Imprenditori stranieri: numeri e nazionalità

“Gli immigrati portano solo delinquenza”, “Gli immigrati rubano il lavoro agli italiani”, e molto altro ancora. Quante volte udiamo affermazioni di questo tipo, frasi accusatorie cariche di razzismo e luoghi comuni. Il tema dell’immigrazione è un tema bollente che l’ignoranza e la disinformazione rendono ancora più rovente e quasi inaffrontabile. Provare a discutere la questione con razionalità e conoscenza dell’argomento contro un muro umano di sordità è come scoperchiare un vaso di Pandora, ne viene fuori di tutto e di più. Ma gli stranieri che entrano in Italia non sono tutti clandestini e delinquenti intenti solo al bivacco e alla nullafacenza. Molti ce l’hanno fatta. Ce l’hanno fatta a superare lo scoglio della burocrazia e a sfidare la fortuna in campo imprenditoriale. Ma, parliamo con i numeri. Innanzitutto bisogna chiarire la netta differenza tra immigrati regolari ed immigrati irregolari, lasciando da parte i richiedenti asilo e rifugiati. I dati disponibili sugli stranieri in Italia sono parziali e frammentati perché soggetti a continue variazioni ma nonostante ciò è possibile avere alcuni dati certi. Il primo dato certo è che, gli stranieri in Italia (comunitari ed extra-comunitari), sono in tutto circa 6 milioni, il 10% della popolazione.

Gli immigrati residenti in Italia sono 5.029.000, secondo i dati Istat aggiornati al 1 Gennaio 2017. Questo è un dato preciso perchè si contano le persone registrate alle anagrafi comunali con cittadinanza diversa da quella italiana. Gli immigrati regolari non residenti in Italia che beneficiano di un regolare permesso di soggiorno ma non sono iscritti all’anagrafe di nessun comune italiano, sono 410 mila persone. E’ impossibile, invece, riuscire ad avere un dato certo sugli immigrati irregolari in quanto non vi è un registro con un numero ufficiale e certificato ma possiamo parlare solo di stime. Quelle più attendibili sono quelle elaborate dalla Fondazione ISMU nel Rapporto Annuale sulle Migrazioni e l’ultimo dato parla di una stima di 435 mila immigrati irregolari. Ma tutti questi stranieri, quanto hanno investito nel nostro Paese?  In Italia una impresa su dieci è gestita da stranieri. Sono imprese che operano soprattutto nel settore del commercio, della ristorazione, della manifattura e dell’edilizia e rappresentano il 9,5% del totale delle aziende attive nel nostro Paese (fonte Unioncamere-Infocamere). Quasi un’impresa di stranieri su tre lavora nel settore dell’artigianato. In totale sono 575 mila le aziende create da immigrati e nel secondo trimestre del 2017 sono cresciute di 3.674 unità. Le province col più alto numero di imprese straniere sono Milano, Torino, Firenze, Napoli e Roma ma in generale la concentrazione maggiore è nel nord Italia. La nazione più rappresentata è il Marocco con oltre 68mila persone che hanno avviato un’impresa in Italia, segue la Cina con 51mila, la Romania con 48mila e il Senegal con 20mila imprese sul territorio nazionale. Ci sono poi, in alcune zone, dei casi particolari. A Milano, ad esempio, la comunità di imprenditori stranieri più numerosa è quella egiziana, a Napoli quella pakistana, a Roma e Palermo sventola la bandiera del Bangladesh. A Trieste e Gorizia le comunità più numerose sono quelle provenienti dall’ex Jugoslavia, ovvero Serbia Montenegro e Macedonia.

Gli Svizzeri invece sono presenti sia al nord che al sud, nel Veneto e nel Friuli ma anche in Abruzzo, Campania, Basilicata e Puglia. E nell’isola? In Sardegna è stato registrato un boom di imprese straniere. In 5 anni si è passati da 8 a 13mila imprese attive. I dati, tratti dal lavoro di indagine svolto dall’Università di Cagliari e dalla CRENoS (Centre for North South Economic Research), indicano un’impennata dell’imprenditorialità straniera contro un brusco arresto dei titolari locali. Le imprese aumentano soprattutto nelle città come Sassari, Olbia e Cagliari e la scelta del settore in cui investire resta princiaplmente il commercio. Tra le nazionalità degli imprenditori stranieri in Sardegna al primo posto c’è il Senegal seguito dal Marocco, Cina e Pakistan. Questi stranieri che investono e offrono un contributo importante al finanziamento del sistema di protezione sociale del nostro Paese sono fonte di ricchezza e produttività, non solo in termini economici ma anche sociali. Come ha affermato Tito Boeri, presidente dell’INPS, nella sua relazione annuale, se chiudessimo le frontiere agli arrivi dei migranti extra-comunitari il nostro sistema pensionistico si troverebbe in grosse difficoltà. Gli stranieri sono importanti per due ragioni. La prima è che sono giovani, lavoreranno a lungo e verseranno molti contributi prima di arrivare a raggiungere la pensione; la seconda ragione è che solo la metà del totale degli immigrati rimane nel nostro Paese fino all’età in cui matura la pensione. Molti versano i contributi ma vanno via prima di ricevere la pensione. Se imparassimo ad unire le forze e a lavorare insieme per obiettivi comuni, non avremmo nemmeno il tempo di vedere l’altro come altro da noi.

Elena D’Ettorre

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