Tra lavoro, reddito e disoccupazione

La salute di una Nazione si misura dal grado di benessere e di soddisfazione dei suoi cittadini, della sua comunità. Quanto potremmo dire di stare bene? Dopo aver attraversato e affrontato il vortice nero della crisi economica, siamo stati catapultati nel vortice ancora più nero della disoccupazione e del lavoro precario e da questo girone infernale pare sia difficile uscirne illesi, ma soprattutto uscirne. La disoccupazione ci ha scoraggiato, ha sgretolato il futuro, ha spazzato via le nostre certezze assicurandoci ansia, insicurezza e paura.

La disoccupazione ha avuto pesanti conseguenze sulla qualità della vita delle persone. Come stanno gli italiani ce lo dice l’ultima inchiesta dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che, tramite l’indagine di elementi economici e sociali, analizza il livello di benessere di un Paese. Per quanto riguarda il fronte occupazionale, il livello resta al minimo e l’insicurezza occupazionale e la disoccupazione di lungo termine (oltre l’anno) pongono l’Italia al terzo posto nella classifica dei peggiori casi analizzati. Sul fronte dell’istruzione, della qualità dell’ambiente e della vita in generale, anche qui l’Italia si classifica in cima al podio dei demeriti. I parametri risultano essere al di sotto della media. Il benessere soggettivo in termini di soddisfazione della propria vita è, dunque, diminuito. Siamo passati da una valutazione di 6,7 (su scala da 1 a 10) a 5,9. Tra gli effetti domino rientra anche il reddito netto delle famiglie. Nel 2016 il reddito era inferiore del 10% rispetto al 2005, classificandosi come uno dei cali più incisivi. Tra il 2005 e il 2009 si era tentato un leggero aumento per poi crollare in picchiata durante gli anni della crisi per poi, successivamente, riprendere a risalire nel 2015.

Ma quanto hanno perso le famiglie in percentuali reali e concrete tra impennate, discese e accenni di rialzo? Tra il 2010 e il 2014 il reddito netto delle famiglie è sceso del 18%. La precarietà del mercato legata alla crisi economica, alla disoccupazione e allo sfruttamento, ha toccato il 12,4%  nel 2012 e nonostante sia diminuita da allora resta il doppio della media rispetto alle altre aree analizzate dall’OCSE. In conclusione, sulla base di comparazioni e paragoni tra dati e paesi, il ivello di soddisfazione generale della vita degli italiani si colloca ad un livello 7  poco più in basso rispetto al 7,3 dell’area. Nonostante tutto attendiamo una ripresa costante dell’economia.

Elena D’Ettore

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