S’Enna ‘e S’Arca e Punta S’Aschivoni di nuovo spiagge libere

A distanza di quasi sessant’anni S’Enna e S’Arca e Punta S’Aschivoni tornano nella disponibilità degli arburesi e dei turisti, compresa la spiaggetta della Nato una piccola distesa di sabbia che spezza la continuità della scogliera nella parte più a nord della costa arburese rimaste per decenni inaccessibili perché situate all’interno del poligono di tiro usato dai militari. Ceduto anche il porticciolo localizzato all’interno della base compreso l’accesso via terra così come entro novanta giorni dovrebbero essere messi in pagamento i primi indennizzi dovuti ai pescatori di Arbus, Terralba, Cabras, Santa Giusta e San Vero Milis.

Il 18 dicembre a Roma a Palazzo Baracchini sede del Ministero della Difesa è stato infatti siglato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal Presidente della Regione Sarda Francesco Pigliaru il protocollo d’intesa sulla riduzione delle servitù militari presenti in Sardegna. Entro tre mesi, quindi entro il 18 marzo, è prevista la firma dell’accordo attuativo. Fortemente interessati il comune di Arbus, quello di Teulada e quello di Villaputzu, comuni maggiormente oberati da servitù militari costretti con oltre 35.000 ettari di territorio e relative acque territoriali  a sopportare da più di sessant’anni ben oltre il 60% del totale demanio militare presente in Italia. Al protocollo d’intesa è stato allegato un crono programma che prevede la concessione temporanea delle cosiddette spiagge bianche di Capo Teulada, la spiaggia di Murtas tuttora dislocata all’interno del poligono di Capo San Lorenzo e la cessione in via definitiva entro la fine dell’estate delle spiagge di S’Enna e S’Arca e la porzione di scogliera attigua sino a punta S’Aschivoni situate nel poligono di Capo Frasca e ricadenti sotto la giurisdizione amministrativa del comune di Arbus. Nel dettaglio il protocollo d’intesa prevede la sospensione delle attività di fuoco nei poligoni sardi dal primo giugno al trenta settembre. Sempre entro agosto il crono programma prevede la realizzazione di un’area di rispetto per le zone archeologiche interno al poligono di Capo Frasca e l’utilizzo per i pescatori con accesso da terra del porticciolo interno al poligono stesso. Nel documento sottoscritto si fa riferimento anche agli indennizzi spettanti ai comuni gravati da servitù che riceveranno nell’immediato futuro quanto dovuto con cadenza annuale e non più quadriennale e  la possibilità di attuazioni di piani di bonifiche. Infine entro marzo dovrebbero essere chiuse le pratiche sulla delicatissima situazione degli indennizzi spettanti agli operatori economici, pescatori e non, e messi in pagamento i primi mandati.

Le reazioni delle forze politiche. Sarà tutto vero? Sufficiente a dare risposte concrete a un tessuto sociale che poco o nulla ha avuto dall’occupazione militare di oltre 1400 ettari di territorio? Il dibattito è aperto e infarcito di mille sfumature (anche ideologiche) che spesso si collocano agli antipodi del contenuto stesso. Non le manda a dire Gianni Lampis capogruppo consiliare di Arbus Civica: «Sindaco e vicesindaco millantano come accordo storico qualcosa che potremmo definire solo come truffa esemplare o, più genericamente, la solita gazzosa elettorale in vista delle imminenti elezioni politiche. Hanno accettato al ribasso alcune delle rivendicazioni della precedente giunta comunale già presentate in commissione difesa nell’aprile del 2014 dal sindaco Atzori. Si propaganda l’interruzione delle esercitazioni mentendo sapendo di mentire visto che già da gennaio 2015 il “Comipa” (comitato misto paritetico) aveva dato via libera a questa decisione. L’accordo dice che ogni singola cessione al comune dovrà passare per un accordo attuativo tra Regione, Comune e Ministero della difesa. Non si parla né di tempi né tantomeno di modi. Insomma per il comune di Arbus la solita carta straccia. L’unica certezza – conclude Gianni Lampis –  è che il governo Renzi prima, Gentiloni poi, complice l’immobilismo della giunta regionale, hanno mandato in perenzione gli indennizzi per i comuni che da oltre sette anni devono riceverli quali compensazione per la presenza militare nei propri territori». Immediata la reazione del vicesindaco Michele Schirru titolare di delega per la Cultura e le Località Turistiche presente al pari del sindaco Antonello Ecca alla firma dell’accordo Stato-Regione fermamente convinto della bontà dell’accordo stesso. «Per quanto riguarda Arbus e il Poligono di tiro di Capo Frasca – dice il vicesindaco – tutte le richieste dell’amministrazione comunale concordate nel 2016 con la Ras sono state accolte. Le cessioni dovranno essere formalizzate e trasferite al comune di Arbus. Sarà compito della comunità saper valorizzare queste aree inserendole all’interno della pianificazione territoriale e ipotizzando a quale utilizzo dal punto di vista turistico destinarle. Oltre al riutilizzo per usi civici di S’Enna e S’Arca e Punta S’Aschivoni, l’utilizzo del porticciolo e la protezione e fruibilità delle arre archeologiche delle quali Capo Frasca è ricchissima sono elementi importantissimi e qualificanti. Questo importante lavoro rappresenta un primo passo avanti verso la riconversione di spazi militari che si aggiunge allo storico accordo del 26 ottobre 2016. Su questo punto si è richiesta alla Difesa un’accelerazione relativa ai pagamenti delle annualità 2015 e 2016 per gli indennizzi relativi alla pesca, così come quelli spettanti ai comuni oberati da servitù che saranno liquidati annualmente e non più ogni 5 anni».

Morale. Una partita e una vertenza quella riguardante le servitù militari molto delicata dove sarà assolutamente necessario un continuo controllo e una continua verifica sui tempi e sui modi di attuazione di ciò che è stato sottoscritto. Quando si parla di protocollo d’intesa gli arburesi sono autorizzati a toccare ferro visto che, quello sottoscritto nel  1995 avente per oggetto il trasferimento dei beni minerari ai comuni, è tuttora disatteso. L’impasse potrebbe essere in agguato al punto 5 del crono programma allegato che così recita: “La tempistica proposta è correlata alla stesura di un piano programmatico e subordinata alla disponibilità di risorse finanziarie assegnate”. Una tempistica fortemente condizionata che andrebbe riscritta al momento della firma dell’accordo attuativo.

Gianni Vacca

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