La lunga storia della bonifica delle aree minerari

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Nell’attesa che si passi dalle parole ai fatti, proviamo a ricostruire il percorso lungo e tormentato delle bonifiche nelle nostre aree minerarie, già sollevato dalla comunità guspinese nel 1877, quando gli allevatori che gravitavano lungo il rio Montevecchio constatarono la moria del bestiame che da sempre si abbeverava di quell’acqua. La rivolta venne sedata con l’assunzione di diverse maestranze provenienti dalle famiglie degli allevatori coinvolte e con la successiva costruzione della diga fanghi. Del problema si riparlò dopo lungo tempo, ma senza particolare apprensione, con la firma, il 16 aprile 2001, del Parco Geo Minerario Storico e Ambientale della Sardegna, si riuscì a inserire le aree minerarie del Sulcis Iglesiente Guspinese fra quelle ad alto rischio ambientale di livello nazionale e a ottenere un primo finanziamento di 63,6 miliardi di vecchie lire (Decreto Ministeriale n.468 del 18 settembre 2001). Somma mai spesa per il contrasto fra l’Ati (Associazione Temporanea di Imprese), voluta dalla Regione Sardegna, nell’occasione della firma del parco, e Igea, soggetto nato per le bonifiche, a totale capitale regionale ed escluso dalla operazione.

1  Nel frattempo con il rapporto del Ministero della Salute (2006), il Sulcis Iglesiente Guspinese risultava, fra i 44 censiti in Italia, il sito più inquinato, con le popolazioni da tempo esposte a malattie mortali, quali tumori, apparato respiratorio, circolatorio, neurologiche e renali. Così si legge in alcuni passi dello “Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquinamento”: l’area mineraria dell’Arburese e Guspinese mostra una mortalità in eccesso di circa il 10% negli uomini, prevalentemente a carico delle malattie respiratorie (+149%) e del tumore polmonare (+28%). L’insieme delle cause evitabili mostra un consistente eccesso (+28%) sulla media regionale; l’area mineraria dell’Iglesiente mostra negli uomini degli eccessi per le malattie respiratorie (+38%), le malattie urinarie (+130%), i tumori maligni (+10%) e il tumore polmonare (+50%).

2  Ancora i dati emersi nel quadrimestre settembre-dicembre 2011, che oggi circolano, non fanno altro che confermare, se non implementare. i decessi a causa di neoplasie nell’area del Sulcis Iglesiente Guspinese: 99 uomini e 96 donne decedute di tumore allo stomaco; 90 uomini e 101 donne di tumore del colon-retto; 134 uomini e 133 di tumore alla pleura; 157 uomini e 117 donne per malattie dell’apparato respiratorio; 80 uomini e 81 donne di asma.

3  Certo è che i dati raccolti nel nostro territorio dall’ARPAS (Agenzia Regionale dell’Ambiente della Sardegna), in particolare sui due versanti minerari, rio Irvi-Piscinas a ponente e rio Sitzerri e Stagno di Marceddì a levante, non lasciano dubbi sulla pericolosità delle acque in particolare. Nel compendio di ponente l’Arpas registra da 1 a 4 microgrammi/litro di cadmio, ben oltre i limiti consentiti, che si associano ad arsenico, nichel, cobalto, zinco, manganese e ferro. Altrettanti dati si rilevano a levante, dove all’opera del livello acque dentro km di gallerie, con filoni minerari aperti, attrezzature e macchinari mai asportati dalle viscere della terra, si aggiunge l’opera della diga fanghi, con oltre 5 milioni di metri cubi di scarti di lavorazione, che rilasciano quantità elevate di sostanze fini nell’area e nelle acque, ricche di allunino, arsenico, cadmio, cromo, ferro, manganese, mercurio, nichel, piombo, vanadio e rame, per citare i metalli più rappresentativi, e quasi tutti superano la “Soglia di Concentrazione” prevista dal D.Lgs. 152/2006.

4  Ora pare si faccia sul serio: dopo la deliberazione n.87/2012, il Cipe destina un importo di 95.445.796 euro a una serie di interventi ad alta priorità ambientale per la messa in sicurezza e bonifica finalizzati alla manutenzione straordinaria del territorio, e per quanto ci riguarda 23.500.000 per Montevecchio Levante (progetto stralcio del sito di raccolta) e 40.236.096 per Montevecchio Ponente (Progetto di messa in sicurezza permanente discariche minerarie). Con la Delibera di Giunta Regionale n.33/45 del 8.08.2013 si prende atto del dispositivo del Cipe e si delibera  di riconoscere l’Igea soggetto attuatore degli interventi.

Con la deliberazione n.9/29 del 10.03.2015 la Giunta nel ribadire le somme stanziate dal Cipe nel 2012, pone però dubbi sulla capacità operativa dell’IGEA, in forte crisi finanziaria, ipotizzando invece un apposito Accordo di Programma Quadro (APQ) “rafforzato” nell’ambito del quale saranno, fra l’altro, individuati i soggetti attuatori, e nella stessa delibera si stabilisce di affidare al comune di Guspini le somme per l’intervento di Montevecchio Levante.

5 Per Montevecchio Ponente “al fine di definire con certezza il soggetto attuatore dovrà provvedersi a una sua rimodulazione in forza della deliberazione CIPE del 30 giugno 2014, n. 21 ‘Fondo per lo sviluppo e la coesione 2007-2013. Esiti della ricognizione di cui alla deliberazione CIPE n. 94/2013 e riprogrammazione delle risorse’, pubblicata in G.U. il 22 settembre 2014”.

Le risorse previste per Montevecchio Ponente furono cancellate con successiva delibera Cipe, la n. 21/2014, in quanto non pervenne al ministero, entro il 31/12/2014, l’assunzione delle Obbligazioni Giuridicamente Vincolanti (OGV). Nel frattempo a integrazione degli interventi su Montevecchio Ponente la Giunta Regionale con la delibera n.12/33 del 27 marzo 2015 approva il Progetto  per la stabilizzazione delle discariche minerarie, la regimentazione idrica e la protezione sponderale del rio “Casargiu”. Con successiva delibera di Giunta Regionale, la n.38/7 del 28.07. 2015, il Presidente rammenta che tra le risorse oggetto di revoca da parte del Cipe sono incluse anche quelle di Montevecchio Ponente e pertanto, considerata la valenza strategica dell’intervento, il Presidente propone di confermare il finanziamento finalizzato al completamento delle fasi progettuali dello stesso per un importo pari a euro 1.500.000, affidandone la realizzazione alla società in house Igea.

Successivamente al completamento delle fasi progettuali e alla raggiunta cantierabilità dell’intervento, questo verrà inserito nell’elenco dei progetti da inserire nell’area tematica “Tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse naturali” prevista per il periodo di programmazione FSC 2014-2020.

Montevecchio Ponente viene inserito nel Programma intervento 9 – Infrastrutture tramite la deliberazione di Giunta n. 46/9 del 22.09.2015. “Programmazione Unitaria 2014-2020 e riportato nella Strategia PSR: 4 Beni Comuni – Programma di Intervento: 8 Tutela dell’Ambiente, con l’ulteriore delibera di Giunta Regionale del 28.12.2015. Il processo è avviato, le morti nelle nostre comunità continuano, perché, non dimentichiamo, oltre ai veleni sparsi sul territorio in superficie, la vasta area mineraria è traforata da svariati km di gallerie, come già detto, che scendono a -200 sotto il livello del mare, ricavate mediamente su livelli che variano da 15 a 50 metri l’una sull’altra. All’interno le cavità sono colme d’acqua, e a Telle (Ponente) che si trova a + 171 metri sul livello del mare nasce il fiume rosso che trascina con sé il disfacimento di materiali e attrezzature lasciate con la dismissione nell’interno, nonché il contatto dell’acqua sui filoni aperti. La situazione non è da meno a Levante, attualmente non vi è nessuno sversamento, se non a Sciria lungo il fiume Montevecchio, ma non ha la portata del Rio Irvi perché Sciria è a quota + 207 sul livello del mare. Basti pensare che il Pozzo Sartori ha una profondità di 510 metri con 19 livelli, il Sant’Antonio  è altrettanto profondo, con 16 livelli, ai quali vanno aggiunti la miniera di Piccalinna e Sciria, abbandonata da tempo. Questa marea d’acqua di Ponente, “imprigionata” e a contatto con i filoni di galena, si trasforma in acque talmente acide che perforavano in pochissimo tempo le centine in acciaio a protezione delle gallerie, tanto che a Levante si preferivano le armature lignee. Per cui non basterà inertizzare le discariche e risanare l’alveo dei fiumi ma bisognerà pensare anche alla adduzione  e bonifica delle acque sotterranee e la messa in sicurezza dei filoni aperti. Un’opera immensa che non potrà certo fermarsi alla pagliuzza: bisogna togliere la trave!

Tarcisio Agus

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