Una società che invecchia sempre di più

Gonnosfanadiga ha ospitato il Secondo Convegno di Pastorale della Salute. Come spiegato da don Giorgio Lisci, responsabile della Pastorale della Salute della diocesi di Ales-Terralba, responsabile per la Regione Sardegna dello stesso settore e parroco della chiesa del Sacro Cuore di Gonnosfanadiga, il tema del convegno è stato concepito dopo aver preso atto che la società di oggi va sempre di più verso la vecchiaia. Da ciò ne deriva la crescita delle case di accoglienza e, parallelamente, la chiusura di scuole e asili. I tempi di degenza all’interno dell’ospedale sono di circa cinque giorni, salvo casi particolari. Il malato viene poi rimandato a casa, ma la famiglia risulta sempre in grado di assisterlo? Da qui, l’intervento della comunità cristiana, e la nascita dello slogan della giornata:

“La cura del malato dalle strutture sanitarie, alle famiglie, alla comunità parrocchiale”. Esistono numerose figure che sono attive nel settore: i diaconi, le confraternite, le associazioni di volontariato. Purtroppo, queste non sempre sono bene organizzate. La riflessione fatta con don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute e docente al policlinico Tor Vergata di Roma, ha voluto aiutare nella scelta della strada che la comunità dovrebbe intraprendere in questo settore. “La pastorale della salute è una delle forme più complete di pastorale, perché per aiutare le persone anziane o malate bisogna sapere catechizzare, celebrare e amare nella carità, e questi sono i tre settori principali dell’azione della Chiesa; anche se si ha di fronte un malato, non bisogna dimenticare che si tratta soprattutto di una persona, con facoltà diverse ma non per questo da disprezzare”, ha spiegato don Giorgio Lisci. Sulla base di questo concetto, come discusso durante il convegno, è importante non far sentire la persona anziana o malata come qualcuno da compatire o emarginare: occorre stimolare l’apertura verso questo mondo, che ormai è innegabilmente uno zoccolo duro della nostra società. All’interno del convegno è stato promosso anche il progetto “Accolti.it”, volto a mostrare che le persone soggette a malattie psichiche possono essere accolte e possono sentirsi ancora persone vere.

Tra le righe di questo progetto, risiede l’opposizione a un concetto che ricorda la legge Basaglia. Quest’ultima chiuse i manicomi nel 1978, quando la Chiesa aiutò le persone affette da malattie mentali, ospitandole nelle strutture di accoglienza. Sulla scia di questa legge, qualcuno afferma che tenere persone con tali problemi nelle strutture significhi privarle del loro diritto di libertà. Con l’iniziativa “Accolti.it” si propongono delle giornate in cui le persone potranno toccare con mano il mondo in cui gli ospiti delle strutture vivono e come vengono trattati: in questi luoghi di accoglienza, vengono riconosciute e valorizzate in loro delle grandi potenzialità nonostante il disagio psichico. Essenziale nel percorso di riabilitazione del malato è altresì l’accompagnamento e il sostegno dei familiari. Presente al convegno anche il vescovo di Ales-Terralba, monsignor Roberto Carboni, che alla fine del confronto ha celebrato la messa.

Silvia Pintus

 

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