La tosatura delle pecore: un’arte da preservare

Puntualmente, secondo una tradizione millenaria, avviene che per gli allevatori mediterranei, il periodo fra la primavera inoltrata e l’inizio d’estate, sia tempo per la tosatura del bestiame.

I sardi, al pari degli altri popoli che si affacciano sul nostro mare, per il benessere del gregge non possono rinunciare all’appuntamento e certamente sono all’altezza di questo compito, tanto normale ed essenziale, quanto preciso e delicato. Alcuni tosatori raggiungono la nostra Isola dalla Francia, altri perfino dalla Nuova Zelanda; la squadra che abbiamo recentemente incontrato nella campagna del sud Sardegna, è organizzata da tre professionisti che arrivano da Vallermosa. Nel periodo di maggio e giugno, quello più intenso, è formata anche da 25 persone. Sul finire della stagione rimangono in tre e per un gregge di medie dimensioni, sono più che sufficienti. Lavorano al riparo dal caldo sotto la copertura di una stalla. Intorno a loro si raduna un gruppo che fa capo al proprietario del bestiame e in una mattinata gli animali ritrovano freschezza e pulizia. Intorno a loro si radunano colleghi, amici e conoscenti. Il tutto assume il contorno di un rito e di una festa.

Dopo la mungitura, il tempo necessario per la toeletta di una pecora non supera i due minuti. In 120 secondi l’animale recupera il vello candido di un colore fra il perlato e il giallino chiaro che sa di soffice. La lana – un chilo e mezzo di media per ogni capo – viene raccolta da una ditta che opera a Pabillonis. Dopo i necessari trattamenti, è utilizzata anche per coibentazioni e isolamento di pannelli termici.

Prima dell’ora di pranzo tutto è finito; un mucchio di riccioli, i saluti e il riordino del locale. Immancabile la formula del congedo, che si adatta perfettamente al rituale; “Atrus annus” a cui si risponde, “Deu bollada” oppure in alternativa “Cun salludi”. La tradizione continua.

Giovanni Contu

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