Le tante versioni del “Legato Onnis-Usai”

Per soddisfare la nostra curiosità, e presumiamo anche quella di molti lettori, in merito alle tante versioni del “Legato Onnis-Usai”, circolate nel corso dei secoli, forse artatamente per giustificare situazioni di comodo, abbiamo sentito l’esigenza di documentarci adeguatamente, al fine di dare risposta ai tanti interrogativi che ci siamo posti sui reali contenuti e sulle finalità del citato docomento storico. In esito alla ricerca effettuata, e col supporto della relativa documentazione di riferimento, abbiamo rilevato che:

Il “legato Onnis-Usai”, fatto dal  sacerdote Antioco Onnis, figlio di Giovanni Onnis-Matta e di Teresa Usai, meglio conosciuto come “Su legau de su studianti”, s’ispira ad un’altro “legato” fatto in precedenza dal sacerdote Giovanni Domenico Usai, del quale il predetto sacerdote Antioco Onnis, come parente, risultava in parte beneficiario.

Il sacerdote Giovanni Domenico Usai, infatti, con testamento del 22 luglio 1694, istituiva due “legati”: col primo, lasciava il terreno di “Piscina Strigada” al primo dei suoi consanguinei che avesse conseguito gli ordini sacerdotali, con l’obbligo di celebrare, perpetuamente, una messa cantata solenne il giorno della Concezione e, morto questi, poteva beneficiarne un altro sacerdote consanguineo, sempre con l’obbligo di celebrare la messa solenne di cui sopra, ma con l’impiego di due libbre di cera; col secondo, lasciava quaranta starelli di terra ai nipoti Anton Angelo Usai ed Antioco Onnis, qualora fossero diventati sacerdoti, con l’obbligo di celebrare ciascuno, perpetuamente, una messa settimanale in suffragio della sua anima. Anche in questo caso, deceduti i primi beneficiari, i beni sarebbero andati ai parenti più stretti che avessero conseguito gli ordini sacerdotali, mantenendo gli stessi obblighi di cui sopra con l’aggiunta che, nel caso di esistenza contemporanea di due sacerdoti aventi col donatore lo stesso grado di parentela, i terreni sarebbero andati divisi in parti uguali fra gli stessi.

Quest’ultima clausola, alla morte del beneficiario del “legato” avvenuta nel 1808, determinò una lite fra il teologo Antonio Tuveri ed il sacerdote Giuseppe Luigi Tuveri. Il primo, come sacerdote più anziano, reclamava la totalità dei beni del “legato”, mentre il secondo, ponendo in dubbio la reale discendenza del primo dal suddetto testatore, ne pretendeva almeno la metà. La Curia vescovile di Ales, chiamata a decidere in merito alla vertenza, con sentenza del 6 settembre 1815, attribuì in parti uguali i beni del “legato” ai due contendenti. La curia vescovile di Oristano, invece, che interveniva presumibilmente come una sorta di Tribunale d’appello, assegnò il terreno di “Piscina Strigada” per intero al sac. Giuseppe Luigi Tuveri (Preidi Tuveri), disponendo che gli altri terreni fossero ripartiti in parti uguali fra i due sacerdoti.

Dopo circa mezzo secolo, anche il sacerdote Antioco Onnis (Preidi Antiogu), già beneficiario del “legato Usai”, con testamento del 26 marzo 1749 (in lingua spagnola, che custodiamo gelosamente in copia integrale), pubblicato dal notaio  Giovanni Francesco Cotza, insinuato a Masullas al Vol. III, Foglio 51 e registrato al n.1, foglio III, istituì suoi eredi universali i figli del fu Chiccu (Francesco) Tuveri-Onnis, Giovanni Tuveri-Onnis, i figli della fu Maria Teresa Tuveri-Onnis, i figli della fu Antonia Tuveri-Onnis, Anna Tuveri-Onnis e Rosa Tuveri-Onnis.

Con lo stesso testamento fece due “legati”, conosciuti da tutti come “Su Legau de su studianti”, concepiti come appresso:

Il primo: “Lascio quattordici starelli di terra a mio nipote Raimondo Tuveri affinché coi frutti di essi possa mantenersi nel tempo in cui starà agli studi; e dopo che avrà compiuto gli studi, ed avrà conseguito gli ordini sacri o nel caso non si faccia sacerdote, servano i frutti di detti quattordici starelli di terra al figlio che intraprenderà gli studi della quondam mia sorella Felicia Onnis, similmente per mantenersi agli studi; e così voglio che detti quattordici starelli di terra servano perpetuamente al mantenimento degli studenti della mia famiglia; e nel caso che non vi sia alcuno studente della mia famiglia, allora gli usufruiscano i miei eredi con vincolo e condizione che non si possono vendere, né permutare, né ipotecarsi in modo alcuno, volendo solamente che servano in perpetuo per il mantenimento degli studenti finché saranno agli studi”.

Il secondo: “Lascio a detto mio nipote Raimondo Tuveri a titolo di patrimonio le possessioni seguenti (omissis) nel caso che si faccia sacerdote, e nel caso che non si faccia sacerdote, o che muoia prima di farsi sacerdote, lascio detti beni raccomandati (incomendados) a mio nipote Giovanni Tuveri Onnis in usufrutto soltanto, senza che ne possa disporre, né possa venderli, permutarli né ipotecarli a qualunque titolo, anche di miglioramento, con patto e condizione che conserverà le dette possessioni nel medesimo stato in cui gli verranno consegnate, e in caso di malversazione succedano i miei eredi nell’usufrutto di dette possessioni, e in mancanza di miei eredi siano usufruttuari i miei curatori. Inoltre gli lascio un quarto di terra che possiedo in luogo detto “molino” con gli stessi vincoli e condizioni che ho detto e con l’obbligazione che comperi tutti gli anni per la festa del glorioso Sant’Antioco una libra di uva bianca, e celebrerà o farà celebrare una messa cantata solenne; e oltre questa obbligazione che durerà perpetuamente, essendovi un sacerdote nei discendenti della mia sorella Felicia Onnis, secondo ho detto, dovrà celebrare tutti i sabati una messa cantata nella cappella della Vergine del Rosario, a onore e gloria della Regina degli angeli e in suffragio dell’anima mia”.

Dopo la morte del sacerdote Antioco Onnis (Preidi Antiogu), con atto pubblico del 28 marzo 1796, i signori: Michele Tuveri, Antioco Tuveri Spiga, Salvatore Tuveri Onnis, Giuseppe Raimondo Tuveri, Antioco Salvatore Tuveri, Chiccu (Francesco) Tuveri Putzu, Giuseppe Pintaolu, Rosa Perra, Antonia Perra, Teresa vedova Perra e Maria Antonia Podda, dichiarandosi eredi legittimi del sacerdote Antioco Onnis, si spartirono la proprietà dei beni del “legato”, assegnando però l’usufrutto degli stessi, vita natural durante, a Giuseppe Luigi Tuveri, figlio di Michele Tuveri e pertanto discendente di Felicia Onnis; ciò in considerazione del fatto che il primo legatario Raimondo Tuveri, non aveva conseguito gli ordini sacerdotali.

Successivamente i fratelli Francesco Tuveri, Ignazia Tuveri e Rosa Tuveri, pretesero la dismissione di alcuni beni del “legato”, palesando dubbi circa i reali diritti del sacerdote Giuseppe Luigi Tuveri il quale, opponendo resistenza, riuscì a dimostrare la propria discendenza da Felicia Onnis, ottenendo  il riconoscimento del Tribunale con sentenza dell’8 giugno 1804.

Dopo la morte del suddetto sacerdote Giuseppe Luigi Tuveri, avvenuta  nel 1850, i fratelli Francesco, Tomaso e Michele Tuveri Cabras presero possesso dei beni del “legato”, escludendo così molti altri eredi, tutti discendenti da Felicia Onnis; fra questi anche il sacerdote Antonio Setzu, all’epoca Rettore Parrocchiale di Setzu.

Fra il predetto sacerdote Antonio Setzu e i predetti fratelli Francesco, Tomaso Michele Tuveri scoppiò una lite in Tribunale che durò per ben otto anni. Dopo una prima sentenza del 29 marzo 1859,  con la quale la Corte d’Appello di Cagliari mandò assolti i fratelli Tuveri, non essendo riuscito il Rev. Setzu a dimostrare inequivocabilmente la propria discendenza da Felicia Onnis, ci fu una seconda sentenza del Tribunale civile di Cagliari, questa volta a favore del sacerdote Antonio Setzu, dopo che lo stesso era riuscito a dimostrare in modo inequivocabile la propria discendenza da Felicia Onnis.

Contro tale sentenza i fratelli Tuveri proposero appello, che si concluse con sentenza della Corte d’Appello di Cagliari in data 11 giugno 1867, che definendo il “legato” un vero e proprio Patrimonio Ecclesiastico, confermava la precedente sentenza del Tribunale Civile di Cagliari, dando ragione al sacerdote Antonio Setzu e condannando gli appellanti al pagamento delle spese processuali (lire 249,33).

In tempi più recenti il Can. Teologo Fausto Matzeu, a distanza di oltre un secolo dal decesso dell’ultimo beneficiario, presentò regolare denuncia di successione dimostrando la propria discendenza dai coniugi Salvatore Tuveri Nuscis-Felicia Onnis, al pari del sacerdote Francesco Cancedda, parroco di Pompu, in virtù della quale, per pronuncia anche della competente Intendenza di Finanza, la proprietà dei  beni restò in capo al Legato, mente l’usufrutto venne trasferito in favore di Cancedda Francesco e Matzeu-Cruccu Fausto Sacerdote fu Antonio Maria, per 1/2 ciascuno.

Nel corso dei secoli, molti dei terreni indicati nel “legato” hanno cambiato titolarità. La maggior parte perché confiscati a causa di palesi inadempienze di carattere tributario e poi rivenduti a soggetti privati, l’altra parte in virtù di probabili transazioni compiute dagli eredi, o sedicenti tali, in epoche in cui la mancanza di discendenti dediti agli studi sacri, faceva passare inosservata tale azione. Si addice, in proposito, la frase attribuita all’abate Gavino Achena, riferita alle conseguenze prodotte dall’Editto delle Chiudende: “tancas serradas a muru, fattas a s’afferra afferra, chi su Chelu fit in terra, bos serrais cussu puru”. In effetti, nel caso in esame, molti terreni del Legato si presume abbiano cambiato titolarità nei secoli, fino ai giorni nostri, proprio col sistema “a s’afferra afferra”.

Attualmente risultano ancora far parte del patrimonio del “legato” solo pochi terreni. Fra questi, i più interessanti, risultano quelli di “Santa Maria” o “Su Angiu”, diventato recentemente, non si sa in virtù di quale misteriosa transazione, parcheggio in supporto del bosco sacro di “Santa Maria”, “Su cungiau dé Preidi Antiogu” in località “Tuppadatzu” o “Bruncu Biancu” e “Su cungiau de concali” sito in località omonima. Già in precedenza, intorno ai primi anni ’50, un altro terreno del legato fu destinato alla realizzazione del campo sportivo locale.

Fin dal 1796, epoca in cui il beneficiario era il sacerdote Giuseppe Luigi Tuveri, figlio di Michele Tuveri, non avendo il beneficiario Raimondo Tuveri conseguito gli ordini sacerdotali, la cura dei beni del “legato” era affidata alla famiglia Tuveri, prima con Michele Tuveri e poi tramandata tacitamente di generazione in generazione, sempre nell’ambito della stessa famiglia e senza opposizione alcuna, fino ai giorni nostri. L’ultimo curatore dei beni è stato infatti il Signor Raimondo Tuveri, deceduto nel corso del 2008, che ha svolto la funzione anche per conto e nell’interesse dei fratelli e delle sorelle, tutti discendenti da Ignazia e Roberto Tuveri.

Gli ultimi beneficiari del “legato”, sono stati i sacerdoti don Lorenzo Tuveri, figlio di Marcello Tuveri, ex reggente del Santuario di Santa Maria Acquas in Sardara, e don Luigi Sanna, figlio di Silvio Sanna, ex parroco di Morgongiori, entrambi deceduti.

Da quanto sopra si evince che, fatta eccezione per i terreni del “legato Usai”, legittimamente devoluti in proprietà ai rispettivi beneficiari aventi titolo, proprio in virtù della precisa disposizione testamentaria, i beni del “Legato Onnis-Usai”, ovvero “Legau de su studianti”, invece, costituendo un vero e proprio patrimonio ecclesiastico, secondo quanto sancito dalla citata sentenza della Corte d’Appelo di Cagliari, nel rispetto della precisa disposizione testamentaria, non potevano essere venduti, né permutati, né ipotecati in alcun modo, dovendo costituire in perpetuo una fonte di finanziamento per il mantenimento agli studi ecclesiastici dei discendenti della predetta Felicia Onnis-Usai.

A tutt’oggi, poiché i discendenti di Felicia Onnis-Usai, stentano a far valere i propri diritti, e considerato il perdurare delle crisi vocazionali, si ha ragione di ritenere che, come in passato, possano cambiare titolarità, proprio “a s’afferra afferra”, anche i restanti terreni che di seguito elenchiamo, perché ciascun lettore possa trarre liberamente le proprie conclusioni:

Francesco Diana

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