Referendum: quale Provincia per Arbus?

“Quale provincia per Arbus? Decidiamolo insieme”. Questo lo slogan con il quale l’Associazione Politico Culturale Arbus Civica ha posto poco meno di un anno fa all’attenzione dei cittadini arburesi attraverso una raccolta di firme che portasse verso un referendum popolare, la possibilità di scegliere se restare col Sud Sardegna con capoluogo Carbonia o passare a Oristano. Il sì a favore della consultazione avrebbe dovuto raggiungere le 450 firme , il 10 per cento degli elettori: in pochissimi giorni con le 800 firme raccolte si è andati ben oltre le più rosee previsioni spazzando via qualsiasi dubbio sulla reale volontà degli arburesi se far parte del lontano Sulcis oppure della più vicina provincia di Oristano. Un vero e proprio boom di adesioni che fino a oggi non ha trovato però, a dispetto della volontà popolare così palesemente espressa, nessuna risposta. Ad Arbus monta la polemica.

Il  dito accusatore naturalmente è puntato contro il  sindaco Antonello Ecca colui che avrebbe dovuto mettere in moto il procedimento referendario. Tutto sembrerebbe insabbiato e le inutile sollecitazioni avanzate a più riprese in consiglio comunale non hanno dato finora i frutti sperati. Ecco dunque la necessità  con la polemica che monta sempre più di un incontro pubblico dove alla presenza dell’avvocato Marco Porcu, esperto di diritto amministrativo, si è deciso nei confronti del primo cittadino per una vera e propria diffida.

   Cristina Serpi responsabile dell’Associazione che ha promosso la raccolta firme appare delusa e amareggiata: «L’atteggiamento e la ritrosia del sindaco  a mettere in moto un istituto  così importante per la democrazia e la nostra comunità come il referendum non ha nessuna logica spiegazione se non quella dettata dalla paura politica di un confronto  che possa bocciare scelte irrazionali a suo tempo maturate nel palazzo della politica regionale fatte senza peraltro coinvolgere le popolazioni locali e condivise nel silenzio più assordante anche da questa amministrazione». In effetti il riordino delle province sarde avvenuto dopo la soppressione (che andava evitata) di quattro di esse avvenuta tramite il referendum  del 2012  lascia alquanto perplessi. Danno riscontrabile soprattutto nell’ex provincia di Cagliari rimodulata con l’istituzione dell’area metropolitana del capoluogo che ha inglobato 17 comuni dell’hinterland, inevitabilmente destinataria di molte più attenzioni e risorse, e la creazione di una mega provincia il cui capoluogo è stato individuato in Carbonia con dentro 107 comuni, un territorio vastissimo che va da Teulada sino alla Barbagia di Seulo, 356 mila abitanti e tantissima povertà.

La discussione alimentata anche  fuori dalle sedi istituzionali non lascia dubbi su quanto sentito sia il problema. “Questo territorio non ha nulla a che vedere  in termini storici, logistici, economici e di prospettiva futura con la Provincia del Sud Sardegna nella quale è stato collocato l’intero Medio Campidano. La politica e i suoi rappresentanti istituzionali  territoriali – son le accuse facilmente riscontrabili anche nelle discussioni  tra gli stessi cittadini – in questa circostanza sono stati ingiustificatamente assenti e in ossequio a  probabili logiche e volontà verticistiche di partito hanno finito per relegare il  territorio già da sempre piuttosto bistrattato in una situazione logistica di forte periferia, peggio di quella precedente”. «La scelta di portare Arbus dalla provincia del Sud Sardegna a quella di Oristano –  afferma ancora Cristina Serpi – è una logica conseguenza della sua collocazione geografica, della continuità territoriale che esiste con  altri comuni della provincia di Oristano richiesta dalla legge  e con i quali già da tempo abbiamo seri contatti. Inoltre da obiettivi  con gli stessi che vanno nella medesima direzione sia  in fatto di politiche economiche che di programmazione nel settore turistico». La maggioranza però  nonostante l’iter procedurale sia iniziato più di un anno fa e le firme raccolte  siano state depositate al protocollo nel novembre del 2017, sembra non avere fretta. Fuori tempo massimo visto che i trenta giorni di tempo per indire i referendum son trascorsi da un bel pezzo , la maggioranza affida così ad un comunicato scaturito dai lavori dell’ultimo consiglio comunale la  posizione in merito . “Sud Sardegna o Oristano? È una scelta importante che necessita delle dovute riflessioni. Necessario porre nel più breve tempo possibile un quesito alla Regione Sardegna sulla legittimità del referendum e le sua modalità di convocazione”. “Inoltre – si evince ancora dal comunicato – si pone ancora la necessità di convocare un tavolo con i sindaci dell’Unione dei Comuni Linas Dune di Piscinas, Arbus, Guspini,  Gonnosfanadiga e Villacidro al fine di non dividere l’unità del territorio e valutare l’opportunità con tutte e quattro le comunità se aderire alla Provincia del Sud Sardegna o a quella di Oristano”. «Motivazioni pretestuose – conclude Cristina Serpi – perché il parere della Regione, se mai dovesse arrivare appare, almeno in questa fase, superfluo e non dovuto per un referendum consultivo come quello da noi proposto. Così come il parere dell’Unione dei Comuni in quanto è possibile, lo prevede la legge regionale  di riordino, comuni in unione anche in province diverse».

Gianni Vacca

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