La Confraternita si arricchisce di cinque confratelli

Per la festa della Candelora la Confraternita del Rosario si è arricchita di cinque nuovi confratelli: Roberto Carta, Marino Serpi, Silvio Floris, Ignazio Leo, Marco Manca. L’ammissione è avvenuta dopo un periodo di preparazione, curato dal parroco della chiesa di San Nicolò don Antonio Massa e dal suo vice don Daniele Porcu. Per l’occasione i confratelli hanno indossato il nuovo abito che sarà usato durante le attività religiose. Il corredo è costituito dalla tunica bianca con una mantellina celeste sulle spalle. Sopra la tunica   un cordone annodato stretto ai fianchi con ben visibile un rosario. Il mantello sarà utilizzato in occasione delle feste solenni. Il mantello e il suo significato teologico è argomentato dagli scritti della visita pastorale dell’allora vescovo mons. Andrea Sanna nel 1524 nella chiesa di Guspini.

«Indossare un abito come segno esteriore significa dare un segno pubblico di appartenenza visibile. Fare servizio con un abito di appartenenza, con un segno di distinzione, per esercitare la carità verso  la gente è una espressione della chiesa. La scelta del nuovo abito evidenzia una sobrietà e dignità esteriore, espressione  della volontà di servizio di coloro che li indossano», ha affermato il parroco don Massa.

L’utilizzo del mantello deriva dalla grande opera di carità fatta dalla confraternita durante la peste a Guspini. Certamente il mantello, allora, era un semplice saccu a coperri. Nel primo decennio del 1600, quando la chiesa di San Nicolò era in costruzione la peste arrivò a Guspini, mietendo numerose vittime. La confraternita adibì i locali del monte granatico a lazzaretto, trasfomandolo in una sorta di ospedale. E dar tener presente che allora gli ospedali non erano luoghi di cura, ma di morte.

Alla confraternita furono donate  molte ricchezze e lasciti testamentari di chi, sentendosi ormai vicino alla morte, cercava in questo modo di ottenere la salvezza della propria anima. Tale arricchimento non fu comunque indolore poiché molti confratelli che si erano occupati dei bisognosi morirono di peste. Anche fra i sacerdoti ci furono molte vittime tanto che nella diocesi di Ales – Terralba i vescovi furono costretti a consacrare sacerdoti giovani che non avevano ancora terminato gli studi. Nei periodi successivi la confraternita continuò a prendersi cura dei poveri con distribuzione di pane, in occasione di feste e solennità. La confraternita si rese benemerita nel campo dell’istruzione contribuendo alla formazione scolastica dei giovani.

Mauro Serra

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