Paolo Soddu, un serramannese da ricordare

Quanti di noi si ricordano di Paolo Soddu? Un serramannese, come tanti altri di cui sarebbe opportuno recuperare la memoria. Un tipo molto riservato, usciva poco e lo si vedeva raramente in piazza o seduto nei tavolini del bar. La sua formazione di natura tecnica e scientifica e di impronta razionalistica, maturata in gioventù lo ha portato ad una particolare sensibilità sui problemi esistenziali.

Possiamo desumere queste informazioni e altre notizie biografiche da un suo volume che risale a ormai venti anni fa, Conoscere per Vivere, edito da “L’Autore Libri” di Firenze. Si tratta di un libro ormai fuori catalogo ma lo si può trovare ancora nella nostra biblioteca, guarda caso le coincidenze, intitolata alla memoria di un altro serramannese, Giovanni Solinas, sfortunatamente ancora poco conosciuto dai nostri compaesani.

Poco meno di duecento pagine intense, da cui emerge soprattutto il travaglio intellettuale di una persona che deliberatamente sente di dover porsi problemi – e possibilmente risolverli – su grandi e piccole questioni di stile di vita e di conoscenza sul modo di essere nel mondo.

Polemico contro ogni forma di pregiudizio e decisamente contrario al conformismo intellettuale in ogni possibile forma, sostiene la validità del sapere scientifico che nasce dalla soluzione razionale riconducibile al modello basato sul calcolo. Precursore di ciò che sarebbe stata negli anni – come effettivamente è avvenuto – l’evoluzione dell’informatica ha saputo interpretare il segno dei tempi nell’osservazione sul mondo.

Il testo, suddiviso in capitoli, passa in rassegna gli argomenti classici della riflessione filosofica, dal principio primo all’universo, dall’esistenzialismo alle applicazioni logiche nel sapere, dall’etica alla religione.

Non si riconosce come intellettuale accademico ma si definisce semplicemente “uomo di buona cultura generale” che pensa e dedica il proprio impegno per raggiungere – in un ossimoro, con passione razionale – se non proprio la quadratura del cerchio, qualcosa che possa avvicinarsi con la maggiore precisione possibile.

Sfortunatamente non vi sono note al testo che diano spiegazione degli innumerevoli riferimenti, che si possono rintracciare dalla lettura. Lo stile, estremamente logico e per niente retorico, rispecchia l’ordine razionale della forma mentis.

Si può essere d’accordo o meno con le argomentazioni ma il rigore nelle definizioni, nell’interpretazione e nell’uso dei termini costituisce uno dei punti di forza assolutamente degni di nota. Si legge in modo esplicito che l’obiettivo del suo sforzo, potrà considerarsi raggiunto, se almeno un lettore, anche solo per un momento, abbia apprezzato la sua  compagnia nel tentativo del suo personale “salto nel buio”.

Con questo suo contributo, vogliamo ricordarlo, come uomo e come autore che ha saputo affrontare dignitosamente il proprio viaggio intellettuale su questa terra.

Giovanni Contu

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