Temporali estivi

La società mi fa male, lo so, e magari lo sai anche tu, se hai interpretato in maniera diversa quella canzone di qualche tempo fa. Noi, individualmente, siamo innocenti, qualche volta anche non responsabili, e, quando ci rintronano i neuroni, rischiamo il ricovero a meno che la nostra fede in qualche religione non ci dia la forza di sperare ancora. Ma non siamo torturati da guerra e fame come in quell’Italietta di un secolo o due fa e, se scappiamo all’estero, lo facciamo per trovare qualche soldo in più, e non solo un pezzo di pane, senza essere costretti a stazionare in gabbie come per esempio fu Ellis Island, quella che ora è un museo del passato. Anche allora si parlava di centri di accoglienza e di accertamenti sulla salute dei nuovi arrivi. Superate le formalità l’emigrato era pronto a fare qualsiasi lavoro per la solita fetta di pane e, se possibile, per una baracca dove ripararsi di notte. I molti milioni di italiani sparsi nel mondo hanno sudato e procreato e qualche loro discendente è stato pure eletto con il voto all’estero tra i nostri rappresentanti in Parlamento. Altri hanno fatto soldi e creato imprese e magari tornano ai luoghi di origine in cerca dei bisavoli. E allora diciamolo, siamo un popolo di migranti, smemorati e lagnosi, però saldamente uniti dalle nostre visioni egoistiche e para-religiose. Pazienza se poi chiudiamo le porte ai nuovi arrivi e ci viene in aiuto un pezzo di Spagna vogliosa di accogliere una nave. Una sola, però, perché le altre continuano ad arrivare da noi con gente che, come i nostri antenati fuggiti all’estero, ha voglia di un pezzo di pane in cambio di un lavoro e di meno guerre e siccità ed è pronta a rompersi la schiena su campi e fabbriche. Non tutti, perché, come noi, anche tra loro c’è chi rubacchia quando si presenta l’occasione.

MATTEO SALVINI

L’urlo di Salvini, un tantino arrogante, ha tentato di svegliare un’Europa sonnecchiante, fatta di regole non paritarie quali lo sbarco obbligatorio di quanti raccolti in mare nelle coste più vicine, ossia Italia e Grecia, e anche Malta, isoletta di quattro gatti, mentre vagano felici sul Mediterraneo ong provenienti dai cinque continenti, che comunque qualcosina forse ricavano col fare quel lavoro di recupero, altrimenti se ne starebbero a casa o andrebbero a pesca di sardine e cefali. Noi salviamo le vite, dicono, e mantenerle tocca a voi, e molte bocche hanno applaudito timorose che, se l’Italia non avesse continuato a raccattare nei propri porti i migranti, questi sarebbero volati nei felici luoghi del gruppo Visegrad dell’est europeo e magari in Austria, Francia, Spagna e altri, che negli ultimi tempi li hanno tenuti lontani. L’Europa dorme, ma svegliarsi significa rivedere regole non condivise e burocrazie insipienti mentre altrove i cani rabbiosi continuano impuniti a macinare guerre che portano distruzione e morte e costringono chi li subisce a cercare scampo altrove o a rispondere a propria volta all’uso di fucili e bombe. In alcuni paesi devastati dalla siccità si cerca e si riesce a bloccare fame e desertificazione ponendo alberi e sbarramenti, e le cose vanno in direzione confortante, in altri l’arroganza di dittatorucoli totalmente irresponsabili, come per esempio nel vicino Oriente o in Africa e Asia, porta a fughe, miserie e distruzioni da troppi anni. E gli altri governanti, tutti a loro volta irresponsabili per convenienze proprie, appoggiano o guardano senza intervenire. Sulla terra regna sovrano l’egoismo, che a sua volta genera gli altri vizi, le disfunzioni, le ingiustizie, le ruberie, le cattive amministrazioni, gli sfruttamenti e via dicendo. Non è solo dall’Italia che nei secoli passati sono emigrati quanti coltivavano speranze, ma da mezza Europa, contribuendo a dar vita e crescita in particolare alle Americhe. E quindi sarebbe ora che la nostra amata Europa, che negli ultimi secoli ha occupato, dominato e saccheggiato (e ancora lo fa con le sue multinazionali multimiliardarie) mezzo mondo, mutasse il suo modo di vedere e tendesse la mano, restituendo in qualche modo a quei popoli “barbari” quanto prima gli hanno portato via. Smettiamola una buona volta di considerare i migranti bestie da soma e pericolosi, cerchiamo di ritrovare in noi un po’ di dignità e di rispetto e restituiamo a loro altrettanto rispetto e dignità. Chiediamo che l’amata Europa smetta di essere un insieme di Stati che guardano singolarmente alle proprie convenienze e proviamo a ritrovare un senso civico vero, una collaborazione attiva, il coraggio di cercare soluzioni per migliorare noi stessi e quei Paesi disperati, spesso in mano a corrotti, malavitosi e forcaioli. Proviamo a capire cosa significhi responsabilità, anziché sparare a vanvera contro poveracci perseguitati in fuga o presunti avversari rubalavoro, chiedendo leggi e impegni uguali per tutti, come ha detto Mattarella, anziché battere le mani a chi costruisce muri e barriere. Certo, dire aiutiamoli a casa loro è più facile che farlo, ma l’Italia e l’Europa non possono sedarci con le loro chiacchiere inconcludenti o plaudendo alle scelte di un Orban o di un Trump.

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