Olivicoltura: un piano straordinario della Sardegna

Dopo gli approfondimenti ultimi sull’olivicoltura, avvenuti in occasione del convegno sulla valorizzazione degli ulivi secolari, voluto e sostenuto dal Comune di Genuri, con la collaborazione dell’Università di Sassari, e delle Agenzie Agris e Laore, deliberatamente, ho voluto fare una riflessione sull’ sviluppo dell’olivicoltura della Sardegna, tenuto conto che solo il 2% della popolazione mondiale consuma olio d’oliva.  Considerando gli ampi spazi esistenti al consumo è necessario puntare decisamente sull’ampliamento delle superfici coltivate tramite un Piano straordinario predisposto direttamente dal Sistema regione dove gli agricoltori saranno chiamati ad aderire volontariamente sulla base di una semplice richiesta. Perciò a burocrazia quasi vicina allo zero. Per le zone interne, per esempio, sarebbe un operazione meravigliosa e di pronta implementazione. La normativa del de – minimis primario sembra nata apposta per questo tipo d’intervento programmatorio condiviso tra la pubblica amministrazione e i proprietari dei terreni da coltivare. Un Piano straordinario, dunque, totalmente separato dal Psr aperto a tutti cittadini sardi che dispongono delle superfici agrarie da impiantare; aperto a tutti per dare contemporaneamente una mano all’economia, all’ambiente, al paesaggio. E proprio perché aperto a tutti, con parametri e teti di spesa pro-capite ben codificati, per consentire d’innervare sul territorio isolano i nuovi impianti. I dati dell’ultimo censimento Istat dicono che la nostra regione possiede 36,471 ettari di superficie coltivata ad ulivo distribuite su 31.212 aziende. Poco più di 1 ettaro di superficie ad azienda! La programmazione degli anni sessanta che già prevedeva un incremento di 30.000 ettari non ha avuto il risultato sperato per quanto riguarda l’estensione delle superfici coltivate, però è stata interessantissima, a partire dal decennio successivo, per quanto riguarda il miglioramento dell’olivicoltura in generale e per il fiorire dei nuovi oleifici.

       Nella nostra Isola, la produzione olearia rappresenta un punto di forza grazie ad una diversità di specie autoctone, a qualità pregiate e a quantità elevate tali da fare invidia ad altre realtà mediterranee. E chi ha puntato sul “biologico”, dobbiamo riconoscere che è stata, per i produttori una scommessa vincente che qualifica ulteriormente la nostra produzione olivicola. Ma uno dei risultati più importanti si è ottenuto sull’elevazione professionale ed intellettuale in genere degli studiosi, dei tecnici e dei contadini che si sono dedicati con passione allo sviluppo della filiera. Oggi assistiamo ad una vera e propria gara a chi può fare meglio e tutto questo non può che tornare utile a tutti gli effetti all’immagine qualitativa dell’olio prodotto in Sardegna. Ripuntare decisamente gli occhi su questo interessantissimo comparto agricolo non può che fare del bene all’ economia regionale, al paesaggio e all’occupazione. Per far in modo che i benefici di un Piano straordinario rimangano (sin dai primi investimenti) in Sardegna è necessario ripartire dalla vivaistica. Per le piantine d’ulivo, si potrebbe ripartire, a tamburo battente, privilegiando quei giovani che hanno presentato dei progetti per la realizzazione delle nuove strutture vivaistiche.

Per i neofiti, l’Agenzia Agris sarebbe di grande aiuto per fare della formazione professionale a chi si avvicina per la prima volta ad intraprendere il mestiere di Vivaista. Indicare le priorità fa parte di una sana programmazione e un Piano straordinario perderebbe la sua efficacia se poi le piantine da mettere a dimora venissero acquistate dai mercati esterni. Sarebbe anche l’occasione per rimediare (finalmente) alle “risolutezze” anti identitarie, anti territorio, anti cittadino, che hanno portato a chiudere, per quasi un decennio, la vivaistica (quella vera) per regalarla ai mercati delle altre regioni italiane. Dalle esperienze compite, sono convinto, che le somme messe a disposizione per sostenere un Piano straordinario finalizzato all’aumento delle superfici coltivare ad ulivo, sarebbero da considerarsi tra quelle meglio impiegate. L’iniziativa recente sostenta dal comune di Genuri, pertanto, oltre che essere utile per la conservazione degli alberi plurisecolari, ha spezzato una lancia a favore dell’olivo, albero mediterraneo per eccellenza, che sempre ha accompagnato la nostra civiltà e che alla luce delle esigenze attuali, potrà presentarsi come il simbolo delle riconquista della campagna ai fini produttivi, ecologici ed ambientali.

Fulvio Tocco

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