Il ricordo di don Michele Pinna

Lo scorso 19 novembre l’amministrazione di Guspini ha dedicato la piazza de “Sa Piscedda” a don Michele Pinna, fondatore dell’oratorio san Domenico Savio in riconoscimento del suo operato in favore di tutta la popolazione locale. Il parroco, originario di Gonnostramatza, ha svolto parte della sua vita ecclesiastica, oltre che a Guspini, anche a Lunamatrona. Paolo Orrù, uomo dalla grande memoria storica, ricorda gli otto anni trascorsi dal sacerdote nel paese della Marmilla in occasione del ventennale della sua morte avvenuta il 15 ottobre del 1997.

       «Don Michele arrivò a Lunamatrona nel giugno del 1964 – racconta Orrù – e, in quell’occasione, vi fu una moltitudine di persone che andò a dargli il benvenuto insieme all’allora sindaco Domenico Zecchina. Si distinse sin da subito come “il parroco dell’oratorio del paese” per il quale, fondato dal sacerdote che lo precedette, diede un significativo impulso al suo miglioramento. Era, oltre che grande oratore con delle prediche solenni e molto passionali, soprattutto un parroco dei giovani e per i giovani. Si distinse per le tante nuove iniziative a Lunamatrona: creazione del gruppo di boyscout, organizzatore di eventi sportivi, del carnevale locale e per essere stato l’ideatore della Passio Christi, evento che tuttora si rinnova nel paese in occasione delle festività pasquali. Arrivò nel nostro paese ad appena 36 anni; viene oggi ricordato come un prete moderno e lungimirante: fra le caratteristiche più significative il fatto che sia stato capace di unire la vita dell’oratorio a quella del paese azzerando le distanze dell’epoca fra la Chiesa e la popolazione. Anche con la politica riusciva a catturare l’attenzione di quelle persone che la dottrina della Chiesa non la seguivano affatto. Andò via nel 1972, e non credo di sbagliare quando dico che la sua figura abbia contribuito in maniera importante alla crescita culturale della popolazione. A vent’anni dalla sua scomparsa ancora tante persone lo ricordano e questo perché è ineludibile come nella nostra comunità abbia lasciato tracce indelebili della sua missione».

Simone Muscas

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