Il cittadino e le istituzioni

Il fermento prodotto dagli ultimi avvenimenti politici, sicuramente senza precedenti, ha indotto il cittadino a documentarsi meglio, per riuscire in qualche modo a barcamenarsi fra la miriade di messaggi diffusi dai media, le prese di posizione dei vari partiti politici e gli illuminati pareri d’illustri costituzionalisti. L’ha fatto utilizzando, non senza difficoltà, gli strumenti che la tecnologia gli mette a disposizione: “internet”.

La prima cosa che ha voluto conoscere, riguarda il concetto di “Democrazia”, termine spesso ricorrente nel linguaggio quotidiano. Ha appreso che la “Democrazia” viene dai più definita come “la forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena eguaglianza all’esercizio del potere pubblico”. Ha appreso, inoltre, che il significato letterale del termine “Democrazia”, ha per referente la “Polis” (la città, la comunità) e che la concezione moderna del termine sta a indicare “quella forma di Stato in cui i principi di costituzionalismo liberale si sono fusi con il principio della sovranità popolare”. Ha ancora proseguito con l’apprendere: che, secondo il Diritto Costituzionale, la concezione moderna della “democrazia” si basa sul principio della “sovranità popolare”, più precisamente sul principio “Maggioritario”, in base al quale le decisioni spettano alla maggioranza e che la minoranza si debba conformare alle decisioni della prima; che, invece, dovrebbe dominare il concetto di “Democrazia Costituzionale”, secondo il quale “la volontà della maggioranza incontra tutti quei limiti e quegli obblighi dal cui adempimento  deriva sia la possibile esistenza e la permanenza della maggioranza stessa”; che la “Democrazia Costituzionale” “sta a significare, perciò, che la maggioranza non è onnipotente e che il suo diritto di decidere non si può risolvere in una vera e propria negazione dei diritti della minoranza, ma postula, anzi, che siano esclusi tutti quei meccanismi giuridici volti a rendere statico o istituzionale il potere di un uomo o di un gruppo”.

Prende atto, infine, del fatto che le sue conoscenze, riguardanti le varie forme di “Democrazia”, si limitavano a quelle classiche, identificate come “Democrazia Diretta” e “Democrazia Rappresentativa”: la prima, quella che fa riferimento ai Referendum popolari, mentre la seconda, quella che riguarda l’elezione di un proprio rappresentante per garantire l’esercizio del potere in capo al “Popolo Sovrano”.

A questo punto, inevitabilmente, aumenta la sua curiosità circa il reale significato del termine suddetto, che lo porta ad entrare sui contenuti della Costituzione Italiana, rievocata in tempi recenti dall’attore Benigni a livello spettacolare, riscoprendo che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La Democrazia, quindi, è uno dei principi cardini su cui si fonda la Costituzione Repubblicana. Il popolo, però, e sì titolare della sovranità, ma la esercita nei limiti e nelle forme stabilite dall’art.1 della stessa Costituzione. Se così non fosse, è la tesi della maggior parte dei costituzionalisti, ogni individuo o gruppo di persone si sentirebbe autorizzato a intraprendere ogni tipo di attività, compresa quella legislativa.

Entrare in merito ai limiti imposti dalla Costituzione, appare per lui un compito abbastanza gravoso, oltre che incomprensibile. Si concentra perciò sulla figura del Presidente della Repubblica e sulle sue competenze costituzionali, messe recentemente in discussione a seguito delle decisioni dallo stesso adottate in merito alla formazione del nuovo governo.

Scopre, in proposito, che l’art. 92 della Costituzione recita, fra l’altro: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”.

In base ai contenuti di questo articolo, gli appare più che legittima la decisione adottata dal Presidente Mattarella, giacché rientrante fa le sue discrezionalità costituzionali, ma è tuttavia assalito dal maldestro desiderio di conoscere in proposito il parere dei costituzionalisti. Mai l’avesse fatto! I pro e i contro in merito alle decisioni adottate dal Presidente, quasi si equivalgono, come pure i pareri dei partiti politici e dei media.

A questo punto, stressato e fortemente disorientato, il cittadino interrompe la ricerca e va a raggiungere i propri “simili” per dialogare con loro e capire se il suo disorientamento ha origini neurologiche o se invece è comune ai più.

Scopre subito che anche i suoi interlocutori fondano le loro convinzioni sui principi  della Costituzione, in nome di quel “Popolo Sovrano” che, attraverso le forme di “Democrazia rappresentativa”, spera di poter vedere valorizzati i propri ideali. Se ciò non dovesse succedere, ne terrebbe conto in occasione delle successive competizioni elettorali. Tuttavia,  quando scopre che i principi di democrazia cui s’ispira, sono sovvertiti da ignote limitazioni, spesso frutto di interpretazioni giuste o sbagliate della norma, il disorientamento è però  totale.

Per risvegliarsi da tale incresciosa situazione e non potendo dare un giudizio concreto sulle diverse opinioni contrapposte, espresse attraverso i media dai Luminari interpellati o coinvolti, i cittadini si limitano a dare dei fatti accaduti una versione propria, abbastanza colorata e libera da condizionamenti di sorta. Fra le tante versioni dei fatti che circolano nelle piazze, alcune delle quali del tutto fantascientifiche, ne scegliamo alcune, che proponiamo con la speranza che possano rasserenare l’ambiente. Una prima versione, pur riconoscendo al Capo dello Stato la facoltà di adottare le misure che, di fatto, ha preso, giudica l’atto inopportuno riguardo alla situazione di crisi in cui ci troviamo. La versione che circola con maggiore insistenza, che appare frutto dei tanti proclami che hanno bombardato le famiglie in questi ultimi tempi, fa un’analisi dei fatti accaduti in modo particolarissimo, che cercheremo di proporre nel modo più comprensibile possibile: i fatti accaduti si baserebbero sulla sotterranea complicità dello stesso Presidente della Repubblica, con Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il primo, perché notoriamente scettico sul governo Lega-Cinquestelle, per via delle molteplici divergenze in tema di politica nazionale e comunitaria; gli altri due perché, dopo i tanti proclami fatti in campagna elettorale, avrebbero preso coscienza dell’irrealizzabilità dei loro programmi, soprattutto per la mancanza delle necessarie risorse finanziarie e per l’inefficacia delle strutture per attuarli. In virtù delle decisioni recentemente adottate, i due partiti ne uscirebbero puliti, creando altresì le basi per un incremento dei suffragi alle successive elezioni, mentre il Presidente continuerebbe a godere della stima di tutti, partiti compresi, per aver applicato i dettami della Costituzione Repubblicana in difesa dell’Italia e dei suoi cittadini.

Di chi le colpe, quindi? Certamente dell’Europa, certamente dei mercati! Torna in mente una frase celebre di un noto personaggio politico del recente passato, che non è più con noi: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso s’indovina”. Che sia proprio cosi?

Intanto il popolo, quello che vede la propria sovranità rispettata solo quando si tratta di compiere i sacrifici per rimettere in sesto le casse dello stato, o per esprimere giudizi mediante il sistema di Democrazia Diretta, peraltro spesso disattesi, quando i propri rappresentanti non hanno il coraggio di prendere decisioni che rientrerebbero nella loro sfera di competenza,  quello che non conosce le sottigliezze sottintese della norma, quello  che subisce e che si rifiuta di essere bersaglio di questa o quell’altra interpretazione da parte dei benpensanti, quello che vorrebbe essere maggiormente tutelato dagli sbeffeggiamenti da parte di qualche politico o polsino bianco europeo, si augura che il buon senso illumini l’intelletto di chi amministra, perché possa tornare la serenità all’interno delle famiglie. Si augura infine di non dover mai più rivivere le situazioni attuali, con la sua “Sovranità” pesantemente calpestata da interessi politici e di mercato, non solo italiani ma anche europei.

Francesco Diana

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