“Slot mania”: un gioco o una malattia?

Circa due mesi fa il Gruppo L’Espresso ha pubblicato online un interessante quanto inquietante approfondimento dal titolo “L’Italia delle slot” dal quale si possono facilmente recuperare i dati, comune per comune, relativi al numero di slot machine presenti nel proprio comune, agli importi medi annui giocati pro capite più precisamente quanto spende in macchinette in media ogni abitante di un Comune o di un territorio. Le cifre indicate non sono previsioni statistiche o stime ma sono i dati ufficiali dell’Aams, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Sulla scia di questo approfondimento, sulla stampa nazionale e regionale in queste settimane sono apparsi dati e dichiarazioni di amministratori locali sempre più preoccupati nel leggere il report che fotografa la realtà del proprio territorio, una realtà finora ancora poco conosciuta, forse sottovalutata tanto è assordante il silenzio delle istituzioni in particolare del legislatore che seppur preveda delle misure a tutela della salute dei giocatori, preferisce alimentare l’enorme giro d’affari creato dal gioco, in tutte le sue forme, dalle lotterie istantanee al lotto, dal videopoker alle scommesse. La prima osservazione spontanea nasce dalla considerazione che sono stati pubblicati soltanto i dati relativi alle slot machine, quindi relativi unicamente ad un ramo del vastissimo mondo del gioco d’azzardo, pertanto vien da chiedersi quanto giocano complessivamente gli italiani? Qual è la situazione nel nostro territorio? Ci troviamo di fronte a giocatori occasionali o compulsivi? Quali conseguenze nelle relazioni famigliari ed economiche?

Alla ricerca di ulteriori approfondimenti sorprende quanto spazio sia dedicato sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ad ogni forma di gioco, come giocare, dove giocare, probabilità di vincita, circolari di riferimento, informazioni per gli utenti, informazioni per gli operatori e tanto altro. L’area monopoli, recita l’intestazione nella pagina ufficiale, è il garante della legalità e della sicurezza in materia di apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento per assicurare la trasparenza del gioco. L’esplorazione del sito suggerisce la seconda osservazione ossia quanto sia difficile conoscere i dati reali o ancorchè statistici per ogni tipologia di così definito “intrattenimento”. Se da un lato si garantisce la trasparenza del gioco dall’altro non sono pubblicati i numeri riferiti alle vendite pro capite di gratta e vinci o le giocate al lotto, al superenalotto o al 10 e lotto, solo per fare degli esempi fra i più noti: per conoscere i report del proprio territorio devono intervenire altre istituzioni presentando formale e giustificata richiesta, per il tramite del sindaco o assessore di riferimento.

Il sito, riporta la normativa aggiornata, decreti e circolari, ed in particolare il testo coordinato del decreto- legge 13 settembre 2012 , n. 158 , pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 13 settembre 2012 denominato «Disposizioni  urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute.». I principali provvedimenti legislativi in materia di lotterie, giochi e scommesse sono contenuti in provvedimenti legati alla salute pubblica. Il legislatore, lo stato sono consapevoli che questo tipo di attività creano dipendenza e ludopatia, ergo dolosamente corresponsabili delle serie e drammatiche conseguenze che generano negli individui più fragili che arrivano a perdere tutto il proprio patrimonio ed i propri affetti.

L’ASPETTO PSICOLOGICO.

Nel quotidiano online “Il Tirreno toscana”, il 22 dicembre scorso sono state riportate le dichiarazioni del sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta Antiusura, tra i più importanti analisti del fenomeno dell’azzardo di massa. Si riporta integralmente il testo che spiega la differenza tra i il modello di gioco precedente ed il modello attuale Il progetto industriale del gioco di massa «Significa creare una domanda e impegnarla dentro un’abitudine che si incardina nella vita quotidiana» spiega Maurizio Fiasco. «Il vecchio modello di gioco (totocalcio, lotterie, lotto e casinò) – continua il sociologo -, prevedeva un premio o la perdita della somma. Il numero di premi era limitato e l’opzione era secca. Il montepremi si formava al netto della somma trattenuta dalla Stato. Così il consumo del gioco è rimasto sostanzialmente stabile per anni».

Il modello attuale invece “punta sulla ricompensa”. In polemica con tutti i movimenti No slot, gli operatori che nei propri esercizi detengono le macchinette sostengono che il 70 per cento degli importi giocati tornano agli utenti con le vincite. In risposta a queste affermazioni l’esperto analizza e scompone il dato del 70 per cento delle vincite in questo modo «Nel 2016 – spiega – gli italiani hanno acquistato giochi per 96 miliardi, di questi una quota è trattenuta e ripartita tra Stato ed esercenti. Il resto, oltre 76 miliardi sono premi. Ma di questi premi, quelli superiori a 500 euro sono circa 1 miliardo e 200 milioni, pari al 2 per cento. Il resto, 74 miliardi e 800 milioni vengono frazionati per l’80% in premi pari a una volta la quota o il doppio della quota».

L’ASPETTO ECONOMICO

Il giocatore, prima occasionale, finisce poi ingabbiato in un meccanismo di dipendenza che lo conduce a giocare il proprio stipendio o il capitale sociale della propria società, i risparmi di una vita, la propria pensione, non riuscendo a pagare stipendi, nel caso di imprenditori o il mutuo fin alle bollette dell’energia elettrica. Per non parlare delle ore dedicate al gioco che hanno esse stesse un valore economico e sociale, perché sono ore che potrebbero essere dedicate alla famiglia o al lavoro o anche ad una vacanza. Il lavoro e la vacanza generano esse stesse un circuito di economia mentre giocare alle slot comporta una perdita di economia, perché non si innesca un meccanismo che mette in circolo ricchezza.

SERRAMANNA.

La recente pubblicazione sui quotidiani a tiratura regionale dei dati del Medio Campidano a Serramanna hanno iniziato a far riflettere molti concittadini. Ufficialmente nel 2016 nel comune sono stati giocati solo nelle slot machine, presenti in numero di 50, 4 errotti milioni di euro, pari a 438 euro pro capite l’anno. I volontari del Centro di Ascolto della Caritas, operativo da un anno nel territorio comunale ed il parroco Don Giuseppe Pes si sono attivati per conoscere più profondamente il fenomeno, per poter fornire risposte a quanti si avvicinano a chiedere un supporto al proprio sportello aperto ogni martedì. E’ stato organizzato un incontro sia con gli operatori del servizio socio assistenziale comunale che con la specialista, dottoressa Antonella Maccioni operatrice del Ser.D, Servizio per le Dipendenze di Guspini che ha illustrato come si sviluppa la malattia e come si può curare. La dipendenza da gioco d’azzardo, DGA è una malattia, non è possibile far finta che il problema non esiste, ma si può curare e ci sono degli specialisti, delle persone competenti in servizi garantiti dalle strutture pubbliche e quindi gratuiti che possono aiutare i soggetti interessati che si vogliono far aiutare e gli stessi famigliari. Presso la Casa della Salute, in corso Europa a Serramanna è operativo ogni mercoledì uno sportello dedicato alle dipendenze da gioco. La difficoltà più grande è riconoscere di avere un problema, capire di aver superato il limite per questo è molto importante il ruolo degli stessi famigliari o amici, che per primi percepiscono l’esistenza di un problema o ancor prima un’attenzione sempre maggiore per il gioco che può diventare un problema. Il parrocco Don Giuseppe Pes «Al diritto di essere aiutato corrisponde anche il dovere di chi sta accanto a queste persone di intervenire per aiutarle» e continua nella sua veste di educatore « è un mio compito sensibilizzare, far riconoscere il problema e informare che ci sono persone competenti che possono aiutare a risolvere questo problema». Il fenomeno non nasce da oggi, ma è presente da anni, come ci ricorda Daniele Cossu, nome di fantasia per tutelarne la riservatezza, di un famigliare che ha vissuto il problema il quale con rabbia dichiara «è vergognoso che lo stato italiano guadagna sulla debolezza delle persone abbandonandole a se stesse, che arrivano a perdere tutto».

LA PREVENZIONE

Nel decreto legge, sopracitato il 158 del 2012 all’articolo 7 sono esplicitamente previste delle misure di tutela volte alla prevenzione del consumatore come la formula perentoria per la quale deve essere ben citata per ogni tipo di gioco la probabilità di vincita ed è espresso il divieto di trasmettere messaggi pubblicitari che incitino al gioco nei cinema o nei quotidiani, anche se paradossalmente può essere trasmesso lo stesso messaggio pubblicitario alla televisione, ad oggi ancora il principale mezzo di informazione per gli italiani, come se sia sufficiente scandire la dicitura “giocare  con moderazione, può causare dipendenza”. E’ altresì previsto che le scuole e gli istituti di formazione facciano sensibilizzazione “nei limiti dell’autonomia scolastica” che significa che il lavoro di informazione e demandato alla sensibilità del corpo docente che può o meno inserire nei propri piani formativi progetti di sensibilizzazioni per gli alunni.

LE SOLUZIONI

Con il diffondersi sempre più capillare della presenza di slot machine e con il crescente fenomeno della sempre più preoccupante dipendenza da gioco che gli operatori dei servizi sociali comunali vedono quotidianamente, diversi amministratori locali cercano di tamponare il fenomeno con iniziative differenti. Intanto le più semplici campagne di sensibilizzazione, che tuttavia non riescono ad avere un grande pubblico ed una rilevante partecipazione. Altri con lo strumento dell’ordinanza comunale introducono il divieto per le attività commerciali di posizionare delle slot machine ad una distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili come scuole, luoghi di culto, parchi, aree verdi, impianti sportivi, piazze, che soprattutto nelle realtà medio piccole si traduce di fatto in un divieto che si estende a tutto il territorio comunale. Detto strumento, finisce con l’essere percepito esclusivamente come un obbligo, un’imposizione per gli operatori. Altri amministratori prevedono l’introduzione di premialità o agevolazioni fiscali per gli operatori virtuosi che decidono spontaneamente di non posizionare nelle proprie attività delle macchinette: con lo strumento dell’esenzione o riduzione di una o più imposte comunali si cerca di incentivare un comportamento virtuoso ed una scelta più consapevole degli stessi operatori. Altri introducono dei divieti di accensione di dette macchine per fasce orarie ma nonostante la previsione del divieto è molto difficile far rispettare le fasce orarie e soprattutto garantire il controllo come riportato dalle più recenti cronache nel Comune di Sassari.

Di fatto non è pensabile che sia demandata all’intervento dei singoli sindaci la prevenzione di gravi fenomeni di ludopatia a fronte di un legislatore che non fa, ma tace per non perdere oltre 30 miliardi di euro l’anno, entrata certa per il bilancio dello stato.

Elena Fadda

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