Incontro sul tema: “L’amore da sempre vita”

Sabato 13 gennaio, dalle 15, la diocesi di Ales- Terralba si ritroverà nella parrocchia di San Giovanni Battista in Lunamatrona per celebrare la giornata diocesana della vita. «Questo evento è un momento importante che chiama la Chiesa e ogni singolo credente ad interrogarsi sul grande dono della vita. Oggi più che mai questo argomento è di forte attualità, visto anche l’approvazione da parte del Governo della normativa sui D.A.T o fine vita. Da più parti si è sempre sentito che l’esistenza umana deve essere dignitosa e anche l’evento morte chiede di essere tale. Ciò che non si capisce o per lo meno lascia sorpresi è il modo in cui si interpreta il termine “dignità”», afferma don Giorgio Lisci, responsabile diocesano e regionale della Pastorale della salute.

«Il significato», aggiunge il sacerdote, «dovrebbe indicare qualcosa di positivo, che dona e non che toglie, se questo è vero, perché inserire nel protocollo l’alimentazione e l’idratazione, diritti inalienabili, come misure di accanimento? La vita va difesa dal suo concepimento fino alla morte, in questo lasso di tempo ci sono da mettere in atto altre cose che danno dignità, come il diritto alla famiglia, al lavoro, alla libertà, alla cura. Personalmente penso che legiferare una sorta di diritto al suicidio, sia semplicemente barbarico, dov’è l’atto di coraggio? Chi può stabilire il valore di una vita? Il benessere economico o la perfezione fisica? Come dice Papa Francesco, se la nostra è una società che fa la politica dello scarto, siamo semplicemente incivili. Ci sono valori e ricchezze che vanno oltre la così detta normalità, i valori spirituali non coltivati e non alimentati, fanno della creatura umana una semplice merce e quindi ciò che non produce e ciò che non lascia gli animi tranquilli, va eliminato o nascosto». Questi temi così importanti saranno il fulcro di questa giornata, verranno affrontati con padre Fidele Kotho Mbuku, docente di bioetica, e si concluderà con la concelebrazione presieduta dal vescovo mons. Roberto Carboni.

Francesco Zurru

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