Giorgio Serrenti, il cestinaio si racconta

La determinazione di reinventarsi, l’amore per i propri cari, il ricordo delle tradizioni e il saper guardare verso il futuro con il sorriso sul volto, sono tutte caratteristiche che si ritrovano nella persona di Giorgio Serrenti, classe 1958 e sanlurese Doc. Dopo aver subìto un intervento alla schiena, a causa del quale non poté continuare a svolgere il suo lavoro di muratore e che lo portò conseguentemente al licenziamento, Giorgio Serrenti ha riscoperto quella vecchia passione lasciatagli dal padre, la vecchia arte di intrecciare i cesti, che da hobby si è trasformata per necessità in lavoro. Sono ormai dieci anni che il signor Serrenti si dedica a questa attività, un tempo assai comune e oggi sempre più rara, la quale, ci spiega, è più impegnativa di quello che può sembrare a prima vista.

Tutto inizia con la ricerca dei materiali, nello specifico siliqua, olivastro, canne, e l’olmo per colorare, ognuno dei quali ha il suo tempo di raccolta, che varia da stagione in stagione. Successivamente si passa alla pulizia del materiale raccolto, mentre la terza fase di questo procedimento, che trasforma i materiali naturali raccolti nella vegetazione tipica del nostro territorio in cesti di utilizzo comune, è caratterizzata dalla loro essicazione, che varia le tempistiche in base al materiale in questione: il periodo di essicazione infatti può variare anche dalle due settimane a i dodici mesi. Dopo che il materiale è stato essiccato, e dunque ha perso tutta l’umidità che conteneva, l’artigiano passa alla sua preparazione che consiste nel taglio il cui spessore è scelto in base al tipo di cesto che si deve realizzare. L’ultima fase poi consiste nell’intreccio del materiale che, per quanto riguarda un cesto dalle piccole alle medie dimensioni, occupa l’artigiano dalle due alle quattro ore ciascuno, tempo che può variare anche in base alla forma dell’oggetto da realizzare; i cesti di grandi dimensioni invece, alti anche un metro e mezzo, hanno bisogno di una lavorazione che può durare settimane.«Sono tre i benefici che si possono ricavare da questo lavoro: innanzitutto è uno spunto per passeggiare in campagna, per passare del tempo all’aperto; in secondo luogo per me personalmente costituisce un valido scacciapensieri, un modo per mettere in pausa i problemi della vita; infine, non si può tralasciare il lato economico, creare e vendere cesti intrecciati permette di arrotondare a fine mese», commenta il signor Serrenti. Di fronte alle poche persone ancora rimaste che dimostrano interesse verso le vecchie arti e che fanno in modo, attraverso il loro lavoro e la loro passione, che le tradizioni nostrane non muoiano, le istituzioni locali non possono fare altro che trovare i giusti provvedimenti affinché si tuteli anche questa parte della nostra identità come popolo sardo.

Fabiola Corona

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