la narrazione. Non a caso finisce con una citazione dalle Epistole di Seneca a Lucilio, che cita un verso del filosofo stoico Cleante: “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” (il destino conduce chi vuole farsi guidare, trascina chi non vuole). Cannillo lo dice un romanzo di tipo meta-letterario. Con rimandi e citazioni di “noir”, che si dipana con diversi tipi di scrittura, una che illumina l’altra. Il prologo è scritto al presente, poi il romanzo torna al passato e la ragazza, trovata morta, torna solo a pagina 50, Simonetta Ferrero, questo il suo nome vero. “Silvia Ontani era stata trovata morta…uccisa da 44 coltellate. Siamo in presenza di dati reali, poi c’è l’invenzione. La scrittura fa emergere parti di verità che l’indagine poliziesca non riesce a fare”.  Gianni cita Borges sui generi letterari: “È il lettore che infine decide, l’autore è solo scrittore di storie”. Continua Pasqualina: “Il vero protagonista è il libro. Un romanzo post-moderno, di crisi. E come viene rappresentata la crisi in questo mondo editoriale? C’è un autore privo di talento e una “editor” che se lo scopa. Viene in mente il “Se domani d’inverno un viaggiatore”, di Italo Calvino”. Insieme a Calvino ancora Borghes, dice Gianni: “il librò è di per se stesso realtà, contribuisce a crearla. Non essendo riuscito a cambiare il mondo con la politica, lo cambio con la scrittura, e questo mi diverte”. Il fattaccio della Cattolica occupò le pagine dei quotidiani nazionali per mesi e mesi. Addirittura il commissario che fu incaricato del caso, tale Orlando, ne scrisse sull’Europeo, quando ancora si occupava delle investigazioni. E questo strano rapporto: omicidio-istituzioni creò naturalmente scandalo e reprimende da destra e sinistra. L’Università Cattolica non collaborò. I bagni, sulle pareti dei quali erano macchie di sangue, e un’impronta di una mano molto ben delineata (subito giudicata come “maschile”) furono ben presto ristrutturati. Non esiste una foto del seminarista che, sentendo lo scroscio dell’acqua nei bagni femminili, accorse e trovò il cadavere insanguinato. Ancora oggi per la Cattolica, questo è un nervo scoperto. Per molto tempo una strana paura si aggirò per i chiostri bramanteschi dell’università, e le studentesse si facevano accompagnare al bagno dalle amiche. Era stato violato un tabù, nel tempio cattolico del sapere, il Male era entrato con le sue espressioni più feroci. Che ci faceva Simonetta nei bagni della scuola che aveva lasciato due anni prima dopo essersi laureata e dove avrebbe incontrato il suo assassino? Il numero delle coltellate (44) porta a delineare ipotesi di premeditazione, di una furia omicida che non si placa subito. E come è uscito l’assassino che comunque doveva essere ben sporco del sangue della vittima? Gianni Marilotti ha una sua risposta letteraria, totalmente arbitraria benché basata su fatti arcinoti e su ipotesi d’investigazione provate e riprovate. Inquadra la vicenda nel mondo opaco dell’editoria, che lui non ama molto s’intuisce, del resto dopo il successo della “14° Commensale”, edita da Il Maestrale, era lecito aspettarsi un atteggiamento diverso rivolto a quello che allora si prefigurava come un promententissimo esordiente. “Lei è un terrorista? Mi chiedevano, visto che era di quel mondo oscuro che parlava il mio primo libro.” “Ci mancherebbe altro, rispondevo indignato!”. “Allora non ti pubblico”. Scelte editoriali basate sulla spettacolarità, sulla notorietà scandalosa dello scrittore, vanno bene assassini (più o meno pentiti), bombaroli, perché bisogna che il libro venda, al diavolo la bontà di scrittura, per quella ci sono gli editor che tutto sanno aggiustare. “Il merito, la qualità viene trascurata, non solo nel mondo editoriale, ma anche dalla scuola, dal giornalismo”, dice Gianni con una punta di amarezza. Importante è fare scelte coerenti con la propria coscienza,ad esempio perché presentare questo libro alla libreria Lirus di via Vitruvio e non in qualche megastore di piazza Duomo? Intanto perché la Lirus fa parte della LIM : Associazione delle Librerie Indipendenti di Milano (nasce nel 2013 e comprende ben 32 librerie associate), che siano di tipo generalista, specializzate o d’antiquariato, sono caratterizzate da un tipo di offerta che privilegia la prossimità, l’attivismo sociale e culturale rivolto al territorio.

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Hanno un catalogo vastissimo che contempla anche editori minori, titoli fuori catalogo, difficilmente reperibili o semplicemente dimenticati. Del resto non ci si improvvisa librai, a Milano dal 1984 la benemerita Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, tra le poche realtà europee (Francoforte, Orvieto) organizza corsi specialistici per aspiranti librai e librai professionisti. Dal 2007 vincere il Premio Mauri per Librai è motivo di vanto per chiunque aspiri a fare questo mestiere, la Lirus lo ha ricevuto nel 2015. Gianni Marilotti continua ad essere rivoluzionario, a prediligere l’aspetto sociale del suo lavoro, dei suoi interessi, con un ‘attenzione tutta particolare verso gli ultimi, gli indifesi. Fa dire a pag.105 del suo libro a uno dei suoi personaggi: “Lo sa cosa mi dicono gli editori? Mi chiedono: lei è un terrorista? Ha partecipato alla rapina che descrive nel suo libro? Ha fatto la galera? Ha lavorato per i servizi segreti? No! rispondo io, e non sono nemmeno un calciatore, un attore, una rock star…”.

Qualche sentore di autobiografia? Inevitabile per qualunque scrittore che calchi questo nostro pianeta, Gianni Marilotti non è un delinquente, ce ne faremo una ragione e lo leggeremo comunque.

Sergio Portas

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