Gigi Marchionni: lavoro per i giovani, lotta allo sfruttamento

Nel Medio Campidano un giovane su due non lavora e spesso l’unica strada (anche per gli adulti) rimane quella dell’emigrazione, ma c’è anche un’emergenza per il lavoro nero e per lo sfruttamento delle donne.  Non per questo bisogna arrendersi come ricorda nella nostra intervista Gigi Marchionni, segretario territoriale della Cgil del Medio Campidano.

Nel Medio Campidano un giovane su due non lavora ed è continua la fuga in altre regioni italiane e all’estero. Che fare?

È chiaro che la causa  ad un problema del genere deriva essenzialmente dalla mancanza di lavoro e mettere argine a questa grave emorragia prevede uno sforzo straordinario da parte delle istituzioni regionali e nazionali, qualche segnale sta arrivando ma recuperare una crisi strutturale di sistema che ci stimo trascinando dal 2009 non è semplice. Cosa fare?  Bisogna che per il mezzogiorno, e per le isole in particolar modo,  si immettano risorse fresche per attirare aziende serie con agevolazioni fiscali e incentivi per l’occupazione giovanile così come è stato fatto per le aree complesse anche in Sardegna ma allargando il provvedimento a tutta l’isola e al nostro territorio che soffre maggiormente la crisi e la povertà, solo con la creazione di nuova occupazione.

Il territorio vive una profonda crisi: quali sono le situazioni più drammatiche e urgenti da risolvere?

Fare una classifica delle situazioni drammatiche ed urgenti da risolvere apre un discorso complesso perché da un lato alcune realtà sono state mantenute con la lotta di un territorio unito, vedi la Portovesme srl che nel 2009 rischiava la chiusura o la Ceramica Mediterranea che ancora oggi produce non con poche difficoltà, dall’altro abbiamo realtà come  quelle del settore industriale dove aziende storiche come la Zincometal , la COMOIN per non parlare della Keller hanno chiuso i battenti lasciando a casa centinaia di dipendenti. Gli altri settori produttivi come l’edilizia , hanno pagato il prezzo più alto della crisi economica sia in termini di perdita di posti di lavoro che  per quanto riguarda la concorrenza a basso costo delle aziende che dal resto d’Italia sono venute a costruire portando manovalanza a basso costo che ha messo in ginocchio tante aziende locali rispettose dei contratti e delle leggi. Il settore dell’agroindustria ha sofferto le restrizioni in materia di leggi sulla esportazioni delle carni suine dalla Sardegna  e più in generale della concorrenza sleale di paesi che esportano qui da noi a costi molto più bassi dei nostri perché risparmiano sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti in termini di tracciabilità, per non parlare del proliferare del lavoro nero o sottopagato dove da un lato ci si lamenta per l’arrivo di tanti immigranti e dall’altro gli si sfrutta per pochi euro. L’unico settore che regge è quello del commercio che però ha risentito della mancanza di buste paga nel territorio e quindi se è pur vero che “ la gente non mangia ferro “, come sostiene qualche imprenditore locale, e  vero anche  che per acquistare nei negozi bisogna lavorare e portare a casa un reddito.

Su quali settori puntare per lo sviluppo del territorio? Da dove ripartire?

I settori sui  quali puntare per la rinascita del territorio sono tutti quanti, dall’edilizia che produce lavoro per i muratori e i metalmeccanici  (vedi la nuova struttura ospedaliera  che porterà una boccata di ossigeno al settore )  all’industria che occupava centinaia di persone e che  e consentiva all’indotto, fatto da decine di artigiani , di fare crescere l’economia anche della piccola industria locale passando per l’agroindustria che deve essere il nostro fiore all’occhiello visto che il medio campidano ha la vocazione agro pastorale più importante della Sardegna in un territorio che è rimasto incontaminato, per finire con la valorizzazione della formazione dei giovani che consenta la rinascita di tante nuove possibilità occupazionali magari legate alla nuova frontiera dell’industria 4.0 che racchiude in se ricerca , saperi e riscatto delle nuove generazioni.

È quasi scontato  parlare di turismo in una territorio con 47 km di coste.

L’industria pesante ha ancora un futuro o è destinata a scomparire?

L’industria pesante deve avere ancora un futuro soprattutto nell’era della globalizzazione dove i confini sono ormai solo virtuali e i trasporti globalizzati , almeno nel resto del mondo, ma si sa che qui in Sardegna per importare non ci sono barriere ma per esportare c’è sempre di mezzo il mare. Noi abbiamo una grande opportunità di crescita verso i paesi emergenti come l’Africa che richiede sempre più tecnologia e manovalanza specializzata che in Sardegna abbiamo e possiamo mettere a disposizione di grossi gruppi che vogliano venire ad investire opportunamente sostenuti dalle istituzioni così come avviene in tutto il resto d’Europa. È  importante però che le agevolazioni legate all’energia e la necessità di portare il metano in Sardegna , insieme alle altre forme di energia rinnovabile, consenta un abbattimento dei costi che rendano tutti i territori competitivi col resto d’Italia.

Lavoro nero e lavoro precario sono delle emergenze anche nel Medio Campidano? Ci sono delle situazioni in cui il sindacato è intervenuto per far cessare queste forme di sfruttamento?

Il lavoro nero è spesso frutto della disoccupazione  cronica  dilagante e anche chi potrebbe assumere con contratti regolari, magari a termine,  utilizza queste forme di sfruttamento adducendo al fatto che i costi per il personale sono troppo alti ma come spesso accade c’è chi si arrichisce anche in periodi di crisi a discapito dei più deboli, c’è inoltre da rilevare che chiunque abbia un minimo di volontà cerca di sbarcare il lunario come può e questo va a discapito di tutto il tessuto sociale che spesso vede contrapposti disoccupati a piccoli artigiani in una guerra fra poveri che vede nelle istituzioni la mancanza di progetti di indirizzo che reimpieghino le persone che hanno perso il posto di lavoro anche se gli ultimi povvedimenti della regione , vedi Lavoras, vanno in questa direzione che però non è strutturale.

Gian Luigi Pittau

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