L’ex seminario vescovile apre le porte all’arte

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Nelle stanze del pian terreno del Palazzo vescovile si è presentata la collezione d’Arte contemporànea dell’O.D.A. che, quarant’anni dopo la piú importante rassegna d’arte italiana in Sardegna (la Biennale Nazionale del 1976), purtroppo spèntasi già con l’asfíttico tentativo del 1978, per l’impreparazione e la ristrettezza nella visione di un futuro aperto al senso del bello, dell’òrdine, del sano viver civile di quel primo pugno d’amministratori incapaci di approfittare di quella buona occasione, si è arricchita di òpere importanti di bravi artisti non ancora molto noti e di maestri di rilievo regionale, nazionale, europeo e mondiale, di cui citerò solo alcuni: Ballero, Discépolo, Cannas, Meloniski, Margonari, Crespo e, tra i naïf, Ligabue, Covili, Ghizzardi, Toniato, Roggeri.

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  Molte òpere sono ancora nelle pareti di luoghi aperti al púbblico o relegate in qualche stanza del Comune di Villacidro o chiuse da mesi e mesi nel museo d’Arte sacra della Parrocchia “Santa Bàrbara”. Faranno parte del Museo quando ci verrà consentito dalle autorità comunali di poter definitivamente avere uno spazio opportunamente preparato per accòglierle, custodirle e presentarle al púbblico con personale qualificato. Si tratta del “I Museo d’Arte naïf” in Sardegna collegato con il “Museo d’Arte contemporanea” che si completerà entro pochi mesi con l’inaugurazione ufficiale e l’intitolazione a un illustre “personaggio” del mondo culturale–artístico sardo, un uomo del nostro Novecento villacidrese, il pittore Mario Anni (1895 – 1971).

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 All’apertura della 1a mostra del Museo d’Arte Contemporànea “O.D.A.” (Organizzazione Divulgazione Arte, associazione culturale sorta nel dicembre del 1975 per volontà di Efisio Cadoni, Àngelo Pittau, Giovanni Francesco Pàolo Anni e Salvatore Spada, con atto notarile, e successivamente riconfermata e ricostituita con lo statuto del 3 dicembre 1998, da Efisio Cadoni, Salvatore Spada, Antonio Spada, Amerigo Balloi e Giovanni Francesco Pàolo Anni, registrato nell’Ufficio del Registro di Sanluri) è stato atteso inutilmente il síndaco di Villacidro, invitato privatamente per la sua gradita presenza, in sordina, come si dice,  poiché non era stata prevista alcuna inaugurazione ufficiale, in ogni caso già decisa per la fine dell’anno in corso. La sua assenza è stata percepita da tanti cittadini quasi offensiva, ma da noi e da tutta la gran famiglia dell’Arte, che sa guardare piú in là degli occhi, è stata considerata come una veniale smemoratezza. Una deprecàbile noncuranza da parte sua sarebbe gravíssima per gli organizzatori, per gli artisti, per il paese, per la nostra regione e, soprattutto, per l’Italia della bellezza, poco saggia e irresponsàbile.

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   In quell’occasione sono state donate all’O.D.A. per l’esposizione anche quattro nuove òpere: due da parte dell’ “Opificio – centro d’arte di Selargius” dell’artista Alberto Dal Cerro (un Nateri e un Ballero), un’ òpera di Salvatore Atzeni ed una di Marino Manca dagli stessi artisti.

   Tra i visitatori, con la felicità di tutti, ha dato un saluto ben augurante ai pochi presenti, Monsignor Àngelo Pittau, vero  excellent maître et maire du palais, eccellente autorità, padrone e síndaco del palazzo (in rappresentanza della Diòcesi), che ha accolto con favore e fervore l’iniziativa dell’Organizzazione, con la sua lungimiranza, ma anche con prudente puntualizzazione, nonostante qualche accessorio incidente, di fastidioso inaspettato disturbo, ma inconseguente e inconcludente.

   Non è mancato all’appuntamento Giuseppe Marras, professore di Léttere del Liceo villacidrese “Emanule .Piga”. Tra i primi visitatori ho salutato il mèdico-scrittore Tore Erbí (per Natale, spero che sia data alle stampe la sua Enciclopedía villacidrese, “Sciapotei”) e le professoresse Francesca Curridori, attivíssima e ricca della sua preparazione e della sua formazione nutrita di letture filosòfiche, come intelligente assessora alla Cultura della passata amministrazione comunale di Villacidro, (diresse il percorso della mostra itinerante di Pittura e Scultura, “Cavete Cogas”, dal nostro ad altri 22 paesi e città della Sardegna, e avviò la pubblicazione di un catàlogo) e María Carmela Aru, anche lei ex consigliera comunale ideatrice di una ricerca stòrico-linguística sui “vicinati” e appassionata ricercatrice di storia locale e studiosa del sardo e del suo “dialetto” villacidrese (che è quello del grande “Bernardu de Linas” e della brava, esperta fonetista della parlata locale, la signora Bàrbara Erbí, autrice di una interessantíssima tesi di làurea dell’anno accadèmico 1973/1974 nella Facoltà di Léttere e Filosofía dell’Università di Càgliari). Tra i pochi presenti saluto la professoressa Serenella Sanna, guida suggeritrice, per i suoi alunni liceali, nei collegamenti con la Spagna alla riscoperta del poeta di “Fàvolas” e amante dell’arte. Ha visitato la mostra anche il dottor Martino Contu, attivo tra i primi ad occuparsi di lèggere e far conóscere Bernardu de Linas con i suoi scritti giornàlístici e con pubblicazioni. Con alcuni altri visitatori, i còniugi amici Clara Ruju, professoressa di Léttere, sensibilíssima cultrice d’arte, e l’avvocato-scrittore Giuseppe Caboni, mai assente agli eventi culturali – sociali – artístici, hanno seguito il percorso espositivo con profondo interesse, mentre la signora Annarella Palmas si è trattenuta con lo sguardo nello spazio líbero fra due quadri della parete, immaginando lí esposto “Il ragazzo con la carriola”, un capolavoro di Mario Anni di sua proprietà che dovrà prestare al Museo.

   Tra gli artisti eran presenti, con Efisio Cadoni che ne è il fautore, Salvatore Atzeni, Giuseppe Bosich, Nino Cannella, Alberto Dal Cerro, Salvatore Filía, Marino Manca e Aldo Paderi, pittore e scultore d’esperta mano, autore del “ritratto” a tutto tondo di Gigino Cadoni – Bernardu de Linas, scultura di legno d’olivo umanizzato che resterà in visione per tutto l’anno, esposta nella prima sala.

   “Il Palazzo delle Muse”, nel pian terreno del Palazzo vescovile di Villacidro, sarà aperto settimanalmente il venerdí e il sàbato d’ogni mese, dalle 16,30 alle 18,30; la doménica, dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 18,30. Ingresso líbero.

Don Efis Cai

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