Prendiamone atto…

PrintWhatsAppTwitter

Rubrica: “Il Commento” a cura di Rinaldo Ruggeri

Prendiamone Atto

Con la nomina del sindaco e della relativa giunta si conclude l’iter elettorale delle comunali a Guspini. Non si è posto fine, invece, ed è giusto che sia così, alla dialettica politica. Visioni differenti si confrontano: sulle scelte e su i ruoli amministrativi, sulle persone e sulle loro capacità. Si fanno, spesso, discussioni fuori contesto storico, appropriate, forse, in altri luoghi e in altri tempi. Si dimentica, non so se per ignoranza o malafede, che l’Italia è una democrazia liberale e che l’ordinamento giuridico è, in linea di massima, legato a questi principi. Il popolo è sovrano, sancisce la nostra Carta Costituzionale. Non decide più il Re, illuminato da Dio, o il dittatore di turno, unto dal Signore, decide o dovrebbe decidere il popolo. Questo semplice assunto stenta a farsi strada tra il popolo e le classi dirigenti, perciò, spesso, si tollerano “illuminati” che vogliono decidere per gli altri.
Di questa malattia antidemocratica, che ha radici culturali profonde, non è immune parte del ceto politico guspinese. Ad alcuni il responso elettorale non è piaciuto, avrebbero voluto un altro risultato, il popolo, invece, ha deciso diversamente. Si prenda atto che Giuseppe De Fanti è sindaco dopo un iter democratico normale. È stato scelto candidato sindaco con primarie di partito dove hanno concorso altre due candidate del PD: Enrica Olla e Stefania Atzei. In questo percorso un appunto di merito va fatto: visto che si pensava ad una lista di centro-sinistra, con Sel e Rifondazione, si sarebbero dovute predisporre primarie di coalizione. La competizione elettorale ha sancito la vittoria del centro sinistra mandando le altre due liste all’opposizione. Un percorso che rientra nella norma. Come nella norma democratica dovrebbe rientrare la scelta degli assessori: i più votati abbiano l’incarico da parte del sindaco, naturalmente, ove ci siano le condizioni, nel rispetto delle rappresentanze di genere e di sensibilità politica. I quattro assessori: Giovanni Antonio Lampis, Alberto Lixi, Francesca Tuveri e Muriel Manca, scelti dal sindaco De Fanti rientrano in questa regola.
Quando si intraprendono falsi cammini sulle competenze lo scopo palese è quello di mettere in discussione il risultato elettorale. Come sosteneva la radicale Emma Bonino, gli elettori, a volte, non scelgono i più capaci da mandare nelle istituzioni, ma scelgono quelli che secondo loro sono i più idonei, e in democrazia le volontà degli elettori vanno rispettate. Anche nella periferia paesana esistono gli “unti dal Signore” che si sentono investiti e titolati a dare i voti sulle competenze e a fare le scelte. Esiste, pure, un genere di animale politico in perenne ricerca di visibilità interessato solo a soddisfare il proprio narcisismo. Rimane difficile da spiegare o da dare senso logico ad atteggiamenti ricattatori basati sulla forza muscolare e non sul ragionamento politico.
Quando si perdono le elezioni o non si arriva fra i primi, non si fanno i capricci ma, con onestà intellettuale, ci si chiede dove si è sbagliato. Dire che si vigilerà su tutti gli atti della giunta è affermare una scontata ovvietà. Nell’interesse dei cittadini il ruolo dei consiglieri di minoranza, ma anche di maggioranza, oltre a quello propositivo, è quello di controllo. A volte, anche quando si è in buona fede, si cercano scorciatoie che non esistono, si pensa, erroneamente, che occupare una poltrona dia potere. Il potere reale, il potere duraturo si fonda sulla egemonia culturale e politica della sinistra. Questo obbiettivo è difficile da perseguire e presuppone un lavoro lungo e duro, poco visibile e non appariscente. Ma è l’unico lavoro politico che lasci traccia nella società a differenza delle poltrone che vanno e vengono, spesso, senza nessun costrutto.

asdsadsadasd

PrintWhatsAppTwitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*