Troppi gatti randagi? Qualcuno usa il veleno

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Moltissime le opere letterarie e le canzoni che negli anni sono state dedicate o ispirate ai gatti. Dalla celebre favola “Il gatto con gli stivali” di Charles Perrault a quella romanticissima “Gatta con la macchia nera”  di Gino Paoli che ruffianamente per farsi coccolare faceva le fusa e ormai a pieno titolo colonna sonora per gli innamorati di mezzo mondo. Molti anche i brani divenuti immortali presentati allo zecchino d’oro e quelli eseguiti da alcuni storici gruppi rock quali i Pink Floyd e Queen che spesso e volentieri hanno scritto brani legati ai gatti. Bene ad Arbus in questi ultimi tempi pare invece che non tiri un’aria troppo salubre per questi piccoli felini. Almeno non cosi romanticamente favolistica come appena descritto. Questo è poco ma sicuro.

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Lo si evince dall’interrogazione recentemente fatta giungere sul tavolo del sindaco Antonello Ecca, dell’Assessore alla sanità Elisa Caddeo e per conoscenza alla segretaria comunale  Serena Copersino e, in men che non  si dica, divenuta oggetto in discussione nell’ultimo consiglio comunale. Autrice della missiva (solo testo, niente musica) Emanuela Paschino capogruppo consiliare di “Svolta per Arbus” che così recita: “Premesso che è in costante aumento il fenomeno dei raggruppamenti di gatti randagi assistiti da singoli o gruppi di cittadini in colonie non riconosciute disseminate ormai su tutto il territorio arburese anche in prossimità di case appare opportuno limitare una indiscriminata e incontrollabile crescita delle popolazioni feline”.

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E ancora: “ Le colonie feline sono considerate patrimonio pubblico e l’orientamento giurisprudenziale prevalente ne tutela l’incolumità. Nessuna norma di legge, ne statale ne regionale, proibisce di alimentare gatti randagi nel loro habitat cioè nei luoghi pubblici e privati in cui trovano rifugio e gli stessi non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo, a meno che non si tratti  per motivi sanitari o di soccorso. Ai sensi dell’articolo 8 della legge  281 del 1981 – conclude la consigliera Paschino – i gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall’autorità sanitaria competenti e riammessi nel loro gruppo”.

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L’allarme è stato subito raccolto dal sindaco Antonello Ecca che  tramite l’affissione di numerosi avvisi ha subito  attivato il censimento delle colonie feline invitando tutti coloro che fossero a conoscenza dell’esistenza di raggruppamenti di gatti  a segnalare al Comando di Polizia Locale i luoghi dove questi hanno creato il proprio habitat ed il numero di soggetti che compongono  la colonia stessa. Come andrà a finire? Difficile da sapersi anche perché gatti con cui miagolare dopo questa iniziativa in giro se ne vedono ben pochi. I gatti e gli animali in genere  per il troppo egoismo degli esseri umani vengono prima eccessivamente “umanizzati”  poi sterilizzati e privati del loro naturale percorso di vita. Chi ha torto e chi ragione?…difficile da capire.

Gianni Vacca

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