Pecunia non olet (il denaro non ha odore)

Decreto  dignità

Approvato dal Consiglio dei Ministri, il decreto legge che introduce misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. «Avevamo promesso guerra al precariato, alla burocrazia al gioco d’azzardo e alle delocalizzazione, lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto» ha affermato Di Maio in un video pubblicato su Facebook subito dopo il Consiglio dei Ministri. Vorrei soffermare l’attenzione proprio sul provvedimento che riguarda il gioco d’azzardo. Il decreto prevede il divieto a qualsiasi forma di pubblicità anche indiretta, relativa a giochi o scommesse che prevedano vincite in denaro comunque effettuata e su qualunque mezzo. Tale divieto riguarderà  anche le manifestazioni sportive, culturali e artistiche, le trasmissioni televisive e radiofoniche, la stampa e le pubblicazioni in genere  e Internet. Un piccolo vittoria contro la guerra alla ludopatia. A tale proposito ritengo opporrtuno riproporre un articolo pubblicato alcuni mesi dal titolo “Pecunia non olet”.  (Maurizio Onidi)

Pecunia non olet (il denaro non ha odore)

Gaio Svetonio Tranquillo è stato uno scrittore romano dell’età imperiale, noto per aver pubblicato, tra le altre opere, le biografie di 12 imperatori romani far i quali Vespasiano. Proprio a quest’ultimo, Svetonio, attribuisce la famosa frase “Pecunia non olet” che si significa appunto “il denaro non ha odore”. La storia, secondo l’autore, narra che gli orinatoi pubblici (chiamati vespasiani a seguito dell’istituzione, da parte dell’omonimo imperatore, di una tassa sull’urina) fossero gestiti da privati che vendevano l’urina raccolta, ai conciatori di pelli che la usavano come detergente, avendo un alto contenuto di ammoniaca. Un giorno Tito, figlio di Vespasiano, rimproverò il padre per il bizzarro balzello. Il genitore, senza scomporsi, fece odorare i soldi incassati al giovane figlio chiedendogli se questi puzzassero, alla risposta negativa, Vespasiano pronunciò la famosa frase aggiungendo “eppure vengono dall’urina”.

Lasciamo per il momento l’antica storia romana per catapultarci nella nostra. Esattamente un anno fa pubblicai un articolo dal titolo “Rien ne va plus, le jeux sont faits” nel quale mi occupavo delle masse di denaro che girano attorno al gioco d’azzardo. Riprendendo quest’argomento, vorrei integrarlo e tentare di svilupparne un’altra componente ad esso connessa: la pubblicità. Prima di sviluppare il nuovo tema, in assenza a tutt’oggi di dati ufficiali dello scorso anno, rivediamo quelli relativi al 2016: il totale delle giocate in Italia, ammonta a 95 miliardi di euro di cui 75 miliardi ritornano ai giocatori sotto forma di vincite, 10 miliardi finiscono nelle casse dello Stato/biscazziere e i restanti 8,5 miliardi rappresentano il guadagno per gli operatori del settore. Ho trovato molto interessante una nota informativa, pubblicata dalla Fondazione Bruno Visentini dal titolo “Rapporto 2017 sul Gioco d’azzardo in Italia”. Questa ricerca sfatta una granitica convinzione che voleva il ceto meno ambiente, in testa alla classifica degli utenti del gioco “fisico” e on line  in Italia, evidenziando invece che ” il consumo di servizi legati al gioco cresce con l’aumento del livello di benessere e di istruzione dell’utente”. Ancora più in dettaglio, la nota informativa indica nel “Gratta e Vinci” il gioco preferito dagli italiani (maschi e femmine), seguito dalla Lotteria Italia per le donne e il Superenalotto per il sesso maschile. Fatto 100 l’ammontare complessivo del “giocato”, il 50% è concentrato nelle Newslot e Videolottery. Lasciando i dati statistici e prima di di focalizzare l’attenzione su quanto e come si investe nel campo della pubblicità del gioco d’azzardo, vediamo cosa prevedono le recenti disposizioni in materia: la legge di stabilità 2016 ha previsto, oltre quelle già in essere, ulteriori norme limitative della pubblicità, sui giochi che erogano vincite in denaro. Le limitazioni riguardano sia le trasmissioni televisive che radiofoniche dalle 7 alle 22, fatta eccezione per i media specializzati quali ad esempio Sky, Mediasetpremium e TV a pagamento. Come si sa, la pubblicità è l’anima del commercio e gli specialisti delle società che gestiscono la galassia del gioco, dimostrano di ben conoscere le strategie di Marketing e Pubblicità. Una ricerca condotta da Agimed su dati Nielsen dice che nel corso dei primi tre trimestri 2017, le case da gioco hanno investito circa 46 milioni di euro, con un incremento di quasi il 2% rispetto all’analogo periodo precedente. Tali investimenti hanno riguardato tutti i canali di comunicazione, il mondo dello sport (società di calcio, stadi, giocatori), personaggi del mondo dello spettacolo. Per quanto concerne il mondo dello sport, lo scorso anno fece molto scalpore il contratto firmato dalla Intralot, società leader nel campo delle slot machine e delle scommesse, con le nazionali italiane di calcio, con scadenza 31/12/18. Ancora più ridicola la precisazione da parte dei massimi vertici della FIGC “nessun logo sulla maglia”. Che dire ancora della  società di calcio di serie A (Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Udinese, Napoli, Roma, Inter, Milan e Juventus) che beneficiano degli sponsor delle agenzie di scommesse con led a bordo campo, maxi schermi ecc. Tanti anche i giocatori, testimonial di queste società : Buffon, Totti, Maldini, Del Piero, per citarne alcuni. Il mondo dello spettacolo non e’ da meno: Claudio Bisio, Claudio Amendola, sì proprio lui che “ho provato a scrivere una lettera ai compagni della sinistra, alla sinistra che non c’è più ma non mi sono venute le parole ma solo parolacce…” (Trasmissione l’Aria che tira del 27 marzo sulla 7, condotta da Myrta Merlino). Forse ha ragione Claudio Amendola quando dice che quella sinistra non esiste più, ma di certo, a quelli che Claudio Amendola, testimonial di una famosa società di scommesse, chiama i compagni della sinistra, le parole sono venute in mente e come se sono venute in mente.

Maurizio Onidi

 

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