Terrorismo e paura

A cadenza ormai frequente assistiamo puntualmente a fenomeni  terroristici che, purtroppo possiamo dirlo, fanno parte della cronaca e della vita di noi cittadini europei e della nostra storia.

Lo scopo ultimo degli atti terroristici travalica l’evento terroristico in sé e mira  a creare uno stato di terrore permanente, duraturo anche a distanza dall’evento specifico.

La paura, è il vero obiettivo di ogni campagna terroristica. In Italia, fenomeni di questo tipo li abbiamo già conosciuti durante i cosiddetti “anni di piombo”, dove il terrorismo di matrice politica seminava terrore. Ricordiamo gli anni delle cosi dette “brigate rosse” dal 1970 al 1988 per propagandare e sviluppare la lotta armata per il comunismo. E di quegli anni, la società italiana, ancora ne porta i segni. Ricordiamo la vicenda di Aldo Moro che dopo il sequestro e 55 giorni di prigionia venne assassinato, e ancora prima vennero ammazzati i due carabinieri che erano in macchina con lui e la scorta composta da tre poliziotti.

A French flag flies over flowers, candles and messages in tribute to victims outside “Le Carillon” restaurant a week after a series of deadly attacks in the French capital Paris, France, November 22, 2015. REUTERS/Charles Platiau – RTX1V9P9

Sono passati anni da allora e adesso anche la condizione socio politica è mutata notevolmente infatti siamo cittadini europei, siamo nel mondo globale. Ed il terrorismo, inevitabilmente, è anch’esso fenomeno globale che ha allargato lo spettro del suo agire e terrorizzare. Ad oggi, siamo tutti potenziali vittime, come dimostrano fatti come quello del lungomare di Nizza (14 Luglio 2016) o contro la sede del giornale satirico Charlie Hedbo a Parigi (7 Gennaio 2015), e ancora nella metropolitana di Bruxelles (22 marzo 2016).  Quindi ciò ha determinato paura e terrore nei paesi più vicini ai luoghi in cui si sono verificati i fatti. Tutti dobbiamo avere timore perché la logica del terrorismo dice che oggi colpisce li e domani colpisce qui.  Vivere e convivere con la paura è difficile e faticoso, e spesso le persone si sentono ansiose e impotenti. Quindi gli effetti e le conseguenze riguardano non solo le persone che hanno vissuto l’attentato, come vittime e/o parenti, ma anche chi assiste a distanza, e quindi un pochino tutti.

Il calore umano e la vicinanza emozionale possono svolgere un ruolo importante, a volte decisivo altre volte palliativo, ma sempre di positivo impatto. La ormai ben conosciuta “resilienza” è il cammino post o pre-traumatico che insegna a reagire alle difficoltà, grandi o piccole che siano.

Tuttavia, mai come oggi il terrorismo ha assunto una veste tanto estesa sulla faccia del pianeta e mai come oggi esso viene percepito come un problema di rilevante gravita e urgenza. Ma come si vive al tempo del terrorismo? Quanto vale la vita umana sotto l’incubo del terrorismo estremo? Si riesce a sopravvivere? Si riesce a vivere?

La psicologia dell’emergenza, la psicoterapia, la psicologia positiva, la psicologia della salute e del benessere possono fare molto per aiutare le Vittime (reali e potenziali) del terrorismo e della paura indotta.

In particolare, bisogna imparare a gestire correttamente la paura, senza negarla, bensì diventandone consapevoli. Attraverso la resilienza (cioè la capacita di resistere alle situazioni stressanti modo flessibile per un nuovo adattamento) risulta decisivo provare la giusta dose di paura per non diventare preda del panico e del terrore.

La funzione della psicologia, pur con i suoi limiti, è importante. Soprattutto nel generare/ripristinare fiducia: in se stessi, nella comunità, nelle varie risorse alle quali attingere.

Dott.ssa Marianna Chessa

Psicoterapeuta e Criminologa

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