La vita di San Giorgio in versi sardi

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Presso l’antica diocesi di Suelli si possono trovare numerose testimonianze sulla vita di San Giorgio, raccolte nel tempo da diversi autori, laici e religiosi. Fra questi ricordiamo i versi di don Giovanni Battista Madeddu, vissuto nel XVIII secolo, raccolti in un testo in sardo, realizzato presumibilmente fra il 1772 e il 1809, che rimase conservato negli archivi della canonica per quasi un secolo. Fu pubblicato per la prima volta nel 1896 a cura del parroco suellese, il futuro mons. Lorenzo Scano.

Il volume riprende vita nel 2011 nel libro edito da Di Virgilio Editore, “Vida de su thaumaturgu Santu Giorgi Obispu de Sueddi”, ancora disponibile presso la casa editrice, in Via Diaz 31 a Suelli. Si tratta di un componimento in ottave e rima alternata, nel quale si narra in forma lirica la spiritualità e la devozione smisurata dei fedeli suellesi per il loro vescovo e Santo Patrono, i prodigi e appunto la meraviglia “thauma” della sua opera in vita. La traduzione in italiano, riportata a fronte è stata curata dall’editore.

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Assolutamente degna di nota è la riproduzione della lettera in apertura, scritta dal sacerdote Scano, in cui si legge la dedica all’allora arcivescovo di Cagliari, Paolo Maria Serci, in occasione del venticinquesimo dell’ordinazione episcopale. Si tratta di un testo scritto in italiano, raffinato dal punto di vista stilistico e gradevole sotto il profilo letterario, segno di padronanza linguistica elevata – considerato che la parlata nella remota provincia isolana alla fine dell’Ottocento negli ambienti di chiesa era in latino e nella vulgata in sardo. Qui di seguito, riproponiamo i primi tre versi dell’opera; la tradizione locale e popolare si mescola con l’eloquenza e con la lirica religiosa; le tre più alte forme espressive dello spirito umano.

Giovanni Contu

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