Mattia Porcu nuovo diacono

Villacidro ha un nuovo diacono: Mattia Porcu, 26 anni. La sua consacrazione è avvenuta nella Cattedrale di Ales, gremita di fedeli. In controtendenza con una generale crisi della vocazione, Mattia ha deciso in fretta quale senso dare alla sua vita.

Quando ha deciso di diventare sacerdote?

<La decisione è frutto di un cammino compiuto con accanto guide sagge capaci di accompagnare, consigliare e far prendere coscienza di ciò che Dio aveva progettato per la mia vita. Se invece mi chiede quando è nato il desiderio di fare questo cammino che oggi mi porta a svolgere il ministero di diacono e fra meno di un anno sacerdote le rispondo che sono stati fondamentali due momenti. A 12 anni circa, dopo aver partecipato alla Prima Messa di un altro villacidrese, rimasi affascinato e sentii un’attrazione per il sacerdozio, ma tutto rimase in “incubazione” per parecchio tempo. Il secondo momento fondamentale è stato il periodo estivo tra il IV e V anno di scuole superiori (ist. Alberghiero di Villamar) quando ho fatto la stagione nella cucina di un albergo ad Orosei. Per svariati motivi in 4 mesi di stagione non ho potuto mai partecipare alla Messa domenicale e quella lontananza ha fatto tornare alla luce quell’interesse e attrazione nata da bambino. È allora che ho iniziato quel cammino di cui ho parlato prima, accompagnato dal Vescovo (allora mons. Dettori) e dai sacerdoti preposti all’accompagnamento vocazionale>.

Si sente pronto per un ministero che dovrà esercitare per tutta la vita?

<Ho solo 26 anni è vero. Ma penso che questa sia un età nella quale tutti prendano le decisioni più importanti della loro vita (lavoro, studio, etc.). Mi sento pronto? Metto tutto il mio impegno e so di non essere solo. Sono sostenuto, oltre che dalla grazia di Dio, dall’affetto del Vescovo e dei sacerdoti della nostra diocesi, della mia famiglia, e di tanti che ho già incontrato e ancora incontrerò>.

C’è una crisi delle vocazioni secondo lei perché?

<Penso che la “crisi” riguardi ogni tipo di vocazione (sacerdozio, vita consacrata, famiglia. Ma anche la scelta di un lavoro). Non voglio pormi come quello che ha capito tutto e che deve insegnare agli altri come vivere, ma spesso la mentalità attuale, che tende a deresponsabilizzare sempre più i giovani e che vive ogni momento come provvisorio, non aiuta a far scelte impegnative e che coinvolgono al 100% la propria vita. Allo stesso tempo posso dire di conoscere tanti giovani che sono capaci di far scelte importanti come emigrare per realizzare il proprio desiderio lavorativo o sposarsi e metter su una famiglia da giovanissimi anche a costo di sacrifici e rinunce>.

Villacidro sembra un’ isola felice a confronto.

<Si,  dal 2000 ad oggi abbiamo vissuto 8 ordinazioni. Ma non so spiegarne le motivazioni. Tutta grazia di Dio!>

Di cosa ha bisogno la comunità?

<Ancora una volta non voglio mettermi nella posizione del maestro ma condivido delle mie considerazioni. Ha bisogno di ministri che vivono nel senso più alto del termine con la comunità, di testimoni credibili e coerenti con il Vangelo e di esempi di donazione totale, gratuita e incondizionata. E allo stesso tempo di laici che prendano coscienza della loro missione di battezzati che mettano a disposizione i propri talenti per il bene comune, svolgendo ministeri nelle proprie parrocchie ma anche prestando il loro servizio a livello sociale e civile. Esistono già tante di queste situazioni e si riconoscono dai frutti: comunità che testimoniano la propria fede nella carità (tradotta in tantissime forme, non solo assistenza ai bisognosi) e vivacità nelle iniziative>.

Stefania Pusceddu

 

 

 

 

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