Testo scolastico, ma quanto mi costi!

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Ci prepariamo per la riapertura dei cancelli e il suono della prima campana nel terzo anno di quella che prende il nome di “Buona Scuola”. Molti problemi però sono sempre gli stessi. Ad esempio, le famiglie quanto hanno speso e quanto dovranno sborsare per far fronte all’acquisto degli strumenti essenziali per l’istruzione dei propri figli? Sicuramente tanto, troppo; zaino astucci, quaderni alla moda. E i libri? Nota dolente che affligge il portafoglio di molti genitori. Ma davvero il prezzo dei libri, che teoricamente dovrebbero rappresentare la voce di spesa più importante,  è diventato insostenibile?

15fo- carolibri Abbiamo rivolto la domanda ad un esperto del settore, Massimiliano Capelli, promotore editoriale dell’agenzia CM scuola, con più di vent’anni di esperienza nella promozione editoriale. Ci siamo incontrati nella sala professori di un Istituto superiore di II grado, dove subito saltano all’occhio gli scaffali colmi di volumi, qualcuno datato, acquistati nel corso di questi anni da parte della scuola e naturalmente sempre a disposizione degli studenti. Notiamo subito che un volume prima dell’euro costava mediamente dalle venti alle trentamila lire; oggi, dai quindici ai venti euro. Il costo si attesta sull’aumento medio dei prezzi al consumo e quindi, considerata l’inflazione, non ci sono scostamenti significativi rispetto a molti altri articoli.

Cosa è successo in questi quindici anni? Un fatto certo, sotto gli occhi di tutti; la profonda crisi del commercio da cui è aumentata la disoccupazione, il risparmio all’ultimo centesimo e ancor peggio, il timore, reale, di non farcela.

Da quando si sono sviluppate le forme di acquisto on line, ci spiega il nostro interlocutore, alla comodità domestica si è aggiunto un piccolo risparmio, minimo ma sufficiente per indebolire progressivamente l’attività del commercio al dettaglio, e quindi delle cartolibrerie che, in questi anni appunto ha dovuto licenziare, e progressivamente smantellare il comparto librario.

Le famiglie hanno veramente risparmiato? No, perché se prima era sufficiente un libro per materia, oggi, con la frammentazione delle discipline scolastiche, ogni ulteriore suddivisione di programmi comporta un testo specifico. Risultato: tre libri, più piccoli, al posto di uno. Però i libri si cambiano ogni anno; come mai. Semplice, i programmi, molte materie sono sempre più specifiche e quindi si richiedono aggiornamenti particolari, specialmente nei tecnici e professionali, gli Istituti che registrano maggiori iscrizioni. Certo il problema non si pone per l’Italiano e la Storia, ma se si parla di lingue straniere ad esempio, esiste un inglese particolare per il settore alberghiero, diverso da quello relativo al commercio, ancora differente da quello industriale. Insomma, per ogni anche minima variante, un libro in più. Esito? Zaini e scaffali pieni, portafoglio vuoto, conoscenze minime.

Gli investimenti nelle nuove tecnologie avranno almeno attenuato questo rincaro nel settore editoriale? No, perché se ci riferiamo agli acquisti di tablet previsti in un progetto ministeriale di qualche anno fa, da utilizzare durante le lezioni in aula, ad oggi i risultati sono deludenti e gli stessi tablet, quei pochi arrivati in dotazione alle scuole, giacciono inutilizzati perché nel giro di due anni diventano obsoleti, occorrerebbe aggiornare i software e comunque occorrerebbe una rete internet molto potente. Nelle scuole della nostra zona, quanti istituti possono fare affidamento sulla linea del traffico dati in uso per l’attività didattica?

Siamo poi sicuri che sia opportuno trattenere gli alunni di fronte a uno schermo per un tempo prolungato nell’arco delle cinque di lezione. Insomma, sarebbe bene che tutti ci rimettessimo a leggere, che la scuola facesse tesoro dei libri a disposizione e che si ricominciasse a fare due passi per acquistare un libro nei più vicini negozi, almeno in quei pochi rimasti in vita.

Giovanni Contu

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